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Marco Mengoni a Milano, cronaca di un successo

Anticipato dal successo delle cinque anteprime europee di Berlino, Zurigo, Monaco, Parigi, Madrid e dopo la strepitosa prima italiana del 27 e 28 aprile al Pala Alpitour di Torino – con l’inizio del concerto trasmesso in streaming sulla sua pagina ufficiale e, per la prima vota, su molte altre, grazie al cross-posting – l’Atlantico Tour di Marco Mengoni è sbarcato ieri al Mediolanum Forum di Assago per la data inaugurale del poker di live da tutto esaurito, che, fino al 5 maggio, lo vedranno protagonista nella più grande venue indoor milanese.

Un atteso ritorno sul palco quello del Re Matto, che arriva a tre anni esatti (era proprio il 28 aprile) dalla partenza del tour precedente, ma soprattutto a supporto di un disco maturato nel corso di due lunghi anni, viaggiando in giro per il mondo a raccogliere esperienze e input, scoprendo gli altri e ritrovando se stesso: Atlantico. Il suo pubblico lo stava aspettando, come testimoniano gli oltre 200mila biglietti venduti per le venti date di questo tour, e Mengoni lo ha ripagato con uno show spettacolare, elegante e pieno di calore, che, nello spazio di quasi due ore, racconta tutta la sua evoluzione e crescita artistica. Una consacrazione.

Ideato da Marco stesso con Claudio Santucci per Giò Forma, lo spettacolo espande l’idea di live oltre la consueta dinamica palco/parterre. Dopo il flash mob che nel pomeriggio lo aveva visto sfilare per le strade del centro di Milano al seguito della Banda d’Affori sulle note del nuovo singolo Muhammad Alì, Mengoni ha accolto il suo pubblico con una serie di attività interattive, fruibili grazie all’App di Marco Mengoni (arrivata a quota 200mila download) a contorno del palco. Lo spettacolo dell’Atlantico Tour, infatti, è iniziato già nel foyer del Forum con gli Atlantico Gates, particolari cornici che, utilizzando la tecnologia della realtà aumentata, inquadrati con il telefono conducono il pubblico, anche da casa, in tre diverse esperienze: l’immersione nelle prove del live, un giro sul set del video di Muhammad Alì a Ronciglione o a Sabaudia per camminare insieme a Marco sulla spiaggia della campagna Planet or Plastic?. Alla fine della loro vita gli Atlantico Gates saranno donati all’Associazione Outsider, che si occupa dell’integrazione e del sostegno alle persone con disabilità e che darà una nuova vita ai materiali, riciclandoli in oggetti come borse, sacche e accessori. Entrato nel palazzetto, poi, in attesa dell’inizio del concerto, il pubblico è stato invitato a giocare al Marco Mengoni Live Quiz, una sfida all’ultima curiosità che mette a confronto i fan più sfegatati del cantante di Ronciglione.

Il tempo vola, ed eccoci al momento più atteso: anticipato dai coristi e dalla band nascosti dietro un kabuki con un intro dal carattere tribale, Marco attacca con Muhammad Alì una scaletta di venticinque pezzi, più un medley, divisa in tre parti da due monologhi, Sei Tutto, scritto da Marco con Alessandra Scotti su un cartone realizzato per Atlantico Tour da Cristian Eduardo, Carlos Caipa e Diego Molina, e Mondo Loon, un invito a riflettere sui titoli forti dei giornali di tutto il mondo, firmato sempre Mengoni-Scotti. Caduto il kabuki si svela la scena, pure su tre livelli: un fondale industriale che delimita la scatola scenica, un vero e proprio muro di ferro e lamiera da 7 tonnellate di peso, customizzato con barre led, a cui si sovrappone uno schermo trasparente ad altissima risoluzione realizzato su misura per questo show, in grado di scomparire completamente all’occorrenza e il citato kabuki. Il resto lo fanno le luci curate da Jordan Babev (Phoenix, Editors), 500 corpi luminosi e 12 sorgenti laser di ultimissima generazione, che sottolineano ritmo e atmosfere del concerto, incorniciando una scena movimentata da 150 motori. Insomma uno show che si trasforma via via sotto gli occhi dei presenti, pensato davvero in grande, ma alle fondamenta del quale, rimane lo scambio delicato, spontaneo e diretto di Mengoni – elegantissimo nei tre vestiti di scena firmati da Armani – con il suo pubblico.

