Onstage
Foto-concerto-manuel-agnelli-milano-14-aprile-2019

Le confessioni intimiste di una generazione

La vita artistica di Manuel Agnelli ha da sempre due contrapposte linee guida che ispirano e contaminano fin dagli inizi la sua poliedrica carriera. Il suo sfrontato narcisismo e la sua sconfinata voglia di esplorare cose, luoghi, persone e soprattutto sentimenti. Il suo approccio alla musica è di contaminazione, approfondimento e riflessione, non importa se per realizzare i suoi sogni abbia dovuto accettare parziali compromessi, il fine come si dice sovente giustifica i mezzi.

Manuel è partito dalla cantine, dai piccoli club, dai centri sociali, si è da subito preso cura della scena alternativa italiana (ricordiamo il progetto Tora Tora, un festival itinerante per far conoscere il mondo indipendente al grande pubblico), si e’ sempre dato un ruolo da protagonista per portare in ogni modo ed in ogni dove i suoi pensieri, la sua musica, le sue parole. Il tour nei teatri è il compimento di un percorso che grazie anche alla recente notorietà consente a Manuel di fare quello che gli piace, ma godendo di una maggiore visibilità e credibilità che gli consente di essere più padrone delle sue azioni e di proporle a un numero considerevole di persone.

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In un ambiente soffuso, accompagnato da un fantastico Rodrigo D’Erasmo, Agnelli racconta frammenti della sua vita personale, argomenta, spiega, fa sorridere, legge testi e poesie che trafiggono il cuore, affondano, osano. Tutto ovviamente è legato da un’edulcorata colonna sonora che attinge dalla sua creatività e da qualche appassionata cover. I pezzi sono completamenti riarrangiati in forma acustica e minimale, consentendo di rafforzare il significato delle liriche: la forma delle canzoni muta, ma la sostanza del messaggio esplode, fra suono perfetto e attenzione devota del pubblico.

Fuori dai format televisivi e dal classico concept con la band, Manuel spazia senza confini: divertente il racconto legato alla composizione dei pezzi di Hai paura del buio, intimista e personale l’introspezione che lancia Padania. Manuel racconta i suoi sogni da adolescente, le sue scomposte passioni, i suoi viaggi, racconta una generazione che sta invecchiando ma che ha ancora molto da dire a chi forse preferisce stare a guardare, restare in superficie senza mettersi realmente in gioco.

Manuel omaggia il Lou Reed di Berlin, ostico e drammatico, stravolge i Joy Division, suona uno dei brani più irriverenti di Nebraska, uno dei capolavori di Springsteen, racconta la rabbia e ribellione dei Nirvana rieditando efficacemente You Know You’re Right. L’alternarsi di ambientazioni sonore e di un coraggioso storytelling è incalzante. Agnelli mette a nudo e in musica le sue emozioni, con ironia e semplicità: la collaborazione artistica con Mina, le scorribande di una fan veneta a cui dedica Strategie, il bellissimo testo di Ci sono molti modi accompagnato dal suono vellutato del Fender Rhodes, la complicità con Rodrigo che rende tutto piacevolmente scorrevole.

L’ospite a sorpresa nel finale è Claudio Santamaria a cui Manuel affida una drammatica e sofferta interpretazione di Manifesto Populista. Per Poeti, con Amore, un’emozionante e accorato appello alla vita ancora molto attuale. Dopo un infinito numero di bis, Agnelli chiude con Quello che non c’è che sancisce la fine di oltre due ore di uno show intimo, confidenziale, profondo e sfrontato. D’altronde come cita uno dei suoi testi, “L’unica cosa che è immorale è la banalità”.

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Claudio Morsenchio

Foto di Emanuela Giurano

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