Onstage

LightStage, il piccolo paradiso della musica italiana a Sziget 2018

L’Isola di Obudai, su cui – per circa una settimana all’anno – imperversa l’ormai noto Festival Sziget è grandissima. L’evento non occupa l’intero pezzo di terra galleggiante nel Danubio, ma è comunque immenso: perdersi tra le strade è facile, così come scoprire nuove attrazioni, nuovi angoli, nuove idee.

È soprannominata, non a caso, “Isola della Libertà” per l’intera settimana di agosto: qui, se si eccede in positivo e non in negativo, tutto è permesso. È il motivo per cui ogni anno la folla accorre da ogni parte d’Europa, e persino da oltreoceano.

La condivisione è proprio la mission di Sziget che, nello stesso tempo, favorisce anche le iniziative che risaltino le singole culture, che facciano capire agli avventori l’identità di un paese, per coglierne le sfumature migliori. A Sziget, per questo motivo, c’è anche un pezzo d’Italia. Si chiama LightStage e sorge a ridosso dell’Alternativa Camping, il campeggio “italiano”. Ogni anno circa 600 nostri connazionali scelgono di pernottare qui, ma l’area è aperta a chiunque e, di fatto, le richieste da parte degli europei (altri) non mancano: c’è tanta ombra, tanta varietà di scelta (dalle tende semplici alle wooden houses) e, soprattutto, tanto sano e pacato buonumore. Oltre, ovviamente, a tanta musica.

Il Lighstage, di fatto, è dedicato alla produzione italiana: quest’anno, su di esso, si sono esibiti Galeffi, Gomma, Gio Evan, Joan Thiele, LIM, Giungla, Espana Circo Este, Siberia, The Pier, Andead, ma anche i tedeschi Vittoria Fleet e gli olandesi Ooostblok. Sono sei anni – quattro con l’attuale nome – che il LightStage (palco prodotto da Alternativa Events) dà spazio alla musica nostrana (quest’anno l’iniziativa vanta anche la collaborazione con Siae e Mibact, finanziatrici del palco grazie al progetto S’Illumina) e, se è facile incontrare sottopalco tantissimi italiani, va detto che l’area è frequentatissima anche dagli stranieri.

Intorno al LighStage sorgono infatti ristoranti italiani (come il Mambo) e stand dedicati alla nostra terra. Qui per noi è facile sentirsi a casa, ma non dimentichiamoci che siamo a Sziget e che le porte sono sempre aperte a tutti. Quelle della musica lo sono, poi, a prescindere.

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