Onstage

I 50 anni di In The Court Of The Crimson King dei King Crimson

Un urlo squarcia la vista, lo sguardo allucinato su un volto livido, le froge che si allargano, annaspano, un orecchio deflagra dal viso, stirandosi nel retro copertina. Si presentava così, cinquant’anni fa, sugli scaffali dei negozi di dischi, In The Court Of The Crimson King – l’insuperata opera prima dei King Crimson -, con una delle cover più iconiche della storia della musica occidentale.

Curata da Barry Godber, la copertina – l’unica firmata da Godber, stroncato da una arresto cardiaco a soli ventiquattro anni nel febbraio 1970, pochi mesi dopo l’uscita del disco – ne ritrae il volto, eternandone l’opera e la persona. Pare che dopo avere ascoltato il disco, Barry, con le parole di Peter Sinfield (autore di tutti i testi dell’album) stampate in testa, si fosse specchiato, simulando un urlo. È il 21st Century Schizoid Man con il carico di folle inquietudine, che Sinfield, Fripp e soci potevano solo immaginare allora e lasciare riecheggiare nei brani del loro esordio, ma che noi conosciamo bene. Una premonizione, col senno di poi. Un’oculata osservazione dell’animo umano nella sua corsa, più o meno libera, verso l’ignoto da parte dei King Crimson, che, infatti, sottotitolavano la loro opera prima An Observation By King Crimson.

«Peter ci portò questo dipinto e la band se ne innamorò. Di recente ho recuperato l’originale dagli uffici della EG Records, perché la tenevano esposta alla luce col rischio di rovinarla, così l’ho portata via. La faccia all’esterno è lo Schizoid Man e all’interno c’è il Crimson King (il principe dei demoni, Belzebù, significativamente ritratto nella posa benedicente del Cristo Pantocratore, dal greco “sovrano di tutte le cose”, ndr). Se gli copri con una mano il sorriso, gli occhi rivelano un’incredibile tristezza. Cosa possiamo aggiungere? Riflette la musica», ha dichiarato Fripp in un’intervista alla rivista Rock & Folk.

Considerandola oggi, l’espressione di quel volto in copertina risulta molto rappresentativa anche dell’inquietudine che caratterizzerà la storia dei King Crimson, costantemente alle prese con cambi di formazione più o meno consistenti. Quella originaria, da cui prese le mosse il regno del Re Cremisi, comprendeva Robert Fripp (chitarra, centro gravitazionale e unica costante nella band); Ian McDonald (legni, tastiere, vibrafono e cori); Greg Lake (basso e voce, futura terza parte degli Emerson, Lake & Palmer); Michael Giles (batteria, percussioni e cori); Peter Seinfield (testi e illuminazioni). Insieme avrebbero suonato solo questo disco.

Accolto per lo più con entusiasmo dalla critica, ma non senza qualche stroncatura, e con un quinto posto nella UK Official Chart e un ventottesimo nella US Billboard 200, In the Court Of The Crimson King, riconosciuto come un album di valore assoluto già all’epoca, ha dovuto attendere dal tempo il battesimo di capolavoro del prog, di cui con i suoi cinque pezzi – 21st century Schizoid Man (including Mirrors), I Talk To The Wind, Epitaph (including March For No Reason and Tomorrow and Tomorrow) sul lato A e Moonchild (incuding The Dream and The Illusion), più The Court Of The Crimson King (includingThe Return Of the Fire Witch and The Dance of The Puppets) sul lato B – è uno dei primi e più alti esempi.

Un rumore indistinto precede l’esplosione di 21st century Schizoid Man (including Mirrors), uno degli incipit più sconvolgenti di tutti i tempi. Le innumerevoli distorsioni che accompagnano la veemenza del riff e della ritmica del brano saranno deflagrati dagli stereo del popolo dell’hard blues come una granata nella quiete di un monastero. Jazz, blues, rock, sono i primi ingredienti di un disco che, con l’aggiunta di una massiccia componente classica, avrebbe dettato lo standard al quale avvicinarsi per i seguenti cinquant’anni e pare che nessuno ci sia ancora riuscito, nemmeno i suoi stessi autori: una meravigliosa maledizione!

Politician funeral pyre, Innocents raped with napalm fire […]. Death seed blind man’s greed, Poets’ starving children bleed, Nothing he’s go he really needs, 21st century shizoid man. Osservano i King Crimson, nei giorni della guerra in Vietnam, e descrivono una realtà, che difficilmente lascia intravedere un futuro roseo e lo scriviamo mentre la Turchia bombarda senza pietà la Siria martoriata. È l’uomo, deviato dalla sua autentica natura da secoli di indottrinamento.

L’atmosfera pastorale di I Talk To the Wind, con il flauto di McDonald a sedurre l’ascoltatore, contiene qualche rivelazione, un invito ad entrare nell’in between della prima strofa, quel territorio di mezzo, dove lasciare svaporare la realtà in un rifrangersi di miraggi e confortanti illusioni, una casa degli specchi dove nulla è ciò che sembra ed è difficile venire catturati: un sogno salvifico nel quale ancora ci piace immergerci a respirare.

Si scende in profondità con Epitaph (including March For No Reason and Tomorrow and Tomorrow) e il sogno diventa incubo nell’epica oscurità di questa suite, cuore pulsante di un’opera, in cui ogni elemento ha il peso specifico del piombo, ma in cui nessuna componente, per quanto fondante, può prescindere dall’insieme. Lo sgretolarsi del messaggio dei profeti, nel silenzio dei poeti annega l’urlo di un’umanità, il cui fato è riposto nelle mani degli stolti: Confusion will be my epitaph, as I crawl a cracked and broken path, if we make it we can all sit back and laugh, but I fear tomorrow I’ll be crying, Yes I fear tomorrow I’ll be crying.

Il lato B si apre sul baluginare della luce lunare emanata dalle sei corde di Fripp, la porta socchiusa su un viaggio tra sogno e illusione, nel quale ci troveremo a lasciarci condurre dal mellotron di McDonald e dalle percussioni di Giles in un trip abbacinante e dai contorni frastagliati. In Moonchild (incuding The Dream and The Illusion), uno dei brani più amati dai fan dei Crimson, è ancora la proiezione in un mondo primigenio a rappresentare la speranza, una possibilità di riscatto per il 21st Century Schizoid Man.

A riscuoterci arriva la rullata di The Court Of The Crimson King (including The Return Of the Fire Witch and The Dance of The Puppets), seguita dall’irruzione del riff di archi (in realtà le tastiere di McDonald) ricalcato su quello della First Essay for Orchestra, Op. 12 di Samuel Barber (1938). L’afflato sinfonico e all’apice, così come l’ermetismo simbolico del testo di Sinfeild, ricco di rimandi biblici e cabalistici, a tratteggiare il suadente regno del Re Cremisi, dove un’orda di pupazzi, i 21st Century Schizoid Men, in attesa della venuta della “strega del fuoco” (spesso identificata con l’alchimista, in grado di sdoganare l’uomo dalla dottrina religiosa), danzano ammaliati dal suono del flauto del purple piper, “il pifferaio viola”, The Crimson King. Benvenuti alla sua corte.

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