Onstage
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John Garcia & The Band Of Gold dal vivo a Milano

E’ sempre un piacere rivedere John Garcia. Al Santeria Social Club di Milano, in questo inverno che ha deciso di picchiare duro con neve e venti gelidi, il cantante di San Miguel arriva con il suo suono del deserto. La sua ennesima incarnazione musicale, John Garcia and The Band of Gold, è fedele al credo musicale che dagli anni ’90 è rimasto virtuosamente lo stesso.

In principio c’erano i Kyuss, poi Slo Burn, Unida e Hermano più la sua carriera solista. Durante tutte queste metamorfosi di facciata, il magma che scorre nelle vene di John è rimasto sempre lo stesso, con la medesima composizione e temperatura altissima. Perché Garcia è una reliquia, l’ultima rimasta, di un genere che lui stesso ha contribuito ad inventare: lo stoner rock. Proprio ora che questo filone pare essere snobbato dallo tsunami revival che sta investendo più epoche musicali, che il suo compare Josh Homme (con cui fondò i Kyuss) sta vivendo una crisi di mezza età che lo sta avvicinando sempre più a inquietanti lidi dance (l’ultimo album dei Queens Of The Stone Age, Villains, è prodotto da Mark Ronson e ha sonorità a dir poco catchy), Garcia si erge come Last Man Standing del rock del deserto.

L’ascolto dell’album di recente pubblicazione che porta il nome della sua nuova band, dimostra che i Nostri sanno maneggiare il genere con maestria e verve. Lo stoner ha avuto come influenti fondatori i Kyuss, di cui Garcia era frontman, che hanno sdoganato un sound di forte derivazione seventies, sporcato all’estremo da pedaliere e amplificatori che rendevano i riff pesanti e polverosi, come una pietra che sfrega su pietra.
Il timbro squillante e allucinato di Garcia ha poi contribuito a fissare uno stile copiato e preso come spunto da decine di altri gruppi. Un universo musicale che si è espanso in una miriade di canali, che passano attraverso le Desert Session che hanno abbeverato l’ispirazione di Queens Of The Stone Age, Mark Lanegan, PJ Harvey, Afghan Wings e Mondo Generator.

Sound del deserto lo chiamavano. Questa sera è rappresentato da un Garcia un poco appesantito, con i capelli corti, ma che nel timbro sembra essere esattamente quello che con i Kyuss assordò Reggio Emilia il 9 Settembre del 1995, oscurando con la sua prestazione quella degli headliner Soundgarden.

Dopo la parentesi acustica concretizzata nell’album The Coyote Who Spoke In Tongues, Garcia si circonda di una band di tutto rispetto per tornare al sound che più gli è congeniale, in barba agli anni che passano. Un buon 80% della setlist è dedicata ai nostalgici degli anni ’90. L’inizio è per il gruppo che suona la strumentale Space Vato e accoglie poi sul palco il protagonista della serata, il singer John Garcia, che presenta diligentemente il nuovo album con le convincenti Jim’s Whiskers e Kentucky II, e più avanti anche il singolo My Everything, potente e ispirato.

Ma la serata è tutto un rimando nostalgico agli album dei Kyuss. Ci sono Welcome To The Sky Valley, ..And The Circus Leaves Town e Blues For The Red Sun. Il pubblico è estasiato, balla e canta sulle potenti El Rodeo, Gardenia e Thumb, Hurricane e Soopa Scoopa And The Mighty Scoop, tutti monumenti dell’era stoner che in questa serata rivivono grazie all’ugola di uno dei suoi primissimi pionieri. Non possono mancare anche il muro di suono Whitewater e la celebre Green Machine.

Il buon vecchio John che ora appare come un composto signore di mezza età centellina i movimenti allo stretto indispensabile ma non si risparmia nei ringraziamenti al pubblico: ‘Che giorno è oggi?’ – chiede al fonico – ‘Mercoledì? Ah bene, allora grazie a tutti di voi per aver speso il vostro mercoledì con noi!’.
Sporgendosi sulle prime file si apre il giubbotto per mostrare la scritta sulla sua t-shirt: ‘DESERT SHIT’ e il pubblico esplode. Cose del deserto stasera al Santeria di Milano, un deserto che in questo freddo finale di gennaio non ci appare così vicino, ma che sulle note di una musica perduta quasi abbiamo l’impressione ci asciughi la faccia e ci inaridisca la gola, mentre urliamo al cielo le formule magiche di un tempo come coyote al chiaro di luna, seguaci eterni del nostro capo branco John Garcia.

Daniele Corradi

Foto di Pagina Facebook dell'artista

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