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Manowar: Hail To England compie 35 anni

Nel mese di febbraio del 1984 uscì Hail To England, il terzo disco della heavy metal band statunitense Manowar.

35 ANNI FA…
I Manowar del 1984 vantavano già nella loro discografia due ottimi lavori, l’omonimo debutto e Into Glory Ride, disco considerato tra i masterpiece del filone più epico dell’heavy metal e che, durante le sessioni di registrazione, li vide collaborare con Orson Welles nel brano Defender (il pezzo uscirà come singolo nel 1983 e poi nel 1987 su Fighting The World).
Una fanbase che stentava a crescere in madrepatria (otterranno sempre un successo modesto negli Stati Uniti) ma che, già pochi anni prima, stava raggiungendo numeri importanti in Europa, soprattutto in Germania e in quel Regno Unito che tanto stava dando a quel genere. E proprio Oltremanica, nel 1983, il gruppo sarebbe dovuto essere protagonista di un importante tour che, all’ultimo momento, venne cancellato.

IL DISCO
Proprio questo imprevisto fu la scintilla che portò ad Hail To England, un disco che già dal titolo omaggiava gli sfortunati fan. La leggenda narra che l’album sia nato in soli sei giorni, di getto, a conferma della grande creatività che li porterà a pubblicare sei lavori in studio tra l’82 e l’88.
Hail To England rispetto al suo predecessore punta più sull’immediatezza, escludendo la conclusiva suite Bridge Of Death: è un disco di inni, costruito proprio per quella dimensione live che li vedrà protagonisti da qui a poche settimane.
Il lato A merita una menzione speciale, contenendo una sequela di hit che ancora oggi trovano facilmente spazio nella setlist dei loro concerti: Blood Of My Enemies, Each Dawn I Die, Kill With Power e Hail To England sono tracce che entreranno nell’immaginario degli appassionati del genere. Canzoni dove a svettare è la voce di Eric Adams, sorretta dal terzetto Di Maio/Ross The Boss/Columbus che qui punterà molto sull’impatto sonoro.

E OGGI…
Come detto, i Manowar fino al 1988 saranno una macchina da guerra, capace di alternare tour di successo a pubblicazioni la cui media si avvicina ad una all’anno. Basti pensare che già ad ottobre troverà spazio nei negozi Sign Of The Hammer, altro disco che presenterà alcune hit come Thor e canzoni come All Men Play On Ten, canzone dedicata a chi ascolta la musica ad alto volume ma anche alla propria etichetta discografica.
Dopo l’uscita di Ross The Boss, che sancirà anche la fine della lineup storica, il gruppo perderà parte del suo smalto creativo, che rimarrà solo in The Triumph Of Steel, primo disco degli anni Novanta e unico album che può competere con il repertorio degli anni Ottanta. Da lì in avanti il gruppo infatti si dedicherà molto più all’attività live che a quella in studio, dove punterà su una forma più semplice per i propri pezzi.
Una band che diversificherà il proprio business, fondando la propria etichetta Magic Circle Music (vanterà nel roster anche gli italiani Rhapsody Of Fire) e il proprio festival. Una band ormai con la testa allo scioglimento, che avverrà, secondo quanto, dichiarato circa quarant’anni dopo il debutto.

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