Onstage

Diario dal Medimex 2019: tra Woodstock e gli Editors

Il secondo giorno di Medimex 2019 è un po’ il Woodstock Day: tra mattina e pomeriggio sono ben due gli incontri dove il concerto memorabile per eccellenza è protagonista di una rievocazione deliziosamente (e irrimediabilmente) nostalgica. A narrare retroscena e aneddoti, e a chiarire definitivamente alcuni punti troppo facilmente travisati, è Ernesto Assante, tra i numi tutelari del giornalismo e storytelling musicale italiano che del Medimex cura anche la direzione artistica, autore del libro Woodstock 69: Rock Revolution dedicato interamente ai mitici concerti.

“Il rock non è un genere” spiega senza mezzi termini Assante. “È un’attitudine, un modo di vedere il mondo”. Tra il pubblico ad annuire sono in parecchi. Ma che si ascolti indie-rock, jazz, metal, cantautorato o che, l’assunto principale è uno: “La musica è l’unico linguaggio veramente universale”. Talmente universale che nel pomeriggio, ai giardini di Villa Peripato, Assante dà la dimostrazione pratica del superamento della Torre di Babele linguistica grazie alla musica assieme al fotografo Giovanni Canitano, che nell’edizione del venticinquennale di Woodstock era nel fango a catturare momenti celebri del festival (tra cui le storiche zolle di fango ai Green Day). Una canzone può abbattere i muri della diversità tra persone diversissime e unire nelle good vibrations già universalizzate dai Beach Boys. Dopo aver mostrato il video di Santana a Woodstock 69, Assante non si trattiene: “Questo video lo potete usare come prova per vedere se i vostri amici sono morti” scherza tra gli applausi. “Se lo guardano e non hanno reazioni, vuol dire che sono morti”.

Tra una rievocazione romantica e un’analisi sociologica, a villa Peripato c’è spazio per gironzolare tra i banchi del Medimex Music Market, affollato di vinili, magliette e proposte musicali interessanti. Le etichette indipendenti sono la resistenza reale di un modo di vivere la musica molto fisico, tra ricerca territoriale ed esplorazione dei generi, supportate dal lavoro incessantemente partigiano dei negozi di dischi. Che chi ha 30 e più anni ricorda come luoghi di puro misticismo acustico, dove il collezionismo non era solo possesso fisico ma vera conoscenza. Oggi è diversa la fruizione, ma dalla piccola Tempura Dischi alla strutturata BBE, le etichette continuano a ricercare quei talenti che possono apportare qualcosa di diverso al mainstream, offrendo una selezione preziosa da non sottovalutare.

L’attenzione è naturalmente concentrata sull’accoppiata di headliner dei concerti del lungomare al Medimex 2019. Inizia la pugliese Julielle, seguita dai Cigarettes After Sex che portano sul palco il loro set al sapore di nebbia, fumo e oscurità. Una scaletta compatta di 12 pezzi evocativi e profondi per accogliere il pubblico che gonfia una discreta coda tra ingresso e biglietteria. Il live set degli Editors spacca il minuto alle 22.30 e punta subito altissimo con Violence, Blood e Papillon, forse un po’ trattenute da volumi controllati. La band assaggia le reazioni del pubblico per calibrare e alzare i toni, in tutti i sensi: l’atmosfera si scalda e si infuoca, gli inglesi regalando un’ora e un quarto di musica vissuta anima e corpo dai 6000 presenti. Come sempre, Tom Smith è un mostro di magnetismo e bravura, obiettivamente uno dei frontman più carismatici e riconoscibili degli ultimi anni. Potrebbe cantare anche le sigle dei cartoni animati e non perdere un etto di fascino, infuso com’è di talento divino. Con un inedito capello lungo trattenuto col gel, si muove sinuoso e sensuale tra chitarre e microfono intonando una scaletta di pezzi da manuale, nella quale spicca una A Ton Of Love da strappare il cuore. Gli Editors dimostrano ancora una volta di essere una band da vedere rigorosamente dal vivo, le sfumature di emozioni che sono in grado di regalare live superano ogni ascolto digitale. E il mare di Taranto, screziato di luci, ha contribuito all’ennesima magia.

Arianna Galati

Foto di Courtesy Medimex

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