Onstage
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John Butler Trio a Milano: il calore e l’energia di un umile fuoriclasse

Mettiamo subito le cose in chiaro: John Butler è un fenomeno. A dimostrarlo sono la sua attitudine live, la sua solare semplicità, il suo esemplare songwriting e naturalmente le sue enormi virtuose capacità tecniche.

Un suo live è un festante insieme di suoni folk, rurali, distorti, miscelati sapientemente e con gusto da uno sfrenato blues e da incalzanti ritmi funk. Nel gigantesco tour di supporto ad Home il suo ultimo bellissimo lavoro, Butler porta sul palco una super band, che esalta enormemente le composizioni su disco, con un’emozionante sezione ritmica pronta in ogni momento a dare un tocco raffinato ai pezzi, ed a sostenere incessantemente i sontuosi riff dell’ispirato chitarrista australiano.

Butler è uno per pochi anche se meriterebbe successi ben più ampi: parla con il pubblico, sorride ad ogni occasione, spiega con pazienza le sue emozioni e condivide da impeccabile professionista il suo amore per la musica, mostrando come sempre grande rispetto e dedizione per il suo lavoro. La band esegue molti brani tratti dall’ultima fatica discografica che come spesso capita, rendono palesemente meglio live: dall’iniziale Wade In The Water, al ritmo incessante di We Want More fino a Just Call. John spiega il suo concetto di fede e speranza, prima di eseguire la splendida Faith: “La fede non e’ un concetto spirituale, ma tutto ciò in cui credi, non importa quale esso sia”. Il suono è ottimale grazie soprattutto alla chitarra acustica di Butler presente in praticamente tutti i pezzi: la sua particolare tecnica, l’uso dello slide, la capacità di tradurre emozioni in musica rendono brillante e coinvolgente tutto lo show.

La gemma Ocean risplende come sempre in una perfetta scaletta in equilibrio fra vecchio e nuovo repertorio dove Butler suona praticamente quasi tutto: chitarra dodici corde, armonica, percussioni, banjo e mentre suona, canta preciso potente ed intonato. Bellissimi i continui fraseggi fra basso, contrabbasso, batteria, e percussioni, fra improvvisazione, groove, tecnica e tanto tantissimo cuore.

In chiusura di concerto dopo quasi due ore ininterrotte, i bis finali sono dedicati alla romantica cadenza di Miss Your Love e alla festa scatenata del pubblico nelle tanto attese Zebra e Funky Tonight che trasformano il Magnolia in una vera e propria dance hall all’aperto. Una convincente e matura esibizione quindi, una ventata di energica umanità, uno di quei concerti che il tempo non scalfisce, una serata di emozioni che ognuno di noi dovrebbe sempre meritare.

Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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