Onstage
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La magia di James Blake in un teatro romano è il regalo più prezioso

Scrollarsi di dosso l’ultimo brivido dalla pelle e alzarsi in piedi per la standing ovation definitiva: si potrebbe riassumere così il concerto di James Blake al Teatro Romano di Ostia Antica, tappa italiana dell’Assume Form Tour 2019 dello schivo e ironico talento britannico. Quasi due ore di live netto, un crescendo coinvolgente in una delle location dove qualunque musicista dotato di vero senso artistico sognerebbe di suonare. Perché il Teatro Romano di Ostia Antica, semicerchio mozzafiato che prima del concerto regala lo spettacolo del tramonto tra pini marittimi e colonne, non è per tutti: l’acustica svela ogni minima sbavatura, il raccoglimento ti spoglia di ogni sovrastruttura per riconsegnarti in purezza essenziale. In più c’è il fattore pubblico: l’assenza di qualunque barriera tra palco e gradoni cotti di sole chiama le persone al rispetto attento. Sottopalco sì, ma senza isterismi. È una prova di eccellenze per tutte le parti.

Il primo a misurarsi con la meraviglia del teatro nella luce arrossata del tramonto è Wrongonyou, il cantautore romano che con voce possente e inglese puntuale ha saputo ritagliarsi lo spazio giusto nelle playlist di molti. La scelta si è rivelata più che azzeccata: Wrongonyou regala circa 35 minuti di set delizioso, profondo e intenso, intervallato dalle battute sciolte di chi gioca realmente in casa. La qualità dei suoi brani e la bravura innegabile (sopratutto nel reggere un’apertura su un palco tanto rivelatore) sono un biglietto da visita per farlo conoscere ancora di più.

James Blake fa il suo ingresso puntualissimo alle 21.30, con un mezzo sorriso sciolto che si nota pure dalla cima del teatro. È concentrato, poche parole, solo per scusarsi: ha bisogno di spruzzarsi l’antizanzare dopo appena due pezzi, Assume Form e Life Round Here. “Tutti gli insetti di Roma stanno venendo addosso a me” commenta con spirito squisitamente british, sparendo in una copiosa botta di spray che gli serve per attaccare con eleganza uno dei brani più attesi, Timeless. Accanto a lui sul palco un batterista e un programmatore/chitarrista, James Blake è tra hammond e tastiere: scarna ma grandissima formazione che nella scenografia naturale del teatro immerso nel fresco dei pini è perfetta.

Il concerto è un lento crescendo che James Blake modella su una scaletta da manuale, in grado di equilibrare volumi e silenzi in un gioco calibratissimo di dinamiche. Si avverte una maturità cercata e conquistata, un’eleganza naturale raggiunta col tempo e per questo mai ostentata. Il cantautore inglese sa costruire lo show su pieni e vuoti da fermare il respiro: le sue dita sul pianoforte e quella voce capace di scavare caverne profonde, aprire praterie di vento, elevarsi su falsetti che in alcuni momenti lo trasformano nel fantasma di Jeff Buckley, sono una miniera d’oro di certezze.

Le canzoni sono un regalo costante: Timeless, Barefoot In The Park (con la traccia di Rosalía in loop), Where’s The Catch, Love Me In Whatever Way, le attesissime Limit To Your Love, Retrograde (piccolo capolavoro) e Don’t Miss It su cui la voce di James Blake si inerpica su spirali di brividi. Senza mezzi termini, dal vivo James Blake è un fenomeno mostruoso. Centrato, sorridente, progressivamente più disponibile e incline a raccontare e raccontarsi, di quel talento scostante e oscuro con cui 10 anni fa si affacciò al mondo resta la cristallina bellezza. Conclude parlando di amore e di salute mentale: “Se non riuscite ad esprimere quello che sentite, dovete parlarne. Con qualcuno, con amici, con terapisti, ma parlate”.

Solo sul palco, infila l’ultimo diamante con la cover sottile e struggente di A Case Of You di Joni Mitchell che scioglie qualche lacrima. Mentre la città lontana urla di rumori, al Teatro Romano di Ostia Antica James Blake insegna il valore musicale della sottrazione. Fino al silenzio.

Scaletta James Blake Ostia Antica 2019
Assume Form
Life Round Here
Timeless
Mile High
I’ll Come Too
Barefoot in The Park
Limit To Your Love
(cover Feist)
Love Me In Whatever Way
Are You In Love
Can’t Believe The Way We Flow
Loathe To Roam
Where’s The Catch
Voyeur

Retrograde
Don’t Miss It

A Case Of You (cover Joni Mitchell)

Arianna Galati

Foto di Elena Di Vincenzo

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