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Ligabue Made In Italy film presentazione roma 2018

Ligabue: “Fare film è come progettare le emozioni, è faticosissimo”

Ci ha messo vent’anni dal debutto dietro la cinepresa a tornare al cinema, Ligabue: il nuovo film Made In Italy, nato dallo stesso concept del suo omonimo ultimo disco, arriva a distanza di due decadi da Radiofreccia e a diciassette da Da zero a dieci, chiudendo così l’ideale “trilogia della provincia” che il cantautore emiliano non si stanca mai di raccontare. È il suo mondo, è quello che conosce meglio e dove vive da sempre, ed è quello a cui torna per descrivere le storie che gli interessa narrare, dal particolare al generale.

Il film racconta un particolare momento della vita del protagonista Riko (Stefano Accorsi), un uomo della classe operaia italiana che a più di quarant’anni è in crisi praticamente con tutta la sua vita. La trama di Made in Italy è tutta incentrata sulle difficoltà che precedono i cambiamenti: il film di Ligabue è il racconto in piccolo di quello che è l’Italia in crisi di oggi, tra necessità di smuovere le acque, da una parte, e, dall’altra, il mondo che naturalmente, multiculturalmente, è destinato tra mille casini ad andare comunque avanti.

Ambientato in quella Reggio Emilia che è il cuore di Ligabue, il film è nato assieme al disco pubblicato due anni fa: “È anacronistico fare un concept album negli anni Duemila, mi rendo conto” sorride Liga al microfono di fronte alla platea del cinema Adriano di Roma. “Il fatto di chiedere di ascoltare un album intero è al limite della presunzione, ma è quello che volevo fare a questo punto della carriera. Poi ho chiamato Procacci e sono cadute tutte le scuse che avevo per non fare film (ride). Mi sono riavvicinato alla regia perché avevo una storia” spiega senza troppi fronzoli, ammettendo che è tutto un altro tipo di lavoro: “Fare film è un mestiere faticosissimo, almeno per me che sono abituato a far fluire le emozioni su un palco. È un po’ come progettare le emozioni, pezzettini di pochi secondi devono riuscire a produrre qualcosa di cuore”.

Ligabue Made In Italy film foto presentazione Roma 2018

Dato che quella di Riko è una storia di cambiamenti, Ligabue parte dal tema centrale del film: “Siamo consapevoli che il cambiamento faccia paura, siamo propensi a pensare che non porti buone cose. Se ti fissi su 2-3 certezze, poi, è ancora più difficile. Però cambia sempre il nostro modo di guardare le cose, è come noi reagiamo agli eventi a produrre la nostra realtà” approfondisce il cantautore emiliano, citando i due protagonisti interpretati da Stefano Accorsi e Kasia Smutniak: “Riko e Sara vivono in una realtà consolidata e all’improvviso arriva un momento in cui Riko sente tutto stretto: ha bisogno di cambiare il punto di vista e il suo percorso gli permetterà di spostare lo sguardo” spiega.

Una storia di trasformazione personale con l’Italia sullo sfondo: come vede il Liga la salute del suo Paese? “È una fase di incertezza importante. Poi non conta come la vedo io, ma il sentimento che continuo a provare. Ho cominciato a raccontarlo con la canzone Buonanotte all’Italia. Col film volevo raccontare l’amore per questo posto, nonostante tutti i difetti, e le emozioni con gli occhi di uno che ha meno privilegi di me. Un uomo con una vita normale, che ha un rapporto forte con le radici. Questo è un film sentimentale, lo dico in senso positivo: mi interessava raccontare gli stati d’animo di chi è ritenuto poco interessante perché è una persona normale” conclude Ligabue, aggiungendo poco dopo: “Volevo parlare di persone che solitamente non hanno voce. Tutto questo progetto nasce da una visione e da una canzone, Non ho che te, che mi sono ritrovato a cantare in prima persona: parla di un uomo di mezza età che perde il lavoro. Mi piaceva raccontare di una persona, Riko, che quando si ritrova disoccupato perde la propria identità, la propria utilità sociale”.

E di fronte al ripetersi di racconti “fuori e dentro il borgo” dell’Emilia, topos classico tra libri, dischi e film, Luciano Ligabue non ha dubbi: “Non credo di voler spezzare il cordone ombelicale con la provincia. È la mia dimensione, ci vivo da anni. Tendo a voler raccontare le cose che conosco bene”.

Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

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