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Powerslave degli Iron Maiden compie 35 anni

Il 3 settembre 1984 veniva pubblicato Powerslave, quinto studio album degli Iron Maiden e definitiva consacrazione per la band inglese nel firmamento mainstream quale forza trainante dell’heavy metal. Steve Harris e compagni raggiungono un pubblico vastissimo (la release venderà oltre 10 milioni di copie), si fanno conoscere in ogni parte del mondo e intraprendono, a supporto del disco, il colossale World Slavery Tour, che li vedrà impegnati a sostenere 193 concerti in un arco temporale di 10 mesi consecutivi.

I Maiden entrano così nella ristretta schiera di gruppi portabandiera della musica pesante, insieme a mostri sacri come Black Sabbath e Judas Priest. Powerslave è uno degli album della band maggiormente celebrati e raccontati degli anni Ottanta, secondo come popolarità probabilmente solo a The Number Of The Beast (1982) e spartiacque assoluto nella carriera degli Iron, che già dal titolo successivo sperimenteranno nuovi suoni (tastiere e synth) all’interno delle proprie composizioni, mossa che garantirà loro il proseguimento e il consolidamento del successo ottenuto nel 1984 (leggere alla voce Somewhere In Time 1986 e Seventh Son of a Seventh Son 1988).

Powerslave contiene alcune delle canzoni più celebri del catalogo dei Maiden, come Aces High, 2 Minutes to Midnight e la lunghissima The Rime of the Ancient Mariner, ispirata al poema di Samuel Taylor Coleridge pubblicato nel 1798. Brani come Flash of The Blade e The Duellists non sono di contro mai state proposte dal vivo. Gli Iron Maiden continueranno a effettuare tour mondiali e incidere album fino ai giorni nostri, conoscendo solo un effettivo periodo di appannamento in termini qualitativi e di popolarità negli anni Novanta.

Jacopo Casati

Foto di Elena Di Vincenzo / Francesco Prandoni

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