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Korn: 20 anni fa usciva Issues

Issues, il quarto album dei Korn, pubblicato il 16 novembre 1999, viene dato alle stampe a circa un anno di distanza da Follow the Leader e dal suo strepitoso successo commerciale. Ma, pur con l’intenzione di battere il ferro finché ancora caldo, a differenza del precedente lavoro e nonostante le fortune in termini di vendite (con un significante debutto al numero uno della Billboard 200), Issues vuole rappresentare un ritorno alla rabbia degli esordi.
Una mossa coraggiosa, soprattutto in un periodo in cui diverse allora giovani band del filone nu metal (leggi alla voce System Of A Down e in particolar modo Slipknot), cavalcando l’onda lunga della popolarità del genere, stavano iniziando a stare con il fiato sul collo a Jonathan Davis e soci. Una mossa che è stata supportata dal consenso globale, sia del pubblico che della critica.

Sono in molti a considerare Issues il canto del cigno dei “veri” Korn. Una formazione che per parafrasare una celebre frase di un’altrettanto famosa pellicola, ovvero Donnie Darko, “nasce con la tragedia nel sangue”, soprattutto per quanto riguarda il frontman, che fin dal primo disco, ha sfogato un passato di abusi, rabbia, depressione e paranoia nei suoi testi e con il suo modo di cantare unico, capace di dipingere il malessere di un’intera generazione, attraverso il proprio. Anche nel quarto album della band di Bakersfield i trascorsi del vocalist continuano a tornare a galla e ad essere il fulcro attorno al quale tutto ruota (anche se, bisogna ammettere, tragedie ben più radicate nel presente torneranno a tormentarlo e suo malgrado ispirarlo in periodi più recenti).

Pur senza l’imprevedibilità nevrotica e l’effetto sorpresa degli esordi, Issues non vede alcun calo di tensione. Dopo l’immancabile cornamusa presente nell’intro Dead, si parte con Falling Away From Me, bomba a orologeria guarda caso scelta come primo singolo, accompagnato da un videoclip promozionale (diretto da un certo Fred Durst), che riscuoterà un successo globale grazie ai continui passaggi su MTV. Anche gli altrettanto disturbanti video di Make Me Bad e Somebody Someone faranno il giro del mondo, e a proposito di MTV, lo zampino dell’ormai ex emittente televisiva musicale si fa sentire pesante anche per quanto riguarda la copertina di Issues, proprio per il fatto di aver indetto un concorso tra i fan dei Korn per la realizzazione della cover del disco, di cui ne esistono quattro versioni differenti.

Tornando al contenuto dell’album, il quarto full-length di Davis e compagni prende le distanze da Follow the Leader, evitando forzature commerciali e troppo orientate verso hip-hop o funky, pur basandosi sul pulsare impazzito del basso di Fieldy, ma focalizzandosi piuttosto sull’aspetto più pesante di alcune composizioni come la già citata Somebody Someone, No Way o Counting, o meglio ancora la conclusiva Dirty, e i suoi infiniti minuti di rumore statico che ci accompagnano fuori dal mondo Korn del tutto storditi, shockati dalle brutture del mondo e dalla bassezza a cui certi esseri umani possono arrivare, lasciando un vuoto interiore difficilmente colmabile, come insegna lo stesso Davis.

Tra milioni di copie vendute ovunque, dischi di platino, Grammy Awards, alti e bassi, sperimentazioni più o meno riuscite (vedi l’avvicinamento alla dubstep e le collaborazioni con Skrillex), clamorosi avvicinamenti alla religione e altrettanto inaspettati avvicendamenti in line-up, i Korn ad oggi sono tra i pochi gruppi nu metal sopravvissuti al lento declino del genere. Pur senza toccare le vette dei primi album, i Nostri riescono ancora a scuotere le coscienze (e il particolarmente ispirato The Nothing è lì a dimostrarcelo) e a raccogliere sempre nutrite schiere di fan durante i loro live.

Chiara Borloni

Foto di Francesco Prandoni

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