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La mia moto di Jovanotti compie 30 anni

Nel mese di febbraio del 1989 esce La Mia Moto, il secondo disco di Jovanotti, nome d’arte dell’artista romano di origini toscane Lorenzo Cherubini.

30 ANNI FA…
Jovanotti nel 1989 era il personaggio contemporaneamente più amato dai suoi fan e più odiato dai suoi detrattori. Il suo inizio è stato quello che lo accomuna a diversi artisti di quell’epoca: appena tennager, svolse una lunga gavetta che lo porterà dai locali alle radio tentando, nel 1986, di entrare invano nello staff di Deejay Television, visto all’epoca come il punto di arrivo per un giovane che voleva intraprendere quel percorso.
Ce la farà un anno dopo grazie a Claudio Cecchetto, diventando fin da subito un personaggio di punta del suo network. Il 1988 è il suo anno: esce il primo disco Jovanotti For President, con brani principalmente in lingua inglese e il singolo È qui la festa?, ai quali si aggiungono dei singoli dai side project Gino Latino e Jeronimo. In quel periodo inizierà anche il servizio militare, oltre alle prime sognate esperienze televisive con 1 2 3 Jovanotti e Deejay Television.

IL DISCO
Il disco nasce dall’esperienza sanremese: a soli 22 anni Jovanotti debutta da campione nell’edizione nota per essere quella condotta dai figli d’arte Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. Pur senza una vera esperienza da star rispetto ad altri colleghi (arriverà sopra ad icone come Mia Martini, Ricchi e Poveri, Fred Bongusto e Peppino Di Capri), sbaraglia la concorrenza con il singolo Vasco, un brano che fu visto come una critica al rocker emiliano ma che in realtà fu un tributo alla sua attitudine spericolata in quel periodo storico.
La mia moto è di fatto il più importante tributo mainstream che l’Italia abbia fatto al rap dall’attitudine rock reso famoso in quegli anni dai Beastie Boys (l’altro arriverà con alcuni pezzi degli 883 di Hanno Ucciso L’Uomo Ragno, band non a caso lanciata proprio da Jovanotti) e quello che raggiungerà le maggiori vendite tra il pubblico, smerciando oltre mezzo milione anche solo guardando quelle del singolo Vasco.

L’album è una perfetta commistione tra anthem da cantare a squarciagola e un omaggio ai classici del rock dell’epoca, il tutto con un’attitudine a stelle e strisce anche se, al contrario del precedente disco, qui i brani in inglese non ci sono. La mia moto riprende il beat di batteria di We Will Rock You nel segmento prima dell’assolo di chitarra, Ci si schiaccia è un omaggio a One Step Beyond dei Madness sin dal ritornello e Spacchiamoci le orecchie include un tributo ai Rolling Stones.
Anche se i brani più conosciuti rimarranno La mia moto e Vasco, il resto del disco non è esente di pezzi validi, come quella Bella storia dall’attitudine punk, il rock and roll di Stasera voglio fare una festa e l’hip hop de Il capo della banda, un vero e proprio manifesto del Jovanotti del momento con anch’esso una citazione grossa come una casa di Back In Black degli AC/DC. Rimane il fatto che nel repertorio live dell’artista La mia moto rimane tra i dischi meno considerati della sua carriera.

E OGGI…
Di fatto Jovanotti ha avuto tre carriere: la prima, quella più spensierata, e caratterizzata da una prolificità incredibile, si chiuderà due anni dopo con Una tribù che balla, seguito di quel Giovani Jovanotti che lo farà diventare uno dei nomi più importanti del pop italiano.
Poi c’è il Jovanotti “di mezzo”, quello in bilico tra il passato e il suo futuro, che durerà l’arco di due dischi (Lorenzo 1992 e Lorenzo 1994) e nel quale mostrerà un talento e una capacità di scegliersi i suoi compagni di viaggio, come ad esempio lo storico bassista Saturnino, senza eguali.
Il terzo è quello che conosciamo oggi, ed è iniziato con il singolo L’ombelico del mondo, nato per lanciare una compilation e diventato di fatto uno dei pezzi di world music più famosi usciti dall’Italia. Il Jovanotti di oggi è un artista che non ha abbandonato la spensieratezza della gioventù ma che si è anche più impegnato sul sociale. Non mancano nel suo repertorio i brani più easy come una recente Sabato, ma il sound si costruirà molto sulla contaminazione con musiche di altre nazioni, con album come L’albero, Capo Horn e Safari, e la stesura di alcune delle ballad più apprezzate della musica contemporanea come Un raggio di sole, Mi fido di te e Il più grande spettacolo dopo il Big Bang. Solo due anni fa ha rispolverato le radici hip hop del passato con alcune tracce dal disco Oh, Vita!.
Con una precisazione: i suoi concerti, ad oggi, sono le produzioni più importanti che si possano vedere in Italia. A conferma che lo spensierato ragazzo de La mia moto, in realtà, aveva già dai primi passi una visione importante della sua opera.

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