Onstage
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Gli Articolo 31 sono tornati. Con il botto.

Pensavo che sarebbe stato un salto indietro nel passato, quello di J-Ax e degli Articolo 31. Pensavo a quelle reunion che sanno tanto di minestra riscaldata, che le vai a vedere perché in fondo sei un romantico nostalgico e finisce lì, con un po’ di amaro in bocca. Ma accidenti se mi sbagliavo.

Il Castello di Legnano, patria del Rugby Sound, è tutto lì, pronto, carico, tantissimo – semplicemente sold out – quando sul megaschermo a lato del palco, partono spezzoni di filmati d’archivio che spaziano da Berlusconi e Papa Benedetto XVI. Alberto Angela fissa la telecamera e dice “Partiamo per questo grande viaggio nel passato”. E lo show inizia.

Inizia con un J-Ax diverso da quello che ha riempito San Siro con Fedez solo un anno fa. Sembra meno sbruffoncello, sembra più uno di noi; ma è sempre Ax. Ed è con gli Articolo 31. E la festa inizia. Ed è una bomba.
Il set è stato diviso in capitoli che sembrano ripescati dai vecchi libri di storia delle superiori. Anzi: quei video sono il frutto di quello che accade quando l’attenzione all’attualità si unisce con la cultura pop. Obama, Trump, la cattura di Osama Bin Laden, il terremoto di Amatrice, gli attentati a Parigi.

Ma anche Striscia la Notizia, Sarabanda, XXXTentacion Mac Miller, Chester Bennington, Avicii e Marco Simoncelli (per cui parte uno di quegli scrosci di applausi spontanei, che nascono dal cuore). Ogni video termina con un anno. E gli Articolo si scatenano tornano indietro nel tempo. La serata si accende con Non è un film e Gente che spera, che Legnano canta a squarciagola. La parte più rap’n’roll arriva col medley di Deca Dance, Immorale e Più stile.

Ce lo aspettavamo e lo sapevamo, che sarebbero arrivati anche i pezzi scritti con Fedez, con cui J-Ax sembra non si sia lasciato per niente bene. Ma sapete cosa vi dico? Erano comunque estremamente credibili. E divertenti. E quindi va bene così.

J-Ax non perde certo la sua coerenza, che rimane cristallina per tutto lo show. Quando sul megaschermo appaiono le sigle di X-Files, Friends e Walker Texas Ranger, e la band abbandona il palco, alla consolle appare DJ Jad.
Parte il medley ferrato con Un urlo, Non c’è rimedio e 2030.
Rientra la band e arrivano i pezzi che stavamo tutti aspettando, primo fra tutti L’italiano medio. Perché, alla fine, anche se spesso non ci piace pensarlo, siamo tutti degli italiani medi, e a volte, va bene così.
“Qui a Legnano è tutto fantastico. La periferia è sempre stata la casa degli Articolo 31, e penso che sia il motivo per cui ci stiamo così bene”, dice Ax, prima di lasciarsi andare al suo dolcissimo pezzo Tutto tua madre.

Mi guardo intorno e do un’occhiata al pubblico. Trentenni, quarantenni, ventenni, quindicenni. E se ne accorge anche Ax: “per le persone a cui piacciono gli Articolo 31 è sempre stata una questione di testa e non di età. Noi ricantiamo i pezzi che abbiamo scritto quando avevamo 20 anni e ci sentiamo ancora così, dei ventenni”. Che si caricano tantissimo per la chiusura con Maria Salvador e Ostia Lido.

Ma non prima di aver fatto una foto con i ragazzi del Rugby Sound. E di aver mostrato il murales che è nato durante lo show. Il ricavato è tutto in beneficenza. Chiusura perfetta di una serata che è stata non solo godibile, ma anche credibile, fin dall’inizio.

Setlist
Timberland Pro
Rap And Roll
Snob
L’uomo col cappello
Vecchia scuola
Non è un film
Piccoli per sempre
Gente che spera
Deca Dance
Immorale
Più stile
I love my bike
Musica da rabbia
Il bello di esser brutti
Uno di quei giorni
Caramelle
Vorrei ma non posto
Senza pagare
Spirale ovale
Domani smetto
Un urlo
Non c’è rimedio
2030
Tranqui funky
Domani
Il funkytarro
La mia ragazza mena
L’italiano medio
Volume
Ohi Maria
Tutto tua madre
Ostia Lido
Maria Salvador

Paola Marzorati

Foto di Elena Di Vincenzo

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