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Lewis-Capaldi-Divinely-Uninspired-2019

Lewis Capaldi: «Suonare live è il motivo per cui ho iniziato a fare musica»

Ci saluta tutti, uno a uno, Lewis Capaldi quando entra nella sala conferenze della discografica milanese dove lo abbiamo incontrato ieri, in occasione del suo primo passaggio promozionale in Italia. Ci tornerà il 30 ottobre con un’unica data al Fabrique di Milano, già sold out, come, del resto, tutto il suo primo tour da headliner, messo in vendita quando il suo full length d’esordio, Divinely Uninspired to a Hellish Extent, non era ancora uscito e andato tutto esaurito in tempi da record.

Un evento davvero singolare, così partiamo proprio da lì nella nostra chiacchierata con Lewis, che ci spiega con quell’accento scozzese, tanto accattivante, quanto scarsamente intelligibile, quanto siano importanti per lui i live. «Non avrei mai potuto immaginare una cosa del genere, ma sono felice che sia successo, perché è bello fare dei tour e anche dei soldi – ride -. Suonare live è la mia cosa preferita e il fatto che la gente paghi un biglietto per venire ai miei show è onestamente incredibile per me. Se in futuro tutto dovesse scomparire, se non vendessi più così tanti dischi, ma mi rimanessero i live, per me sarebbe abbastanza, perché è la parte migliore di quel che faccio e mi piace incontrare le persone che mi stanno dando un lavoro. Suonare dal vivo è quasi come un ringraziamento, un grazie di cuore per aver reso tutto questo possibile e suonare live è il motivo principale per cui ho iniziato a fare musica, quindi sono felice. Quantomeno non mi ritroverò a suonare le mie canzoni da solo nella mia stanza».

Il disco, uscito il 17 maggio di quest’anno, invece ha totalizzato cifre da capogiro, a coronamento di un percorso, in cui a segnare il passo sono stati due EP – Bloom (2017) e Breach (2018) – e svariati singoli, tra cui Bruises, Fade o Grace. Un avvicinamento all’esordio vero e proprio nel corso del quale Lewis ha aperto date per Rag’n’Bone Man, Milky Chance, Sam Smith; partecipato ai più grandi festival internazionali, dal Bonnaroo al Reading & Leeds Festival; collezionato riconoscimenti da ogni parte, fino alla nomination di quest’anno ai Brit Awards per il Critic’s Choice Award, alla vittoria dell’MTV PUSH: Ones to Watch 2019, votato direttamente dal pubblico; fino ad arrivare al botto, quello vero, con il singolo Someone You Loved, che oggi conta oltre 507 milioni di streaming su Spotify. Cifre da cui è ancora lontano il nuovo Hold Me While You Wait, a quota 77 milioni e passa, ma diamogli tempo.

«Alla fine dell’anno scorso siamo arrivati a un punto in cui stavamo facendo dei concerti molto buoni nel Regno Unito. A Glasgow abbiamo suonato due date in una venue da duemila persone, ma non avevamo mai avuto successo da chart. In quel periodo avevo iniziato a pensare: ok, non avremo mai un singolo di successo, forse con l’album riusciremo ad entrare nella Top 40 e sarebbe un buon risultato, ma avevo anche un buon numero di show in programma, quindi ero felice – racconta -. Poi ho scritto Someone You Loved. In realtà avevo iniziato a scriverla poco prima di quel tour, ma poi è uscita quando ne rimanevano appena due date, a novembre 2018. Mi piaceva e volevo pubblicarla ed è incredibile come di questo pezzo stiamo parlando ancora oggi: settembre 2019».

«Sì, pensavo che alle persone che già ascoltavano la mia musica sarebbe piaciuta – continua -, ma non pensavo che avrebbe aperto le porte a un nuovo audience. La verità è che io scrivo canzoni e basta, oltre a questo non ho la più pallida idea di quello che sto facendo. Scrivo canzoni che mi piacciono e che mi piace suonare live, queste sono le uniche due cose che so con certezza, tutto il resto lo devo al mio management, al mio agente e alla casa discografica. Non do per scontato che andrà così anche in futuro, ma per ora sono felice, perché quantomeno ho un lavoro».

Ha iniziato da giovanissimo Lewis, la prima volta sul palco a quattro anni, poi a nove la chitarra e a undici i primi concertini: «Da bambino ero un pacioccone, non ero un grande appassionato di sport e come vedete non è cambiato molto da allora. Una volta a scuola i miei insegnati hanno detto ai miei genitori che ero così rilassato (laid back), da essere quasi orizzontale. Però sono sempre stato un grande appassionato di musica, ha sempre avuto un ruolo estremamente importante nella mia vita».

Classe ’96, da Whitburn, nei dintorni di Glasgow, Capaldi – che, per la cronaca, è cugino del Doctor di Doctor Who, Peter Capaldi – ha chiare origini italiane da parte di padre. Ironico, dotato di un’energia contagiosa e di una personalità scoppiettante, Lewis è un artista in grado di conciliare gli opposti: la positività e la simpatia, a cui dà libero sfogo sui social (fatevi un giro sul suo profilo Instagram), e la serietà con cui vive la sua musica, che peraltro spesso e volentieri parla di temi seri, vicende o sentimenti difficili da gestire; la passionalità e la drammaticità delle sue canzoni, alle quali però non manca mai quella spontaneità e quella delicatezza di intenzioni necessaria per risultare credibile e entrarti dentro.

Una propensione per gli antipodi, che si ritrova anche nel titolo del disco: Divinely Uninspired to a Hellish Extent. Arriva dal verso di una canzone, che non è stata inclusa nell’album, perché non era ancora pronta, ma che con ogni probabilità entrerà nel prossimo lavoro. «Broken by desire to be heavenly sent, divinely uninspired to a hellish extent (Distrutto dal desiderio di essere mandato dal cielo, divinamente non ispirato a livello infernale)», recita e con tutta la sua portata negativa, il titolo voleva essere una provocazione per il mondo discografico, ma cosa volete, è fatto così.

«È una cosa che non posso cambiare o soffocare, sono semplicemente fatto così, se poi ti piace la mia musica, fantastico, se non ti piace, f*****o! No, no, no, scherzo – ride -, però non è che mi sveglio la mattina e penso: ok, oggi voglio essere un tipo divertente su Instagram. Non ci penso e forse è proprio per quello che ci pubblico certe c*****e. D’altro canto non scriverò mai una canzone divertente, la musica la prenderò sempre molto sul serio, perché prima di ogni cosa sono un musicista e magari sono un po’ s*****o, ma non sono un comico».

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