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Io sono Mia è il miglior tributo possibile alla vita e all’arte della Martini

«Questo si che è un tributo a Mimì». Ha commentato così Loredana Bertè, con un misto di emozione e orgoglio, ieri mattina a Milano in conferenza stampa dopo l’anteprima di Io sono Mia, il film su Mia Martini nei cinema per un’anteprima esclusiva dal 14 al 16 gennaio (qui l’elenco completo delle sale) e a febbraio, la data è ancora da ufficializzare, anche in tv su Rai1.

Prodotta da Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction e distribuita da Nexo Digital in oltre duecento sale in tutta Italia, la pellicola diretta da Riccardo Donna, arriva a un anno dal primo esperimento di successo in ambito di biopic su un grande personaggio della musica italiana: Il principe Libero su Fabrizio De Andrè. Con Serena Rossi straordinaria nel ruolo di Mia Martini, Dajana Roncione in quello di Loredana Bertè e la partecipazione di Maurizio Lastrico, Lucia Mascino, Antonio Gerardi, Nina Torresi, Daniele Mariani, Francesca Turrini, Fabrizio Coniglio, Gioia Spaziani, Duccio Camerini, Simone Gandolfo, Edoardo Pesce e Corrado Invernizzi, il film più che una biografia, vuole essere un tributo allo spirito di una donna e un’artista che, senza dubbio, in pochi hanno avuto la capacità di comprendere fino in fondo. Tra questi sicuramente le sorelle Loredana e Olivia Bertè, prestatesi con amore disponibilità alla realizzazione di Io sono Mia.

«Come “Principe Libero”, anche questa non vuole essere la classica biografia, che racconta nei dettagli la vita di un grande artista, ma vuole coglierne l’essenza, il talento e l’unicità. Di fatto è un film che ha un taglio narrativo originale e che va a raccontare quello che è l’artista e la donna nel suo profondo», ha raccontato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, a proposito di questa storia, che è un tributo a una delle più grandi voci della musica italiana, ma anche il racconto della sua grande umanità e il quadro preciso di un periodo storico e dell’ambiente discografico tra i’70 e gli ’80. «Vent’anni di coraggio, in cui c’è stato un percorso molto forte, forse anche più di oggi, rispetto all’emancipazione femminile e proprio in quegli anni, in cui le donne conquistavano anche diritti nuovi, la storia di Mia, invece, ci racconta come in un ambiente libero come quello della musica, il pregiudizio e l’esclusione potessero essere delle ferite terribili, alle quali lei ha risposto con la sua eleganza, la sua classe e la sua forza».

A darle corpo e voce Serena Rossi, che ha reinterpretato tutte le canzoni di Mimì contenute nel film. Un’avventura partita dall’imitazione a Tale e Quale Show, come ha ricordato Barbareschi: «Appena l’ho vista ho pensato, se mai farò qualcosa su Mia Martini, sarà con Serena Rossi. Il valore aggiunto di un’attrice che canta dal vivo è inestimabile e lei è una rarità».
Pare che sia stata, tra il resto, la disponibilità del talento di Serena a convincere anche il regista Riccardo Donna, dell’opportunità di lanciarsi nell’impresa di un biopic su una figura così complessa come Mia Martini. «Quando mi hanno proposto questo film ho avuto un po’ di paura, poi ho letto la sceneggiatura, ho visto un vecchio provino di Serena, risalente al 2015, e ho detto: allora sì. A Serena ho detto una cosa sola: sii te stessa, non cadiamo in imitazioni pericolose, trova l’anima di Mimì e diventa lei e lei lo ha fatto benissimo. Da parte mia, invece, ho cercato di ricostruire il mondo di questi vent’anni che scorono nel film e ho fatto molta attenzione che fosse tutto verosimile, un lavoro certosino, che abbiamo fatto con la massima cura immaginabile».

Anche sulla musica, con Mattia Donna & La Femme Piège, è stato fatto un grande lavoro, con tutte le canzoni ricantate da Serena e le basi risuonate da zero, avvalendosi della strumentazione analogica del tempo. «Il risultato è dentro il film, che per me, che ho vissuto appieno quegli anni, è un piccolo modo per chiederle scusa – ha confessato Donna -, perché tutti noi non abbiamo fatto abbastanza per combattere quella cosa orrenda che stava avvenendo».

Lo ha fatto ora, con una squadra di lavoro, che giorno dopo giorno ha dimostrato grande amore e rispetto per la storia di Mimì e, a quanto racconta Serena Rossi, non è certo una casualità: «Io sono Mia, è vero, ma è solo la punta dell’iceberg, perché tutti, dagli operatori ai truccatori, tutti hanno messo grande amore in questo progetto e Mimì se lo meritava. Sono successe tante cose magiche e fortunate durante la lavorazione del film, una su tutte è che abbiamo iniziato a girare il 14 maggio, che è il giorno in cui è stata ritrovata nel ’95 e allora ho pensato: è lei, in qualche modo, noi iniziamo dove lei ha finito. Quindi ringrazio di avere avuto questa opportunità, accetterò tutto quello che verrà con la coscienza a posto, perché le ho dato ogni fibra del mio essere, perché lei era una che cantava con la pancia e non si risparmiava mai, una donna che si dava e che dava amore sul palcoscenico e non solo».

