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Spirito dei Litfiba compie 25 anni

Spirito dei Litfiba esce il 19 Novembre del 1994 segnando indelebilmente la carriera del gruppo. A detta di molti si tratta dell’ultimo grande album del gruppo di Pelù e Renzulli, benché i fan della prima ora già fossero in aperta contestazione con le loro svolte stilistiche. Ma quello che faceva ancora più male al capannello di seguaci era che i Litfiba non fossero più una questione esclusiva. Non erano più underground. I Litfiba erano diventati una questione nazionalpopolare.

25 ANNI FA…
Negli anni ’90 i Litfiba sono una delle eccellenze italiane nell’ambito del rock, un buon nome nato nell’underground e costruito con rabbia e idee, poggiato sui pilastri costituiti dalla Trilogia del Potere che ha dialogato con il decennio degli anni ’80, impregnandosi della sua cultura e al tempo stesso minandola all’interno. Un fuoco rivoluzionario che ha incendiato i testi di Desaparecido, 17 Re e Litfiba 3.

Una critica sociale incastonata in un efficace gramelot di stili che riesce ad unire la cultura nazionalpopolare allargandone le vedute con un internazionalismo che permea tutta la fase compositiva insieme a quella stilistica. Così i richiami ai mostri sacri della new wave e dell’underground nostrano quali Diaframma e CCCP vengono ‘contaminati’ con un attitudine punk e hardcore che richiama un pubblico attivo, vorace, possessivo. E’ da qui che nasce la grande contestazione futura, quando i Litfiba affronteranno il lungo viaggio della Tetralogia degli elementi che poi diventa pentalogia con Infinito e con l’esaurimento definitivo del bacino di ispirazione e conseguente fine della band.

Gli anni ’90 iniziano con le chitarre protagoniste, bei tempi, con le bandane e le corna sopra il cuore. Si gettano le basi di quel rock latineggiante che imperversa in Spirito, si fanno tremare gli altoparlanti nelle nostre camerette con la furia di El Diablo e soprattutto di Terremoto. I Litfiba cambiano, con la morte del batterista Ringo De Palma e con l’abbandono di quello che era considerato il terzo fulcro compositivo, il bassista Gianni Maroccolo.

Parte il progetto dedicato agli elementi. Il fuoco (El Diablo), la terra (Terremoto), e l’aria di Spirito. Ci sarà anche l’acqua (Mondi Sommersi) e un ampliamento con il quinto elemento tempo (Infinito). L’escalation che nasce, cresce e si esaurisce all’interno degli anni ’90 è un chiaro percorso verso l’abbandono del rock a favore di un’apertura apparentemente senza confini verso l’ampio pubblico, inevitabilmente verso l’etichettatura tanto ripudiata e che terrorizza tutti i fan di un gruppo rock: quella del pop.

La continuazione solista di Piero Pelù ha palesato senza possibilità di fraintendimenti l’origine della spinta interna verso questi lidi, che hanno regalato nonostante tutto pietre miliari nel contesto socio musicale del nostro Paese.

In definitiva, se un interessamento alla world music, allo stile tribale, all’esplorazione del contesto acustico poteva essere un interessante ampliamento di un’anima rock riconosciuta e ammirata, la parte che invece si avvicina più alla leggerezza e spensieratezza pop ne ha annacquato gli slanci rivoluzionari, di protesta. Un certo Jovanottismo nell’atteggiamento riguardo temi scottanti come l’attacco al potere, l’integrazione, l’ipocrisia sociale, che non piace al pubblico che rappresenta la vecchia guardia. Già in Spirito questa critica sociale è ancora presente, ma appare intimidita, fuori luogo e a disagio in certe atmosfere più mainstream.

E’ un discorso annoso questo del pop che parla serio e impegnato, che pochi nella storia hanno saputo mescolare senza risultare forzati, anacronistici, anziani vestiti di slogan giovanili. Dall’altro lato però l’immensa massa degli ascoltatori musicali, di quelli che guardavano la tv la sera prima di mangiare o il pomeriggio usciti da scuola, hanno in testa la rimbombante e roboante perentorietà dei ritmi e delle melodie di Spirito, Lacio Drom, Lo Spettacolo. I più impegnati orfani della Trilogia del Potere, incupiti da presagi oscuri dietro parole come ‘Piacere a tanta gente è una gabbia seducente’ vedranno in Spirito non solo la decadenza della propria band, ma di un più generale lassismo della società che darà terreno fertile al periodo storico della cultura dell’ego prima di tutto, della sconfitta definitiva della sinistra politica, della corsa all’autoaffermazione senza coscienza.

