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Lazza all’Alcatraz: tre show in uno

Quando un rapper che si definisce cafone nell’attitudine si mette a suonare un pianoforte bianco sul palco dell’Alcatraz, potrebbe essere che quel live si trasformi in un Grosso grasso matrimonio Gipsy, zarro ed elegante allo stesso tempo, con le ospitate a impersonare i parenti ubriachi e casinisti, in breve: uno spettacolo bellissimo.

L’Alcatraz è inondato da una marea umana di ragazzi, su per giù coetanei di Lazza, che muove il braccio a tempo creando un effetto onda. Il rapper milanese fa il suo ingresso sul palco in rosso, cantando Per Sempre. È emozionato: “Questa sera sono molto teso, perchè ci tengo a fare bella figura nella mia città. Mi viene la pelle d’oca quando vi sento urlare”. Con lui sul palco Dj Slait e Low Kidd, quelli della 333 Mob, quelli che, dice Lazza: “Mi hanno salvato la vita”. Lazza celebra la sua squadra, i suoi fratelli, ogni volta che salgono sul palco. Il primo a raggiungerlo è Giaime, con cui si esibisce su Fiori, per poi raccontare: “Tre anni fa ho suonato al Barrio’s e forse, a quantità di pubblico, c’era solo la prima fila dell’Alcatraz. Giaime peró con me c’è da sempre, anche da prima. Le amicizie vere non muoiono mai, raga”.

Il primo atto della tappa milanese è quello più maleducato, “Questa sera non vi vedo abbastanza maleducati raga” urla Lazza dal palco prima di attaccare con il pezzo omonimo. Le basi di Dj Slait pompano un’atmosfera carica che Lazza padroneggia benissimo: Netflix, Zzala, Iside, 24H, DDA portano verso un inaspettato momento di vuoto e buio sul palco. Nel brusio generale fa il suo ingresso in scena un secondo pianoforte, questa volta nero, al lato opposto di quello bianco, creando una sorta di triangolo delle meraviglie con la console targata Re Mida al centro.

Un uomo con i capelli bianchi e completo elegante si siede al piano nero e comincia a suonare. Da fuori campo Lazza rappa, senza autotune, una delle sue canzoni più intime: “Tu non sai che cosa ho visto / Giallo tra le mani di mio padre / Che alle si accende già una Winston / Che mi guarda con la faccia / Di uno che è sconfitto ma comunque ha vinto” l’inizio del secondo atto con Ouverture è tanto disorientante quanto emozionante. Sulla stessa canzone attacca la base originale e Lazza entra sul palco generando quel misto irresistibile di cafonaggine e dolcezza che si ripeterà per quasi tutti i brani del secondo atto.

“A chi piace l’hip-hop? C’è qualcuno a cui l’hip-hop fa ancora muovere il braccio a tempo? Perché è esattamente quello che dovete fare sul prossimo pezzo. Maestro, quando vuoi” le note di pianoforte di Re Mida si spargono per l’Alcatraz mentre il pubblico davvero le segue muovendo il braccio. Lazza, che ha studiato pianoforte al conservatorio per anni, prova a dare il tutto per tutto e, per la prima volta, si esibisce live sia suonando il piano che cantando, sul ritornello di Catrame. Le luci di torce e accendini si accendono e poco dopo, lo raggiunge Tedua per il feat. Morto Mai anticipa una Ouver2re suonata da Lazza in versione solo piano, che brilla sul palco come unico punto luminoso.

È il momento del terzo cambio di scena e abito, Lazza riemerge sfoggiando un paio di Balenciaga e inaugurando l’atto più denso di ospitate con “quello che è il mio rapper preferito” Gué Pequeno. Gucci Ski Mask e Montenapo ristabiliscono una buona quota di arroganza fatta di occhiali da sole, vestiti firmati, basi che spingono e luci intermittenti. Lazza dà tutto sé stesso alla sua Milano, in quello che racconta essere il live più lungo del suo tour. “Ho un messaggio per i miei colleghi che usano il playback – dice tra un pezzo e l’altro – andate affanculo”. Il pubblico milanese risponde sempre carichissimo e quando Lazza e Low Kidd cantano I bambini fanno Mob, tutti in coro replicano: “Mob, Mob, Mob”. Sul palco si alternando Dani Faiv “Questo qui l’ho conosciuto che faceva 800 views su Youtube ma ve lo dico, sarà il prossimo a riempire così l’Alcatraz”; Nitro per Mob; Fabri Fibra su Box Logo e Lario; Capo Plaza per la hit Gigolò. La scaletta passa anche per “la più grande hit che abbiamo, forse perché è dedicata a qualcuno”, Porto Cervo e Ho paura di uscire.

Alla fine del terzo atto, Lazza è esausto ma felice e prima di chiudere vuole regalare al pubblico un bis: “Siccome crescendo è giusto comunque parlare d’altro e usare atmosfere diverse, non solo cafonate, se c’è qualcuno di innamorato mi alzi una mano che gli vorrei dedicare quest’ultimo pezzo. Una cosa tranquilla visto che sono parecchio stanco tipo…”: Gucci Ski Mask riparte a tutto volume e Lazza fa crollare l’Alcatraz.

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Cosa succede quando, durante il live, un rapper che si definisce cafone nell’attitudine si siede a un pianoforte bianco e inizia a suonarlo? Una mezza magia. @thelazzinho rapisce l’Alcatraz per due ore di spettacolo, il più lungo di tutto il tour: tre cambi di scena e di abito, al suo fianco @slait e @lowkidd333 e una marea di ospiti che, in realtà, sono fratelli: «Tre anni fa ho suonato al Barrio’s e forse, a quantità di pubblico, c’era solo la prima fila dell’Alcatraz. @giaimeroquai peró con me c’è da sempre e anche da prima. Le amicizie vere non muoiono mai, raga», racconta dopo il feat su #Fiori. Lazza, emozionato, ci tiene a fare bella figura nella sua città e quando chiama la sua Milano, i bambini e le bambine fanno, come una sola, fedelissima, voce: «MOB!» • • ✍️: @_annazucca 📸:@misselenadivincenzo • • #lazza #remida #remidaaurum #remidalive #remidapianosolo #rap #concerti #concertiitalia #concerti2019 #concertimilano #showyourpassion #onstagemagazine

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Anna Zucca

Foto di Elena Di Vincenzo

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