Onstage
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Il report del concerto dei Low a Padova

I Low non sono il tipo di band che fa degli effetti speciali il proprio punto di forza, anzi. E non sono neanche il gruppo che si serve dei media per radunare numerosi fan italiani nelle tre date in programma in aprile, con la prima tappa padovana vera e propria anomalia: non suonano infatti in un teatro o auditorium, ma in quell’Hall che, per una sera, diventa scenario di una musica impegnata e da ascoltare da seduti. Un concerto sold out già in prevendita.

Si presentano sul palco in tre ma il loro concerto è studiato per far apparire la musica come se sul palco ci fosse una big band. E se il merito va riconosciuto al nucleo del gruppo, i consorti Alan e Mimi, è fondamentale anche il contributo del bassista Steve Garrington, che con le sue quattro corde contribuisce alla creazione di un muro di suono che sa essere avvolgente, ma anche travolgente. Entrano in punta di piedi, con un palco caratterizzato da tre colonne che trasmetteranno degli essenziali visual; pochissimi i dialoghi (Alan parlerà per la prima volta al quarto pezzo) e le luci, che lasceranno in penombra la band per quasi tutta l’esibizione.

Se non si fosse ancora capito, ad un concerto dei Low parla la musica, e soprattutto se il tuo ultimo lavoro Double Negative è stato tra i più celebrati dello scorso anno. Una musica che può avere l’incedere lento ma inesorabile di una Quorum, ma anche delle strutture più “convenzionali” come in No Comprende o in What Part Of Me, o sfociare nel mood blues di Always Trying To Work It Out, singolo tratto dalla loro ultima fatica, o in una ballad come Holy Ghost, Nothing But Heart o Sunflower. Ma c’è un momento dove il genio dei Low emerge e viene omaggiato da un lungo applauso, ed è già nella prima metà dello show: dopo una lunghissima Do You Know How To Waltz, caratterizzata da momenti distorti al limite del noise e da momenti più rilassanti, di getto viene proposta una Lazy da cardiopalma, senza alcuna pausa per far rifiatare un pubblico estasiato.

Un gruppo che suona ancora ma che non disdegna lo spazio per l’elettronica, che caratterizza un brano come Fly nel quale, a fine pezzo, verranno presentati per l’unica volta i componenti. Una band umile, fin troppo timida, che le uniche parole che dedicherà ai propri fan saranno quelle di ringraziamento per essere accorsi allo show. Ma se lo scotto da pagare è quello di avere una proposta di qualità in uno scenario mainstream di troppa mediocrità, beh, lo si salda volentieri.

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