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Metallica: Ride The Lightning usciva 35 anni fa

Dopo l’esordio fulminante con Kill ‘Em All, per i Metallica è già ora di uscire dalla comfort zone di signori assoluti del thrash metal della Bay Area con un disco, che insieme al successivo Master of Puppets, rappresenta il picco creativo della band di James Hetfield e soci. Ride the Lightning, pubblicato il 27 luglio 1984, potrà essere considerato meno seminale e istintivo del debutto, in quanto la velocità, sebbene sempre presente, viene in parte sacrificata per una maggiore profondità e sofisticazione, ma introduce elementi allora inediti nel sound dei Four Horsemen, quali l’utilizzo di chitarre acustiche, armonie più complesse, brani strumentali articolati e intensi e lyrics più impegnate e rilevanti.

35 ANNI FA…
La leggenda vuole che proprio nel 1984 sia stato coniato il termine “thrash metal” (dal giornalista Michael Dome di Kerrang!, che ha preso spunto a sua volta dal brano degli Anthrax Metal Thrashing Mad), quasi a simboleggiare quanto nella prima metà degli Eighties questo particolare genere (i cui paladini, oltre ai Metallica, erano i sopracitati Anthrax, ma anche Slayer ed Exodus) stesse diventando popolare nell’underground statunitense (soprattutto californiano) in risposta al trucco e alle cotonature dei glamster. Sebbene poveri in canna e con una line-up ancora in via di assestamento dopo l’abbandono forzato di Dave Mustaine e l’inserimento di Kirk Hammett, i Metallica entrano in studio di registrazione con un tempo limitatissimo a disposizione in cui riordinare le idee. Ma evidentemente, almeno non in questo caso, la fretta non è stata cattiva consigliera.

IL DISCO
Per realizzare Ride the Lightning i Nostri scelgono l’Europa, nello specifico i Sweet Silence Studios di Copenhagen, terra di origine del danese Lars Ulrich. Il batterista pretende, e alla fine ottiene, una collaborazione con il producer e fondatore dello studio Flemming Rasmussen, particolarmente apprezzato dal musicista per il suo lavoro con i Rainbow in Difficult to Cure (1981).
In tre settimane e con un budget che dire risicato è poco, i Metallica mettono in piedi un’opera in cui nessun pezzo è inutile, anzi. Se da un lato infatti Ride the Lightning dipinge un ritratto perfetto del thrash metal dell’epoca (con brani quali la stessa title-track, ma anche For Whom the Bell Tolls e Creeping Death entrati di diritto nella leggenda), dall’altro, come anticipato qualche paragrafo sopra, introduce importanti novità destinate a rimanere nella proposta dei Nostri ed evolversi con il passare degli anni e dei dischi.

La opener, Fight Fire With Fire, funge da ponte tra passato e futuro dei Metallica, spiazzando con la sua intro acustica (un arpeggio di chitarra ideato dal geniale bassista Cliff Burton), per poi esplodere in una furiosa cavalcata thrash. Ma le innovazioni che hanno fatto storcere il naso ai fan più oltranzisti sono la power ballad Fade To Black (forse la prima ballad thrash in assoluto), oltre al primo abbozzo di pezzo radio-friendly espressamente richiesto in corso d’opera dalla label, Escape (che a dirla tutta, è una delle canzoni più odiate in assoluto dai Metallica stessi, tanto che è stata eseguita dal vivo solo una volta, ovvero durante l’Orion Music + More festival nel 2012).

Tutti elementi per il momento allo stadio embrionale, ma che ritroveremo completamente sviluppati e abbondantemente sondati nell’omonimo disco del 1991 (il Black Album, per intenderci). Un’altra grande svolta per Hetfield e compagni porta il nome di The Call of Ktulu, un brano epico, articolato e stratificato, che aprirà la via ad altri strumentali in cui i Nostri daranno prova al mondo della loro maestria. La crescita artistica dei Metallica risiede anche in una maggiore profondità dei testi, che oltre a trattare temi sociali importanti (la pena di morte e il suicidio rispettivamente nella title-track e in Fade To Black, nonostante quest’ultimo sia stato principalmente ispirato al furto della strumentazione prima di un concerto a Boston nel gennaio del 1984, per poi sfociare appunto in riflessioni più profonde), traggono spunto da grandi della letteratura di diversi generi e diverse epoche (Ride the Lightning si rifà a Stephen King, For Whom the Bell Tolls cita Ernest Hemingway e The Call of Ktulu, pur se con uno spelling “semplificato”, omaggia il mondo fittizio di H.P. Lovecraft). Il secondo full-length del combo californiano inoltre è l’ultimo in cui compare il nome di Mustaine (per la precisione in Ride the Lightning e The Call of Ktulu) e il primo in cui Hammett si trova finalmente citato nei credits.

…E OGGI
Grazie a Ride the Lightning e ai loro live incendiari, i Nostri firmano il primo contratto con una major, la Elektra Records, siglando ufficialmente la loro scalata verso il successo commerciale. Ad oggi, la seconda fatica dei quattro ha ottenuto 6 dischi di platino solo negli Stati Uniti, inserendosi di diritto in una tra le carriere più fortunate in termini commerciali della storia moderna della musica (i Metallica hanno venduto in totale qualcosa come 125 milioni di copie in tutto il mondo e vinto 9 Grammy Awards su 23 nomination ricevute, oltre a essere stati introdotti nel 2009 nella Rock and Roll Hall of Fame).

Una carriera che seppur segnata da tragedie (vedi la morte di Cliff Burton) e messa in discussione più volte da cambi di line-up e problemi interni alla band, ora come ora non vede segni di cedimento, ma, al contrario, sembra stia vivendo una seconda giovinezza. Dopo aver raggiunto il successo commerciale più assoluto e aver sperimentato con stili e generi differenti, i Nostri oggi sono tornati alle origini, complici Death Magnetic (2008) e Hardwired… to Self-Destruct (2016) e soprattutto la potenza dei loro show, da sempre vero e proprio fiore all’occhiello della formazione.

Chiara Borloni

Foto di Elena Di Vincenzo

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