Onstage
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Il mito dei King Crimson in scena all’Arena di Verona

C’è un paradosso nella musica dei King Crimson, tagliente come la punta di un diamante, delicata come le ali di una farfalla; effimera, destinata a rinnovarsi continuamente nella dimensione della performance, eppure già scolpita a caratteri cubitali nella storia del rock, prog, jazz, classica – chissà! – contemporanei. Lo steso paradosso ha preso forma ieri all’Arena di Verona – seconda delle quattro tappe italiane del tour celebrativo dei 50 anni della formazione capitanata da Robert Fripp, già esibitasi il 6 luglio a Palmanova (Udine), per proseguire domani a Nichelino (Torino) e il 18 a Perugia -, anfiteatro romano del I secolo d.c., sopravvissuto alle ingiurie del tempo e, per una notte, ospite del fugace rito officiato per noi dal Re Cremisi.

Con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, arriva l’annuncio ormai consueto: la band chiede di spegnere i cellulari, per godersi la performance al meglio, concentrati sulla musica, che prenderà corpo lì e solo per questa volta in questa forma: irripetibile. Richiesta ovviamente rispettata dal pubblico, sorprendentemente vario, di un’Arena piena, anche se non sold out, e pronta ad accogliere i King Crimson con una standing ovation preliminare, sulla fiducia. Un gesto, tutto sommato, ragionevole.

Si festeggiano i cinquant’anni della band, probabilmente la più labile della storia, giunta a questo traguardo nella sua Formazione Nove: la quarta definitiva, per Fripp, dopo quelle del ’69, ’74 e ’81. È il Mostro a Sette Teste, nato per servire la musica, senza elementi preminenti nel gruppo, leader o primedonne: un insieme, che supera di gran lunga le sue parti. La visione, che folgorò Fripp nel 2014, è la realizzazione di un processo di Redenzione e Completamento, come ha spiegato lui stesso. La Redenzione, avvenuta tra il 2014 e il 2016 con un senso di Completamento, ha innescato un nuovo inizio, quello con la band portata a otto membri, nel 2017, dopo il ritorno del polistrumentista Bill Rieflin, assentatosi prima per un anno sabbatico e ancora da questo tour per motivi familiari. Il Mostro è tornato ad avere sette teste, a conferma del suo dna instabile e cangiante.

Su due fronti: in prima linea Gavin Harrison (batteria), Jeremy Stacey (batteria e tastiere), Pat Mastelotto (batteria); in seconda Mel Collins (sassofoni e flauto traverso), Tony Levin (basso elettrico, contrabbasso, Chapman Stick, cori), Jakko Jakszyk (chitarra, voce) e Robert Fripp (chitarra, tastiere), seduto, nel suo studiolo mobile a cielo aperto.

Attaccano la prima parte di un live diviso in due set dal beat, dalla pulsione ritmica delle tre batterie, l’elemento base della materia, di cui sono mastri ed alchimisti, e tuttavia il più effimero per eccellenza, di Hell Hounds of Krim e la standing ovation sulla fiducia è già meritata. Per tutta la sera il trio Harrison-Stacey-Mastelotto produrrà magie, solidi, precisissimi, tecnicamente eccelsi, insieme, lavorando spesso in maniera circolare, senza soluzione di continuità, danno vita a una superbatteria.

Pictures Of a City e Suitable Grounds For the Blues sono il primo boccone di un live, che procederà alternando fasi più ruvide, arcigne, incredibilmente virtuosistiche, a momenti lirici di grande intensità come quelli regalati a partire da Epitaph. È il primo dei pezzi estratti da The Court of the Crimson King, il primo indimenticabile disco della formazione, che nell’arco della serata, esclusa I Talk To the Wind, verrà suonato interamente. One More Red Nightmare, ci catapulta direttamente nell’era di Red, l’ultimo disco dei Crimson prima del temporaneo scioglimento, che li terrà lontani dalle scene dal 1974 al 1981.

A seguire Radical Action apre un loop, che sembra giocare con la forma circolare dell’Arena e che, dalla cellula ritmica da cui tutto era partito, attraverso il lirismo di Islands, il cantabile semi-allucinato di Cat Food e quello matematico di Frame by Frame, puntellata sull’esaltante solo di batterie Drumzilla, si richiude su Radical Action II. Nella perfezione del cerchio, però, sta l’immobilità, l’antitesi di quello che serve alla musica e a chi la serve, un equilibrio ideale da distruggere immediatamente per progredire. I King Crimosn lo fanno con Level Five, qui e per questa volta, prima di concludere il set one di un concerto, già a questo punto, grandioso.

Rientrato in scena il Mostro a Sette Teste torna a ipnotizzare l’Arena con The Sheltering Sky e The ConstruKction of Light. Il virtuosismo di questa formazione sembra non avere confini, lo conferma la storica Cirkus – come tutti i pezzi fin qui eseguiti, inevitabilmente riarrangiata, ma mai in maniera invasiva – e a seguire Neurotica. Il pezzo anticipa uno dei momenti più belli del live costituito da Moonchild, arricchita dai solo di contrabbasso di Levin, di un trascendentale Fripp, con una nuova improvvisazione davvero lunare tra effettistica fuzzy e dinamiche che vanno dalla quiete a esplosioni parossistiche, e dal piano di Stacey, dal quale erutta, senza soluzione di continuità The Court of the Crimson King: un trionfo.

Siamo in dirittura d’arrivo, ma il viaggio in cui ci porterà il Re Cremisi prima della fine basterebbe per un concerto intero, perché, se Indiscipline lascia libero sfogo al virtuosismo di questa formazione, capace di abbracciare e rendere egregiamente l’intera produzione dei Crimson, Starless, con il palco tinto di rosso cremisi, regala un’esperienza difficile da descrivere. Per molti è il pezzo più bello dei King Crimson, probabile, ma quello che è certo è che all’Arena di Verona, ieri sera ha lasciato il segno.

Potrebbe non esserci altro, invece, il Mostro a Sette Teste ne ha ancora e tanto. Rientrati in scena, Fripp e soci si scagliano in un’esecuzione indemoniata di 21st Century Schizoid Man, arricchita da un memorabile solo di Gavin Harrison alla batteria. È la fine e l’Arena è di nuovo tutta in piedi per i King Crimson, semplicemente immensi.

Scaletta:
Hell Hounds of Krim
Pictures of a City
Suitable Grounds for the Blues
Epitaph
One More Red Nightmare
Radical Action
Islands Cat Food
Frame by Frame
Drumzilla
Radical Action II
Level Five

The Sheltering Sky
The ConstruKction of Light
Cirkus
Neurotica
Moonchild
The Court of the Crimson King
Indiscipline
Starless

21st Century Schizoid Man

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