Tre sezioni, si diceva, la prima dominata da pezzi più puramente pop della sua produzione, roba forte, come Voglio, Ti ho voluto bene veramente, In un giorno qualunque, Atlantico o Pronto a correre e da soluzioni lineari, in bianco, nero, blu. Ci mette davvero poco Marco a rapire un pubblico, da cui è amatissimo e che nel corso della serata gli tributerà diverse ovazioni spontanee. Dopo il primo monologo e La ragione del mondo, si apre una parte del live dai toni decisamente più caldi e musicalmente venato di quell’aspetto world music, che è scritto nel dna di Atlantico. Così Buona vita si contamina con Chan Chan, il celebre brano di Compay Segundo – Buena Vista Social Club; Proteggiti da me è introdotto da un omaggio, affidato ai coristi, a Sam Cooke con il classico gospel A Change Is Gonna Come; Dialogo tra due pazzi, brano nato con mood afro, in realtà cela un antico canto calabrese, un omaggio alle sonorità in levare di Graceland, mentre la scena ci regala un cielo africano abbracciato dai colori caldi di un’alba che arriva.

Eccezionale Mengoni – sono suoi tutti gli arrangiamenti – che dà sfogo in questa parte al suo virtuosismo vocale, accompagnato da una altrettanto eccezionale band composta da Christian Rigano (direzione musicale, piano e tastiere), Giovanni Pallotti (basso), Peter Cornacchia (chitarre), Davide Sollazzi (batteria), Massimo Colagiovanni (chitarre), Leonardo Di Angilla (percussioni) e, ai cori, Barbari Comi, Moris Pradella (anche chitarra) e Yvonne Park. Lo show ormai è decollato alla grande e se La casa Azul ci trasporta in Messico con i suoi suoni e i bellissimi visuals, Amalia, chiude splendidamente questa sezione con un tocco portoghese/brasiliano.

La terza parte del live si apre dopo il secondo monologo e, attraversato l’Atlantico, ci riporta ai brani storici della produzione di Mengoni, su tutti Guerriero, cantata spingendosi sulle passerelle laterali sopraelevate, quasi a toccare il pubblico delle tribune. C’è una qualità confidenziale nell’accenno al piano di L’essenziale o nel medley 20 sigarette/Le cose che non ho/Non passerai. Spettacolare Esseri umani, sulla quale Marco scala la parete industriale del fondale, apparendo sospeso nel cuore pulsante della scenografia 3D, che batte in sincrono con i movimenti di Marco, mentre Credimi ancora comprende un mash up con Amazing di Kanye West e Pastime Paradise di Stevie Wonder.

C’è soprattutto tanto pubblico in questa parte dello show, non che sia mancato nelle altre, ma qui si canta tutto e si celebra una storia d’amore lunga dieci anni, un’unione che raggiunge l’apice nel bis con L’essenziale, cantata all’unisono dal Forum, sotto gli occhi di un Mengoni visibilmente emozionato, che commenta: «Ragazzi, Milano ormai mi ha adottato, ma così mi fate venire uno sciupùn!». Hola è la celebrazione finale, ultimo atto di uno show, che racconta di una carriera costruita sul talento cristallino di Marco, ma con duro lavoro, passo dopo passo, seguendo cuore e istinto, senza mai perdere quell’onestà sentimental-intellettuale che, forse, è l’ingrediente principale del successo, quello vero.

Cinzia Meroni

Foto di Elena Di Vincenzo

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