Non aspettatevi un’imitazione, però, perché se una cosa è sempre stata chiara nell’approccio della Rossi al personaggio di Mimì è che lei era inarrivabile. «Imitarla sarebbe stato impossibile e non giusto, perché l’imitazione è una cosa un po’ sterile e priva di sentimento. Quello che le sue corde vocali hanno sopportato, poi, è stata una cosa tanto grande, che io ho avuto la fortuna di non avere. Io ho una voce cristallina, infatti doppio anche i film di Walt Disney, dalle principesse a Mia Martini infatti è stato un triplo salto mortale. Ho interpretato questo personaggio senza pensare a un confronto, ho cercato di raccontare la sua evoluzione, il suo modo di stare sul palco, ma soprattutto ho provato a regalare a lei anche un pezzo del mio cuore, pur non avendo vissuto tutto quello che ha vissuto lei, dolori compresi».

Un’esperienza che ha lasciato il segno, indipendentemente dal successo che riscuoterà: «Mimì mi ha lasciato un grande esempio di dignità, di integrità, era una donna che non si è mai piegata a compromessi – ha continuato Serena -, ha sempre deciso di testa sua quello che voleva o non voleva fare, aveva le idee ben chiare: meglio reclusa che umiliata, non mi rimetto più a nessuno, basta, preferisco stare in silenzio, ascolto la mia musica e sto bene così. Però la musica è più forte e le prime parole che lei ha detto ritornando: Sai la gente è strana, prima si odia e poi si ama, dimostrano che era il momento di dire qualcosa e di farlo attraverso la musica. Mi porto dentro un grande esempio di donna».

Di quel suo grande ritorno a Sanremo nell’89, un riscatto dopo oltre dieci anni di esilio, che definirei indotto, dalle scene, con una canzone indimenticabile, “Almeno tu nell’universo”, scritta per lei da Bruno Lauzi (testo) e Maurizio Fabrizio (musica) nel già allora lontano ’72, parla anche Loredana Bertè, che sul palco dell’Ariston tornerà a febbraio, forte di un 2018 strepitoso sotto il profilo artistico. «Pensate che per farla cantare al Festival nell’89 è dovuta intervenire una persona, perché chi lo aveva organizzato non la voleva, diceva che cascava il teatro. Allora hanno dovuto fare un contratto segreto, che diceva che questa persona doveva stare in prima fila mentre Mia Martini cantava, perché, se cascava il teatro, cascava anche addosso a lui. Poi il teatro non è caduto, Mimì ha avuto un successo pazzesco, ma la sua non vittoria fu uno scippo. D’altro canto, chiunque sia grande viene eliminato e dicendo che porta iella viene eliminato immediatamente, funziona così in questo mondo dello spettacolo. Ecco, Mimì era troppo grande, la sua voglia di fare musica era immensa, ma le hanno impedito di farlo per quindici anni. Chissà cosa poteva darci, quante altre canzoni, quanta altra musica, perché lei aveva una conoscenza infinita, suonava quasi tutti gli strumenti e i suoi preferiti li ascoltava tutti i giorni. Con alcuni dei signori che le riservavano questo trattamento ho ancora a che fare, perché sono ancora in circolazione, ma quando li guardo in faccia abbassano gli occhi».

Poi, le sue migliori parole sono per serena Rossi, perché se c’è qualcuno che può dire quanta Mimì c’è tra le pieghe di questa pellicola è proprio lei, la Loredana Nazionale, che, con comprensibile commozione, ha confessato: «Per me è stato un colpo al cuore quando ho visto Serena recitare Mimì, ha studiato molto e ha preso delle cose che erano esclusive di Mimì, il modo in cui si muoveva, i suoi scatti, a volte la malinconia e il dolore che provava dentro, ma no dimostrava spesso. Ha dato tutto e si è vista l’anima di Mimì, l’ha resa umana. Mimì, invece, era una superwoman, affrontava di petto qualsiasi battaglia, ma dentro di lei era rimasta una bambina e Serena ha tirato fuori quella bambina. Non so come abbia fatto senza il suo vissuto, ma è andata oltre, dandomi questa emozione, che mi ha preso subito il cuore già dalla prima scena, perché già lì ho visto che era lei, con la sua pettinatura classica, quella che portava, ma era una pazza scatenata, cambiava quando voleva. Pensavano che delle due la matta fossi io, invece la pazza era lei, coraggiosissima, poi, perché attaccava chiunque e si faceva strada anche tra le maldicenze, finché poi non ce l’ha più fatta».

«Io sono molto contenta che mi abbiano permesso di contribuire alla sceneggiatura – ha concluso la Bertè -, perché alcune cose, alcuni particolari li potevo sapere solo io. Serena li ha presi e li ha fatti suoi, poi ha una voce potente, mi ha spettinata proprio, mi ha commossa e mi ha fatto arrivare al cuore un’altra volta Mimì, che non scorderò mai, nella mia vita ci sarà sempre, perché il tempo non cancella proprio niente, è come se fosse successo ieri quel 14 maggio. Lei rivive ancora, già in me e nel suo pubblico immenso non è mai morta e mai lo sarà, ma questo film e Serena con questa interpretazione le hanno dato ancora più forza e potenza, quindi vi ringrazio, anche a nome di Mimì».

Cinzia Meroni

Foto di Bepi Caroli

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