Onstage
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Jonas Brothers a Milano, il report del concerto

Ritorno con nostalgia per i Jonas Brothers che, all’interno del loro reunion tour iniziato lo scorso anno, fanno tappa il giorno di San Valentino in un Mediolanum Forum decisamente affollato. Un ritorno atteso, una sorta di serata revival per chi era poco più che teenager all’inizio dello scorso decennio: pochissimi i teen attuali, molto poche le persone di sesso maschile, tanti (o tante, dipende dal punto di vista) quelli (o quelle) che lo erano nel 2008, anno di uscita di A Little Bit Longer, e che ora si ritrovano a dover fare i conti non più con la scelta del poster di Joe, Nick o Kevin ma con i problemi della vita e un lavoro, magari mal retribuito.

Il concerto milanese non è stato eccelso ed esente da difetti, ma questi sono principalmente riconducibili all’ostica acustica del Forum, un ostacolo al quale molti fonici devono far fronte e che sotto alcuni punti di vista ha penalizzato la serata, con voci spesso poco chiare e suoni confusionari anche da posizioni in parterre, come ad esempio zona mixer, spesso esenti da problemi. Piccole pecche che però non hanno penalizzato l’esito dell’intera serata, che ha visto il ritorno dei JB sui palchi italiani a più di dieci anni dal precedente tour.

La produzione è imponente, con un doppio palco (il secondo è posizionato vicino al mixer), numerosi schermi giganti e un sistema di luci che illumina a giorno il Forum per più momenti della serata. Ad aggiungere quel fattore “wow” di pyros, fuochi d’artificio, fiamme e confetti che dimostrano il fatto che i tre fratelli hanno voluto fare sul serio anche al di fuori del Nordamerica dove, molto spesso, le produzioni sono più faraoniche rispetto a quelle portate nel Vecchio Continente.

Nessuna sorpresa dal fronte scaletta, ormai rodata sin dal tour americano e con i pezzi collegati tra di loro in un vero e proprio concept che collega con dei video i vari brani suonati. Poco frequenti i dialoghi infatti tra band e pubblico, con i Jonas Brothers per l’occasione accompagnati da una numerosa e valida backing band, capace di tirare il freno nei pezzi più lenti e di accelerare senza alcun limite nei momenti, pochi ma dall’impatto non trascurabile, più rock.

Pur essendo una delle band “pop punk” (più pop che punk, ovviamente) più incomprese del Terzo Millennio, con l’Happiness Begins Tour la setlist è incentrata sui pezzi dell’ultimo omonimo lavoro, che calca binari pop ed è uscito lo scorso anno proprio per lanciare il ritorno dopo sei anni di silenzio. Un ritorno atteso dagli stessi fan, che in occasione di Cool hanno organizzato un flashmob con dei cartelli con scritto Welcome Back e che hanno accolto in maniera positiva anche i pezzi più recenti del repertorio. Brani che sono figli anche delle esperienze soliste dei musicisti, come in quella Only Human dal retrogusto reggae, Rollercoaster dal gusto pop e Sucker, con quel fischiettio che entra in testa dal primo ascolto.

Perché si parla di una teen band, ma a conti fatti i Jonas Brothers sono tutti e tre attorno ai trent’anni, con Kevin ormai maturo e unico a destreggiarsi su più strumenti, dalla chitarra al pianoforte suonato durante Comeback, e Nick che condivide con Joe il ruolo di frontman. Spazio anche per le carriere soliste, come ad esempio in Cake By The Ocean dei DNCE che ha portato sul palco colore e dei gonfiabili che hanno trasformato il freddo palazzetto in una calda spiaggia tropicale.

Tanto materiale nuovo ma anche spazio per una cover (Year 3000 dei Busted) e brani del passato che, esclusi alcuni singoli proposti ad hoc (SOS, Fly with Me, Burnin’Up), per buona parte sono concentrati in un lungo medley proposto verso la parte finale della serata, a conti fatti uno dei momenti più alti dell’intero show. Una parentesi dove la band ha mostrato tutte le sue carte, quelle più melodiche ma anche quelle più rock, come in World War 3 che ha strappato molti sorrisi a chi ora, partendo da loro, magari ascolta musica dalle sonorità ben più dure.

Il ritorno dei Jonas Brothers è stato un grande successo, non esente da quei difetti principalmente acustici già illustrati, annunciato e che per questo non sorprende. Non è ben chiaro dove la band si voglia muovere nel futuro, se il ritorno sia una semplice mossa commerciale o un qualcosa destinato a durare (magari con una svolta stilistica più adulta, o almeno ad ampio respiro), ma se l’obiettivo del reunion tour è quello di far tornare indietro i propri fan, con un tocco di nostalgia, di una decina di anni, beh, è stato ampiamente raggiunto.

Nicola Lucchetta

Foto di Elena Di Vincenzo

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