Onstage

Ligabue racconta il suo Start Tour 2019: «Le dimensioni? Contano»

Mancano pochi giorni alla partenza dello Start Tour 2019, con cui Luciano Ligabue tornerà negli stadi a incominciare dalla data del 14 giugno al San Nicola di Bari e, poi, via per il San Filippo di Messina il 17 giugno, l’Adriatico di Pescara il 21, il Franchi di Firenze il 25, San Siro a Milano il 28, l’Olimpico di Torino il 2 luglio, il Dall’Ara di Bologna il 6, l’Euganeo di Padova il 9 e, in chiusura, il 12 l’Olimpico a Roma.

Abbiamo avuto l’opportunità di assistere, ieri, alla prova generale a Reggio Emilia, a una manciata di chilometri dall’avamposto del rocker di Correggio, che, con la generosità che lo contraddistingue, si è fermato per una chiacchierata con i giornalisti dopo le due ore e un quarto circa di musica suonate a porte chiuse, per un pubblico di addetti ai lavori e qualche caro amico: «I famigerati finiti dentro Siamo ancora noi. Ora sono delle star, mi tocca tenerli a bada», scherza il Liga, mentre ci racconta lo show che porterà in giro quest’estate, ancora una volta, Tra palco e realtà.

«Credo che abbiate assistito a una delle prove generali più avanzate che abbiamo mai fatto, nel senso che abbiamo lavorato tanto per una serie di motivi: economicamente ci hanno consentito di farlo e poi per la voglia di tutti e questo è il mio problema: questo palco adesso deve essere smontato e poi dobbiamo aspettare venerdì, mentre nei giorni scorsi abbiamo suonato quatto o cinque ore al giorno qua sopra – racconta il Liga -. Mi piace farlo, soprattutto mi piace farlo quando ho di fronte la gente, lo sapete. Non so se è una dipendenza, forse un po’ lo è, perché io mi reputo fortunato, mi diverto anche con i miei amici nella vita, ma non c’è niente di così divertente come fare un concerto. Quindi: cosa farò domani? Boh, io so solo che domani non passa più, venerdì non arriva e non mi passa più!»

Eh sì, perché mentre parliamo, la grande macchina si sta già rimettendo in moto: quel palco va smontato caricato sui camion e trasportato a Bari, quel bombolone di 58 metri di larghezza per 22 di altezza e 20 di profondità, arredati con sette maxischermi (per un totale di 365 metri quadrati di video led) e le due “L” di Luciano Ligabue, le stesse che, in piccolo, ritroviamo sulla sua chitarra, «ma anche due 7 all’incontrario, perché, come sapete, il 7 è un numero su cui cado sempre». Un palco dinamico, che gioca con la profondità avvolgendo lo spettatore nel cuore dello spettacolo grazie alla struttura, alle lunghe passerelle che entrano nel parterre – «perché vorrei un’immersione un  po’ più fisica con i fans», racconta il Liga – e ai visual proiettai, tra video di animazione e immagini catturate dal vivo dalla regia in 4K, che per la prima volta in Italia utilizza un carrello remotato fronte palco con installata una telecamera anch’essa remotata. Ah, questo è anche il tour del Liga con più luci.

Tecnicismi, lo so, ma che stanno a supporto dell’emozione regalata a questo live da una scaletta, che, tra passato e presente, gioca le carte migliori di una carriera quasi trentennale. «La scaletta è sempre un po’ un problema. Credo che negli stadi, oltre ai fan, vengano persone, per cui è la prima volta e che forse non verranno mai più, quindi ritengo sempre importante far sentire buona parte del materiale nuovo, perché è tutto talmente veloce che se non si fa sentire adesso, poi, non si fa più sentire, ma anche fare una sfilata delle canzoni fra le più famose. Questo giro ho trovato l’escamotage di fare due medley che mi permettono di fare ascoltare un po’ di più, chiaro che fare sentire per intero è un’altra cosa, ma mi piace anche l’idea di dare degli assaggi e sono due momenti che fanno diventare lo spettacolo diverso dai nostri soliti».

Aspettatevi uno spettacolo molto rock, con i pezzi storici, rivisitati con rispetto alla luce delle sonorità di Start, «che soprattutto nella parte ritmica ha un evidente upgrade rispetto al nostro passato», e una scaletta che nel corso delle nove date subirà qualche piccolo cambiamento, come spiega Ligabue: «La parte voce e chitarra cambierà ogni sera, ma è anche la più semplice da modificare, visto che sono solo. Poi ci saranno alcuni cambiamenti abbastanza risibili, una canzone a cui ne alterno un’altra per poter suonare più pezzi di Start nel lungo termine. Devo vedere se farlo anche con La cattiva compagnia oppure no, perché credo che abbia una resa importante e che dal punto di vista del visivo sia uno dei momenti più belli dello spettacolo».

