Onstage
Foto-concerto-lany-milano-25-febbraio-2019

LANY a Milano: forma o sostanza?

Di ritorno a Milano dopo averla solo assaggiata la scorsa estate agli I-Days, i LANY si riaffacciano all’ombra della Madonnina per uno show tutto loro. Stavolta per Klein e soci non c’è il sole né il prato dell’ex Area Expo ai piedi del palcoscenico, ma tanti ragazzi venuti solo per ascoltare le loro canzoni in una mite serata di fine febbraio. La band di Los Angeles sale sul palco poco dopo le 21 davanti ad una platea variopinta, incredibilmente dominata da adolescenti di origine asiatica. Ne sono così tanti che per qualche minuto ho temuto di aver preso per sbaglio un tram per Hong Kong.

La prima canzone in scaletta è Thick and Thin, apripista anche dell’ ultimo album della band Malibu Nights, uscito lo scorso ottobre per Polydor Records. Nonostante la forte “americanità” del progetto (basti pensare che il nome della band fonde gli acronimi delle due città più note degli Stati Uniti, Los Angeles e New York), il set è tutto sommato minimale e non presenta particolari effetti wow. A dominare i palco è un maxi led progettato su due livelli: sul piano rialzato sono posizionati i tre musicisti, mentre il cantante si trova ad altezza palco, libero di scorrazzare a proprio piacimento.

E in effetti sembra proprio che Paul Klein non se lo sia fatto ripetere due volte, tant’è che già al secondo brano in scaletta l’amatissimo leader dei LANY decide di scendere a farsi palpare dalle prime file, cantando abbracciato ad alcune giovani fan in visibilio.
Il sound della band dal vivo è piuttosto fedele al disco, specialmente dal punto di vista strumentale. Il synth pop dei LANY è terribilmente moderno, a tratti anche troppo. È forse proprio la voce di Klein a soffrire di più, spesso fagocitata dagli strumenti e mai realmente valorizzata dal songwriting dei brani. D’altro canto le proiezioni sul led, sempre diverse tra una canzone e l’altra, comunicano alla perfezione il mood della band, sfacciatamente millenials-oriented, ma al tempo stesso di un piacevole romanticismo metropolitano.

In generale, l’estetica della band, incarnata dal suo frontman, è molto a fuoco ed è questa probabilmente la vera chiave del successo dei LANY. Avete presente quando beccate il filtro di Instagram perfetto per la foto che volete pubblicare? Ecco, la sensazione è che questi ragazzi abbiano centrato in pieno il loro filtro, di cui non ne disdegnano l’uso, anche massiccio. In un panorama artistico nel quale siamo stimolati costantemente con nuovi prodotti musicali provenienti da ogni angolo del mondo, l’avere un’identità ben precisa e riconoscibile è senza dubbio una delle prerogative fondamentali per un artista per non annegare in mezzo a questo mare magnum.
Per tutta la serata, a disposizione del frontman, ci sono una tastiera e un synth posizionati al centro del palco, che Klein suona per la prima volta su I Don’t Wanna Love You Anymore, canzone famosa tra i fan per essere stata scritta al termine della love story tra il cantante e Dua Lipa.

Il pubblico del Fabrique è piuttosto partecipe, anche se a tratti poco coinvolto dai ragazzi sul palco, che preferiscono andar dritti lungo la scaletta. Le prime parole rivolte al pubblico arrivano oltre la metà del concerto, quando al termine di Valentine’s Day Paul ringrazia tutti, “È bellissimo essere qui”.
Il momento più rilevante dello show è la performance di Malibu Nights, traccia che dà il nome al loro ultimo disco e che i LANY eseguono immersi in un magico cielo stellato, che fa piombare l’intera venue nel bel mezzo di una notte d’estate, tra albe alcoliche e amori infranti.

I due brani proposti nell’encore, Thru These Years e ILYSB sono l’ultima scarica di adrenalina prima del saluto finale ai tanti fan milanesi accorsi questa sera al Fabrique.
Ciò che sicuramente traspare dal live e, più in generale, dal progetto LANY è tanta coolness, per dirla alla milanese: tutto molto figo e curato, modernissimo e paraculo. Ma proprio come accade quando torni a casa dopo essere uscito con la più bella della scuola, poi ti chiedi: “È tutto qui o c’è dell’altro?”. Ecco, la mia sensazione è che per spiccare definitivamente il volo ai LANY manchi qualcosina, nello specifico un po’ di verità, intesa come quella sana disperazione che ti fa arrivare dritto al cuore della gente.

Michelangelo Paolino

Foto di Francesco Prandoni

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI