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Mastodon, Leviathan compie 15 anni

Lotte all’ultimo sangue tra mostruose creature marine e capitani coraggiosi. No, anche se può sembrare il contrario, non stiamo parlando dell’ultimo episodio della temibile (in tutti i sensi) saga di Mega Shark, ma di qualcosa di molto più profondo e monumentale. Leviathan, il secondo album dei Mastodon, che ha visto la luce il 31 agosto 2004, ricama attorno al mito di Moby Dick di Herman Melville un capolavoro che si porrà come termine di paragone per molto del suono duro degli anni a venire.

15 ANNI FA…
In un periodo storico in cui i tizzoni ardenti del nu metal si spengono lentamente (leggi alla voce Papa Roach) e il metalcore infarcito di thrash metal di Killswitch Engage e Shadows Fall inizia a farla da padrone, i Mastodon si conquistano un posto d’onore tra le band più significative della corrente post metal. Anche se le etichette sono sempre state piuttosto strette al quartetto di Atlanta. Anzi, pur riconoscendo un’importante componente pesante nel proprio sound, i Mastodon non si considerano una formazione metal tout-court, definizione troppo limitante per una band che fin dagli inizi ha incorporato nella propria proposta contaminazioni che spaziano dallo sludge al post hardcore, dal progressive all’heavy classico, passando anche per rock ‘n’ roll, thrash e psichedelia. Dimostrazione l’esordio del 2002, Remission, che ha presentato al mondo le potenzialità di Brent Hinds e soci.

IL DISCO
La balena bianca, il leviatano appunto (raffigurato nel magnifico artwork di Paul Romano) rappresenta l’incarnazione del male, un tema che ha da sempre affascinato l’uomo, e che da Melville ai Mastodon, ha ispirato la creazione di opere d’arte destinate a lasciare il segno non solo nel proprio ambito di competenza. L’“album dell’acqua” (i primi dischi della band statunitense hanno come tema centrale i quattro elementi), nonostante gli esercizi tecnici e virtuosismi, oltre che i momenti epici e sperimentali, risulta incredibilmente accessibile, complice la breve durata dei brani (che, se escludiamo il quarto d’ora scarso di Hearts Alive, difficilmente superano i quattro minuti). Un lasso di tempo limitato, in cui però i Mastodon riescono a esprimere tutta la loro arte.

Uno degli esempi più rappresentativi di quanto appena esposto è Megalodon, che esordisce con arpeggi e scale alla Cynic, per poi tramutarsi e virare verso l’hardcore progressivo, interrompendosi sul più bello con uno stacco country/southern (ascoltare per credere),e infine lanciandosi senza alcun preavviso in una cavalcata a metà strada tra Metallica e Iron Maiden. Il metal classico, appena accennato nell’esordio dei Nostri, in Leviathan irrompe come un mare in tempesta, come dimostra il riff portante della opener Blood and Thunder (nella quale appare alla voce anche Neil Fallon dei Clutch). Ma Leviathan non è solo Moby Dick. Infatti la strumentale conclusiva, come da tradizione nei primi tre lavori dei Mastodon, è legata a Elephant Man (Joseph Merrick per l’appunto), un altro personaggio che ha affascinato un numero incredibile di artisti e musicisti. Pur nella sua complessità, l’opera seconda dei Nostri ha ottenuto un buon successo commerciale, grazie all’inserimento di alcuni pezzi del disco in diversi videogiochi a tema musicale e non, come da diffusa pratica promozionale dell’epoca.

…E OGGI
E fu così che le mosche bianche del panorama underground dei primi anni 2000 non solo sopravvissero, ma anche si evolsero (senza mai alcun cambio in line-up, caso rarissimo) continuando a cambiare pelle e raggiungendo un successo del tutto inaspettato. I primi risultati rilevanti in termini di vendite per i Mastodon arrivano infatti nel 2011 con The Hunter, quinto full-length del combo di Atlanta che si piazza al decimo posto della Billboard 200, oltre ad accumulare nel corso degli anni una serie di nomination ai Grammy Awards, che si concretizza nella vincita nella categoria Best Metal Performance nel 2018 grazie a Sultan’s Curse, singolo estratto dal’ultimo fortunato lavoro dei Nostri, Emperor Of Sand (2017). Significativa inoltre la comparsa della formazione in un paio di episodi del Trono di Spade, fatto che lascia intendere quanto ormai i Mastodon siano radicati nell’immaginario collettivo, non più solo underground.

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