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Kaiser Chiefs a Milano, il racconto del concerto

Bugo, Morgan, Amadeus, Fiorello e Junior Cally, Elettra Lamborghini, Rita Pavone e Elisabetta I… ah no, è Achille Lauro! Sanremo, Sanremo e ancora Sanremo – che la vittoria di Diodato sembra un sogno, se non altro, perché al momento dell’annuncio ufficiale eravamo già in fase REM e invece è realtà, una bella realtà. Nel mentre: l’8 febbraio 2020 ai Magazzini Generali di Milano c’erano i Kaiser Chiefs e noi siamo andati a vederceli.

La band di Leeds, puntualissima sul palco, ha messo in piedi uno show di un’ora e mezza circa, nota dolente per molti, che ne avrebbero voluto di più e con sette album in curriculum i Kaiser Chiefs avrebbero in effetti potuto farlo, ma perché allungare la broda di un concerto già non tesissimo sotto il profilo del ritmo? In fondo è andata più che bene così. Dopo la svolta synth pop innescata dall’uscita dalla band del batterista, voce e autore principale Nick Hodgson (sostituito da Vijay Mistry) e compiutamente espressa negli ultimi due album, Stay Together e Duck, la band ha oggi una storia divisa in due capitoli abbastanza netti e la scaletta di questo tour la racconta tutta.

C’è materiale tratto un po’ da tutta la loro produzione, tranne che dal disco del 2011, Future Is Medieval, e se l’attacco, affidato al trittico People Know How to Love One Another, Na Na Na Na Naa, Everything Is Average Nowadays è trascinante, a seguire Ruffians on Parade, Parachute e Target Market smorzano decisamente gli animi e il ritmo dello show. Succederà ancora nel corso del live, perché, escluse l’antemica Golden Oldies e la ballad synth pop Hole In My Soul, a tenere in piedi la scaletta sono i classiconi: Everyday I Love You Less and Less, Ruby, Never Miss a Beat, I Predict a Riot, The Angry Mob accendono la miccia nel parterre dei Magazzini, imballato di gente per l’occasione.

Si poga gioiosi, si canta a squarciagola, insomma si fa tutto quello che va fatto a un concerto rock, il resto, non sarà propriamente noia, qualcuno che si diverte c’è, ma di certo non esalta. A tratti sembra di leggere anche un filo di stanchezza nella performance di Ricky Wilson e soci, che però, come detto, lo show se lo portano a casa, sganciando nei momenti giusti quelle quattro o cinque bombe incendiarie. Bello il finale, dopo averci pungolati a dovere con il tridente Never Miss a Beat, I Predict a Riot, The Angry Mob i Kaiser Chiefs tornano sul palco con Record Collection, uno dei pezzi meglio riusciti dell’ultimo Duck, la cover dei The Who Pinball Wizard e l’inno (in effetti adottato dai tifosi del Leeds) Oh My God. E così, alla fine, ce ne andiamo felici.

Scaletta:
People Know How to Love One Another
Na Na Na Na Naa
Everything Is Average Nowadays
Ruffians on Parade
Parachute
Target Market
Coming Home
Golden Oldies
Everyday I Love You Less and Less
Ruby
Modern Way
Northern Holiday
Hole in My Soul
Never Miss a Beat
I Predict a Riot
The Angry Mob
Bis:
Record Collection
Pinball Wizard (cover dei The Who)
Oh My God

Cinzia Meroni

Foto di Cristina Checchetto

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