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Kanye West, The College Dropout compie 15 anni

Prima degli sbrocchi, prima delle scarpe, prima di Kim Kardashian c’era Kanye West il musicista. Il suo debutto, The College Dropout, compie già 15 anni. Giusto pochi giorni fa leggevo un ottimo articolo sullo stato di salute dell’industria discografica: pare che hip-hop, rap e trap dominino incontrastati, soprattutto tra i giovanissimi, ma anche che sia una gloria vissuta tutta nel presente, nell’attimo. Ai giovani fottesega dei grandi del rap, dei maestri, dei vecchi…non vivono nel passato come i rockettari. Ed è un peccato, perché ogni tanto una lezione di storia gli farebbe bene.

Sintetizzando in maniera criminale: rap e hip-hop nascono poveri (come valori di produzione), nelle strade, lontano dalle luci dei grandi palchi. Si cantava di disagio e di morte, morte per davvero, il gangsta-rap era un dato di fatto e non un vestito da gala. E’ stato così, da fine anni ’80, per un decennio, poi sono mancati Tupac e Notorius BIG, dalle loro ceneri è salito alla ribalta Puff Daddy.

15 ANNI FA…
A quel punto faceva figo fare il gangsta senza esserlo davvero, qualche ragazzo aveva fatto soldi a palate, meglio convertirsi in imprenditore di successo. Per questo una figura come 50 Cent non è durata, mentre Jay-Z è ancora lì.
Proprio Jay-Z, tanto amico quanto infame, deve tutto a Kanye produttore: i suoi beats e la sua produzione hanno reso il classico The Blueprint appunto un classico. Infame, però, per essere stato tra quelli che cercavano di sabotare l’esordio di Kanye come rapper in quanto lontano dall’immagine gangsta che stava facendo così fortuna al genere. Ci vollero 4 anni per produrre e fare uscire The College Dropout.

IL DISCO
Tematicamente fu una ventata d’aria fresca, una lamata trasversale che colpi una fetta di pubblico sterminata. Kanye arrivò, si presentò col suo cardigan, la faccia pulita, niente tatuaggi da circo, niente bigliettoni da infilare nel tanga delle stripper, niente pistole. Solo un ragazzo che ha lasciato il college, che ha avuto il coraggio di ribattere contro tutti quelli che volevano per lui una vita già scritta (We Don’t Care). Una piccola battaglia personale ma in cui molti possono identificarsi, così come nella satira sul consumismo sfrenato (All Falls Down) e sulla vita vuota e vacua di chi punta tutto sull’immagine (The New Workout Plan), o i giovani sfruttati con lavoretti da due soldi (Spaceship). Addirittura, contro ogni previsione, riuscì ad entrare in classifica con un testo apertamente religioso come Jesus Walks.

Dal punto di vista del sound, zio Kanye porta tutto a the next fu*king level. Il suo stile di produzione certosino fu l’evoluzione dell’hip hop, mischiando beat programmati di suo pugno con campionamenti dal soul e dall’R’n’B (tra gli altri Aretha Franklin, Lauryn Hill e Marvin Gaye), filtrati e adattati a dovere (quello che affettuosamente chiamano “chipmunk soul”, visto l’effetto di distorsione che a volte fa suonare i sample come Alvin Superstar), senza dimenticare pure orchestrazioni quasi cinematografiche. Kanye ha portato una cura maniacale nel sound, rendendo i pezzi molto più profondi, dinamici. In una parola musicali. Una produzione da oscar rispetto agli standard da una base, un campionamento e via. Non mancano poi una serie di ospiti di rilievo come Jaimie Foxx, John Legend e Common.

…E OGGI
Così è nato il rap borghese, qui ha le sue radici gente come Drake. E’ stato il materiale che ha plasmato il rap a venire. Questo non spiega come siate finiti a comprare le loro scarpe e i loro giacconi, o come West sia finito a delirare su Trump. Ma questa è un’altra storia.

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