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Kick Out The Jams degli MC5 compie 50 anni

Il primo febbraio 1969 è uscito Kick Out The Jams, il disco di debutto degli MC5, considerato uno degli album più iconici del rock a stelle e strisce di quell’epoca.

50 ANNI FA…
Gli USA del 1968/1969 erano un vero e proprio vulcano artistico e culturale: musicalmente parlando in quell’epoca usciva un capolavoro dietro l’altro. Una popolazione in fermento, anche come reazione ad una classe politica ritenuta a loro scollegata. I “Figli dei fiori”, nati solo un anno prima durante la famosa Summer Of Love, si mettevano di traverso a figure come Johnson e a Nixon, che da lì a poco diventerà POTUS, due figure politicamente diverse ma simili negli intenti, tra propaganda da guerra fredda (siamo in piena competizione contro l’Unione Sovietica per la conquista dello Spazio) e una guerra in Vietnam che sta prosciugando risorse e stilando una lunga lista di vittime, il cui conteggio continuerà per molto tempo.
Ma gli MC5 non arrivano da questo scenario: il loro habitat è Detroit, quella “Motor city” che oggi conosciamo come la Rust Belt che ha portato Donald Trump alla Presidenza degli USA. Loro non amano il folk, anzi, sono dei fan del blues e del garage rock; non sono neanche per la pace globale, preferendo affiliarsi a movimenti più radicali come le Black Panther. E, soprattutto, sono il tipo di band che si sbatte ogni sera per suonare in ogni buco disponibile.

IL DISCO
E non è un caso che il loro disco di debutto sia un live album, registrato ad ottobre 1968 proprio a Detroit nel corso di due serate. La scelta fu avallata dalla stessa etichetta dell’epoca, la Elektra, che riteneva che gli MC5 avrebbero reso meglio in un contesto live. La stessa label fu autrice di un vero e proprio caso di censura: il celebre “Motherfuckers” che introduce la title track risulta infatti censurato in questa versione del brano. Una vicenda che portò il gruppo a rompere con la stessa label dopo poco tempo, per dei diverbi che avevano portato ad un conflitto commerciale tra Elektra e il centro commerciale Hudson’s, con l’ultima che aveva escluso dai suoi negozi l’intero catalogo dell’etichetta.
Kick Out The Jams è un disco che va considerato nel suo intero, anche se è proprio la title track il brano più iconico. Si parla infatti di un’esperienza punk rock ante litteram, un album che ha la fortuna di arrivare pochi mesi prima dei The Stooges di Iggy Pop, “vicini di casa” che negli anni avranno la fortuna e il merito di raccogliere ben più di loro. L’energia del live emerge ancora a distanza di cinquant’anni, soprattutto nel lato A molto più vicino al punk di brani come Come Togheter o Rocket Reducer no 62, per poi chiudersi con quel lato B che fa emergere il lato più blues del combo, come nella cover di Motor City Is Burning o la conclusiva Starship.

E OGGI…
Oggi gli MC5 sono protagonisti di un tour nostalgia sotto il monicker MC50, supergruppo che vede tra le sue fila Matt Cameron e Kim Thayil dei Soundgarden, oltre a Billy Gould dei Faith No More insieme all’unico membro originario Wayne Kramer. Merita di essere citata anche la breve storia post-“Kick Out The Jams”, quella di un gruppo che ha perso la bussola e l’energia degli esordi, con un passaggio ad Atlantic Records e che con Back In the USA e High Time, pur avendo ottenuto buoni riscontri dai media, non è riuscito a replicare il successo del primo album. Anzi, risultando anche dei sonori fallimenti dal lato commerciale, fatto che li ha portati a ritrovarsi nel 1972 senza etichetta.
L’anno che sancirà la fine del gruppo, prima con l’uscita del bassista Michael Davis per dipendenza da eroina e poi con un concerto di addio proprio in quella Grande Ballroom di Detroit che, solo quattro anni prima, vide l’inizio di uno dei fuochi di paglia più esplosivi del rock anni Sessanta.

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