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I Massive Attack a Milano e lo spettacolo inconscio del proprio io

I Massive Attack arrivano a Milano per promuovere il loro Mezzanine XX1 Tour, la serie di concerti celebrativa di un album che ha fatto la storia. La nostra come la loro. Perché dall’uscita di quel disco nel 1998 niente è più stato come prima. Sono cambiati nel sound, nella formazione e con loro tutto il panorama elettronico.
I Massive Attack hanno mutevolezza e innovazione nel proprio DNA, non si ripetono mai, cercano sempre nuove strade sonore e allargano i propri orizzonti. Come ogni rivoluzione, anche questa ha creato dissidi e spaccature in un impianto di band i continua evoluzione. E’ con la svolta Mezzanine che Andrew Vowles (Mushroom) si allontana irreparabilmente dalle intenzioni dei suoi compagni e lascia la band.
Perché con Mezzanine i Massive Attack diventano più completi, più ‘suonati’, abbracciando chitarre e batteria. Le canzoni crescono e respirano, il disco nella sua tracklist regala inni senza tempo e linee guida per un genere che loro stessi hanno contribuito a creare, il trip hop.

I ragazzi di Bristol offrono a Milano il loro mix di elettronica, hip hop, dub techno e house. Un grammelot di fiumi musicali che mischiati danno vita allo stile dark e potente che negli anni i Massive hanno affidato alle sapienti mani di artisti come Madonna, Tricky, Tracy Thorne, Sinéad O’Connor e Elizabeth Fraser. Il trip hop è considerato, grazie soprattutto a loro, come uno stile musicale sofisticato ed elitario all’interno del variegato calderone della dance elettronica. Qualcosa di più impegnativo della musica lounge, qualcosa di più colto della dance. Ed è sempre per il loro lavoro che il pop ha potuto, più di una volta, beneficiare di alcuni fenomeni da altissima rotazione come Unfinished Sympathy e Teardrop, presente quest’ultima proprio nel celebrato Mezzanine.

Robert ‘3D’ Del Naja e Grant ‘Daddy G’ Marshall sono i fondatori rimasti a festeggiare Mezzanine XX1 che riprende e rinnova le atmosfere nate ventuno anni fa. La sensazione di galleggiare in un liquido amniotico, in una condizione di sospensione racchiusa, protetta, dolcemente claustrofobica, è iniettata con potenza attraverso le nostre orecchie, attraverso la vibrazione dei bassi che pizzica i nervi, fa tremare ossa e muscoli.

La musica dei Massive Attack non entra semplicemente, penetra attraverso tutti i pori delle nostre sensazioni. Black pop allo stato primordiale, rincarato e dopato al massimo da ben due batterie, due chitarre e un basso, che accompagnano i sintetizzatori come una banda di quartiere in una spedizione punitiva. L’impatto visivo ha la sua parte in uno show con zero parole spese nei confronti del pubblico, ma con una miriade di messaggi lanciati dalle immagini dei maxi schermi. Scritte (anche in italiano) e riprese di repertorio assemblate in modo tale da rappresentare in maniera dissonante e disturbante tutte le contraddizioni della nostra società, tra revisionismo e futurismo, ipocrisie e violenza.

La sensazione è che ai Massive Attack piaccia giocare con la mente dello spettatore, prima rinchiudendolo in un microcosmo che amplifica la sua emotività, per poi stuzzicarla con sapiente maestria e precisione chirurgica. Lo fanno anche attraverso l’interpretazione di cover di Cure (10.15 On A Saturday Night), Ultravox (Rockwrok), Bauhaus (Bela Lugosi’s Dead), The Velvet Underground (I Found a Reason), la struggente Where Have All The Flowers Gone di Pete Seeger e il reggae di Horace Andy con See a Man’s Face.

La presenza della bellissima voce della scozzese Elizabeth Fraser e il timbro unico proveniente dalle radici storiche del reggae Horace Andy sono la ciliegina sulla torta di uno show enorme e coinvolgente. E’ attraverso la loro collaborazione che Mezzanine viene celebrato al meglio. La eterea ex cantante dei Cocteau Twins fa rivivere le sensazioni che la mia generazione ha provato ascoltando melodie magiche e dannate come quelle di Dissolved Girl, Black Milk, della mastodontica Group Four e naturalmente di Teardrop, una delle canzoni più belle e iconiche della nostra gioventù vissuta nella fine degli anni ’90. Horace dona un’anima serpeggiante ad Angel, vero manifesto musicale dello stile di Mezzanine, così oscuro, suadente. Canta anche in Man Next Door e si autocelebra con See a Man’s Face.

Lo show dei Massive Attack ha l’unicità di racchiudere in se due distinte caratteristiche, lontane tra loro. Quella dell’evento catartico, grandioso, del rave elettronico. Un rito tribale di unione di anime, di sfogo sociale, emotivo. Ma l’atmosfera dei Massive Attack è anche intima, ipnotica. Isolante. Ti avvolge e ti porta via, lontano dalle sensazioni terrene, lontano dagli altri e vicino al tuo nucleo più profondo. Quello scuro, onirico, cinematografico. Quando il sipario si abbassa e le luci si spengono, lo spettacolo rappresentato non è nient’altro che il tuo io. Uno spettacolo che spesso ammalia, spaventa. Una sensazione indubbiamente potente, non per tutti, e che i Massive Attack affrescano con la migliore colonna sonora possibile.

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