Onstage
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Quando rappa dal vivo Mecna ci fa sentire il suo cuore che batte

Mecna, il romantico per eccellenza, quello che (citando le sue canzoni) si potrebbe definire un rapper innamorato con la testa sulle spalle, si presenta sul palco del Fabrique di Milano giovedì 7 novembre, con un sold out ad attenderlo. Gira voce che ai suoi concerti ci vadano solo ragazze super giovani ma, in realtà, il parterre è quantomai variegato. La formazione è quella collaudata, composta da Alessandro Cianci e Valerio Bulla. Questa sera però c’è un quarto componente (e unico ospite del live), che viene introdotto dall’inconfondibile “Sick Luke, Sick Luke”. L’assembramento parte proprio con le canzoni dell’ultima creatura di Sick Luke e Mecna, Neverland. A

Alle loro spalle, tre sfere trasparenti promettono giochi di luce suggestivi e ci trasportano in una terra di sentimenti un po’ sognanti, in cui tornare ad avere 17 anni e dove ammettere di sentirsi vulnerabili non fa paura. Soprattutto se il primo a farlo è quello che calca il palco. Soprattutto se lo fa con una spruzzata di trap e autotune portata da uno dei producer più forti d’Italia. La coppia Mecna – Sick Luke, che ha introdotto il rap conscious e romantico nella zona rossa della trap, funziona benissimo anche live. Tra i pezzi di Neverland suonano Fuori dalla città, Perdo la testa, “la canzone da cui è iniziato tutto” Akureyri, Non dormo mai. Una delle cose più belle è vedere l’effetto delle barre sul pubblico, vanno talmente a fondo che c’è chi si commuove. Un ragazzo sfodera il telefono e, invece di fare una storia per Instagram, si collega in videochiamata con la fidanzata e le mostra il palco.

Mecna, che conosce benissimo la portata romantica dei suoi concerti, a un certo punto dichiara che è arrivato “il momento di baciarsi. Se siete venuti accompagnati, ma anche se non conoscete chi vi sta a fianco” e poi parte la struggente e ironica Si baciano tutti.
Mecna tiene viva la cifra dell’ironia in certe canzoni, così come in alcuni momenti durante il live. Dopo l’ennesimo pezzo che riporta alla mente ex che sarebbe meglio lasciar perdere, chiede: “Vi siete ammosciati? No, ci sta, lo capisco, siamo qua per questo”. È strana l’intimità che Mecna riesce a creare in un Fabrique sold out, è come intrufolarsi nei suoi pensieri e nelle sue paranoie, tra nostalgie, storie andate bene o meno, sesso, mancanza di casa. Corrado, come lo chiama familiarmente il pubblico, cammina leggero sul palco mentre confessa le sue ansie che, alla fine, sono anche le nostre. Gestisce bene l’autotune tanto quanto la parte al naturale, in cui torna a respirare la voce vellutata.

Dopo la prima parte dedicata a Neverland, si alternano perle da tutti gli album precedenti e Mecna ci fa un regalo: “Questo pezzo lo faccio perchè vi voglio bene. È strano, la gente si affeziona a pezzi diversi da quelli a cui ci leghiamo noi artisti”: il “quanto manchi” di 31/07 esce dalle bocche di tutto il parterre. Qualche pezzo dopo, arriva anche il suo seguito ideale, anticipato da un momento in cui si abbassano le luci, la musica sparisce e Mecna rappa a cappella una specie di dedica fatta sul momento, che nessuno sembra riconoscere: “Si nasce con le pretese e si finisce per accontentarsi. L’acqua alla gola, il poco tempo, i pochi spazi. E non godiamo a stare bene per sempre, infatti ci troviamo a stare bene per sempre a letto con altri”. Poi il palco si riaccende e partono le note inconfondibili di 31/08, quella melodia super malinconica che in realtà nasconde il racconto dell’inizio di una storia d’amore.

Il rapper non riesce a tenere a bada le sue emozioni quando, tra la folla, vede una sciarpa del Foggia: “Dovete sapere che io non seguo il calcio, ma per me quella sciarpa ha un altro significato, mi ricorda la città da cui vengo. La prossima canzone la voglio dedicare a chi, come me, ha dovuto lasciare casa per inseguire i propri sogni: 71100“. Faresti con me, Superman (chiesta dal pubblico con un coro), Ottobre Rosso, Mecna dà fondo al repertorio per non lasciare niente indietro. Canta anche Fatto così, e la memoria collettiva viaggia fino a quei meravigliosi tempi in cui la rappava dal palco di Hip Hop Tv in calzoncini corti a foglie di canapa.

Tra picchi di depressione e atmosfera da club, con la figura di Mecna che appare come una sihouette nera, avvolta da luci strobo e bassi potenti, si scivola verso un finele che riprende l’inizio, con i brani di Neverland. Canzone in lacrime chiude alla perfezione il concerto con quel “Ora che ho fatto di me la mia cosa preferita/ Giuro, non resto ad aspettare nessuno” che richiama: “Non ho fatto / Ancora di me / La mia cosa preferita” di Pratica, dal precedente album Blue Karaoke. Mecna ce l’ha fatta e, tra tutte le sue paranoie, ne è uscito vivo, anzi è lì sul palco in quello che qualche fan definisce uno dei suoi migliori concerti. Mecna ringrazia il pubblico che è cresciuto insieme a lui e tutti quelli con cui ha lavorato, e rimane un po’ a prendersi gli applausi facendo il segno della pace.

Anna Zucca

Foto di Francesco Prandoni

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