Tra i momenti più belli di uno show, che non conta cali di ritmo o intensità, ci sono brani come Vita morte e miracoli, accompagnato da una serie di visual d’impatto, su cui non facciamo spoilers.«A differenza de La cattiva compagnia, questa canzone parla dei miracoli che hanno a che fare con la vita e di uno che dalla vita vuole ancora farsi stupire. La canzone secondo me è una delle più importanti dell’album, non a caso è la traccia numero 7, non le metto mai lì per caso e mi piaceva anche l’idea di regalare un piccolo shock visivo, per riportare l’attenzione su quello che stiamo facendo», confessa il Liga.

E ancora, Non è tempo per noi, accompagnato da un video a tema ecologista e da un count down, che scorrendo lungo tutta la canzone si ferma sullo 00:01. «Ci sta dicendo che abbiamo ancora tempo, poco, ma abbiamo ancora tempo, quindi è tempo di fare qualcosa. Quello ecologista è un tema, su cui ci siamo esposti anche in passato, perché abbiamo fatto delle cose con Lifegate, spettacoli con impatto zero e, tra l’altro, una delle poche cover che ho fatto in vita mia è quella di Eppure soffia di Bertoli, una delle rare canzoni ecologiste fatte in Italia. È un tema che continuo a sentire e in una canzone come questa mi sembrava che ci stesse».

Sicuramente, però, l’emozione più forte Luciano l’ha provata su Mai dire mai: «L’ho dovuta cantare in maniera controllata stasera. Mi ha emozionato veramente, perché è assolutamente una canzone d’amore, che racconta le prime volte che hanno contato nella storia, che, poi, mi hanno portato a sposare mia moglie».

A viverla insieme a lui, ognuno a modo suo, la sua band con Luciano Luisi alle tastiere e cori; Max Cottafavi alle chitarre, Federico Poggipollini alle chitarre elettriche e cori; Davide Pezzin a basso e Ivano “Tuono” Zanotti alla batteria. «Mi piace sapere di portare un gruppo con me – racconta il Liga -. Io volevo essere un cantautore con il suono di una band, perché ho bisogno delle dinamiche di una band, di avere attorno persone che sono complici e con cui passo volentieri il tempo insieme».

Un tempo che, su e giù dal palco, è arrivato alla soglia dei trent’anni di carriera, da festeggiare l’anno prossimo, magari con un Campovolo? «Sicuramente festeggeremo, ma se mi fate la domanda così a bruciapelo, posso rispondervi con un “so” o un “ni”. Credo che tante cose facciano presagire che sia più un si che un no, però non vorrei che lo deste per scontato, proprio perché è così facile… vediamo, ci potrebbe essere una sorpresa».

Il Liga, però, lo risentiremo prima del 2020, dal 26 settembre al 27 ottobre con il musical Balliamo sul mondo, in scena al Teatro Nazionale di Milano, per la regia di Chiara Noschese e sul quale ha anticipato: «È stata un’idea che è venuta alla casa di produzione e il soggetto è di Chiara Noschese, ma la cosa mi è piaciuta molto, così ho dato il via libera. Poi quando ho visto come stava procedendo ho pensato che mi sarebbe piaciuto dare un contributo nella stesura dei dialoghi, quindi ho dato un contributo nella scrittura del copione».

Ora, però, è tempo di stadi.

Scaletta:

Polvere di stelle
Ancora noi
A modo tuo
Si viene e si va
Quella che non sei
Balliamo sul mondo
Medley chitarra e voce (L’amore conta/Sogni di Rock’n’Roll/Il giorno di dolore che uno ha/Tu sei lei/Un colpo all’anima)
Bambolina e barracuda
La cattiva compagnia
Non è tempo per noi
Marlon Brando è sempre lui
Luci d’America
Mai dire mai
Medley Rock Club (Vivo morto X/Eri bellissima/Il giorno dei giorni/L’odore del sesso/I ragazzi sono in giro/Libera nos a malo/Il meglio deve ancora venire)
Vita morte e miracoli
Niente Paura
Certe Notti
A che ora è la fine del mondo
Tra palco e realtà
Bis:
Certe donne brillano
Piccola stella senza cielo
Urlando contro il cielo

Credito foto: Jarno Iotti

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