Onstage
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L’ultimo atto del più grande Rock’n’Roll Show

Correva l’estate del 1979: davanti ad un piccolo negozietto di dischi al mare fui colpito da una copertina in vetrina che annullava completamente le altre. Quattro volti mascherati che guardavano fissi nel vuoto, come se mi stessero chiamando, come se volessero comunicarmi qualcosa: era la copertina di Dynasty, fresco di stampa. Avevo appena nove anni, ed ogni giorno facevo quella strada tornando a casa per vedere quella copertina: la guardavo, la riguardavo, mi apparteneva enormemente e man mano che passavano i giorni sentivo i quattro loschi figuri sempre più vicini, fino a quando comprai l’LP con la mia mancetta, per averli per sempre accanto, anche se all’epoca non avevamo neanche il giradischi.

La passione per i Kiss va al di là della musica. I loro modi, i loro comportamenti, le loro attitudini, sono delle icone sociali imponenti che hanno invaso la vita e la storia musicale di molti per oltre quarant’anni. In decine di migliaia sono accorsi al loro ultimo tour, che per due anni filati girerà tutto il mondo per sancire la fine di una delle favole musicali più amate di sempre.

L’affetto più grande è il saluto dei bambini: piccoli, alcuni piccolissimi, truccati, mascherati, con sfarzose magliette colorate, che sulle spalle del papà battono le mani, si sbracciano e seguono con entusiasmo il rocambolesco spettacolo che per oltre due ore va in scena davanti ai loro occhi.

Lo show è un emozionante riassunto di tutte le loro inimitabili peripezie: festa, provocazione, sfrontatezza, genio, illusione, finzione, coinvolgimento e fottuto rock’n’roll. Per capire i Kiss il segreto è non farsi troppe domande, ma buttarsi a capofitto ad affrontare la vita con la loro stessa passione, senza troppe attenzioni, senza curarsi di piacere a tutti, divertendosi e facendo divertire.

La scaletta è quella annunciata, dove le proposte musicali sono affiancate da un’interminabile numero di effetti speciali: fiamme, esplosioni, raggi laser, piattaforme mobili che si alzano e si abbassano, palloni giganti sul pubblico e molto altro ancora. Numerosi i momenti da ricordare: Gene Simmons, in splendida forma anche vocale, esegue God Of Thunder da un’altezza impropria, Paul Stanley si lancia tramite una carrucola sul palco luci di fronte al main stage per intonare Love Gun e l’inno I Was Made For Loving You, Eric Singer esegue al piano Beth, rievocando le gesta di Peter Criss, storico batterista degli inizi.

La festa finale è dedicata alla potentissima Rock And Roll All Nite, dove la band lascia spazio ancora una volta alla voce del pubblico che sovrasta quella dei musicisti. Un addio imponente quindi, un’ultima presa in giro al mondo che impone schemi, costrizioni e privazioni. Ci mancherà la loro teatralità, il loro eccesso, la loro voglia interminabile di stupire. Ci mancherà soprattutto un piccolo gruppo di amici irriverenti che con la scusa della musica ci costringeva un po’ ad essere monelli, perché a noi tutto questo ci faceva divertire un casino.

La scaletta del concerto
Detroit Rock City
Shout It Out Loud
Deuce
Say Yeah
I Love It Loud
Heaven’s on Fire
War Machine
Lick It Up
Calling Dr. Love
100,000 Years
Cold Gin
God of Thunder
Psycho Circus
Let Me Go, Rock ‘N’ Roll
Love Gun
I Was Made for Lovin’ You
Black Diamond
Beth
Crazy Crazy Nights
Rock and Roll All Nite

Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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