Lo svuotamento totale e passivo della nostra scatola cranica, un recipiente per qualsiasi patologia dell’evoluzione, un processo di cui oggi subiamo le conseguenze. L’età, appunto, dello spettacolo (‘deve ancora cominciare’) Così il caso dei Litfiba diventa scottante trovandoci davanti a Spirito, uno dei grandi album del rock italiano, ma che è il seme di una contestazione musicale, culturale, politica di cui i Litfiba si fanno portatori. E da cui verranno distrutti.

IL DISCO
‘La tentazione è puttana, ci fa tutti uguali’ canta Pelù in Tamùrria, giocando con la consapevole svolta pop del prodotto, che però con Lo Spettacolo inizia forte con un riff che celebra la grandezza di uno stile, quello di Ghigo Renzulli, che ha fatto scuola. Il cantato è ancora perfetto qui per cullare questa transazione sonora, espressivo ai massimi livelli registrati nel mainstream.

L’apertura ai balconi internazionali è suggellata dalla scelta di un producer (Rick Parashar) che con i suoi lavori ha dato volto alla musica mondiale degli anni ’90: parlo di Ten dei Pearl Jam e di Temple Of The Dog, tanto per dirne due. Ascoltando Animale di zona si assaporano chiari quei suoni rock alternative che sanno di piovose città oltreoceano e di rockstar inconsapevoli, arrabbiate, incontenibili. Nonostante rallenti bruscamente il ritmo raggiunto dall’iniziale Lo Spettacolo, Animale di zona ha una tensione poeticamente drammatica che fa spola continuativa tra l’opening track e la title track, che introduce quelle che sono insieme i punti di forza e le grandi magagne del nuovo corso.

Ritmi tribali, squisitamente acustici, coretti chirurgici e ritmo irresistibile. I Litfiba sono pronti e impacchettati per ergersi a produttori seriali di tormentoni, e così chiuderanno il secolo e la loro carriera. Sulla stessa onda un po’ zingaresca è Lacio Drom (Buon Viaggio), e gli slogan si fanno globali e senza frontiere, e in questo modo dispersi al vento, innocui. I ragazzini ora hanno un nuovo tormentone nelle imitazioni da presentare agli amici nei pomeriggi che si protraggono nella noia, ai Mike Buongiorno, Celentano e compagnia bella si unisce Pelù con i suoi ‘UUUAAA’ entrando così di diritto nel tessuto socio culturale di una nazione intera. La Musica fa non va oltre allo slogan ‘il mondo è a pezzi e i pezzi siamo noi’ ma è solida, energica, un crescendo che da acustico esplode nell’elettrico. I Litfiba sono ancora una band rock anche quando musicano altri slogan senza denti in No Frontiere, e lo sono in maniera maledettamente convincente nella chiusura di Ora d’Aria.

…E OGGI
La reunion del 2009 ha riportato al pubblico una band che live ha ancora qualcosa da dimostrare e da insegnare, soprattutto al pubblico dei talent che non ha bene idea di cosa voglia dire nascere nelle cantine, innalzarsi a suon di rock dall’anonimato e primeggiare tecnicamente e commercialmente nel marasma del rock pop degli anni ’90.

Oggi i Litfiba sono una band che vive di ricordi, di una professionalità e competenza incontestabile ma che fatica a trovare un registro nella riproposizione di sé. Inevitabile in una band così mutevole, rivoluzionaria, mai stagnante. Almeno finché gli ego di Pelù e Renzulli hanno continuato a fronteggiarsi stimolandosi a dare il meglio, ad andare sempre avanti incuranti delle polemiche. E’ proprio grazie a questa spinta artistica che possiamo godere di album dinamici e marcatori come Spirito. Alcune canzoni sono una finestra dolce amara su una realtà ormai lontana venticinque anni, mentre altre sono talmente assimilate alla cultura della nostra crescita che sono eterne, esistono infinitamente dietro di noi e infinitamente avanti. Esistono come il fuoco e l’aria, la terra, l’acqua. Sono nate e diventate un elemento come l’antologia di cui Spirito è capitolo integrante.

Daniele Corradi

Foto di Elena Di Vincenzo

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