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Michael Kiwanuka in concerto a Sesto al Reghena

Unica tappa italiana per l’estate 2019 per Michael Kiwanuka, soulman dalle radici ugandesi che attualmente sta girando l’Europa dei festival estivi lanciato dal nuovo singolo Money. L’artista sceglie un contesto particolare come quello del Sexto ‘nplugged, più raccolto e agli antipodi rispetto alle altre esibizioni italiane (suonò in apertura ai Radiohead ad un Idays passato) e soprattutto all’imminente concerto di fine dicembre al Fabrique che chiuderà il suo tour europeo.

Quello di Sesto Al Reghena è un concerto evento non solo per l’esclusiva nazionale, ma anche perché sarà probabilmente l’ultima occasione per vedere il musicista in contesti così intimo. Un artista che non si spreca nella band di supporto, che vedrà oltre a lui anche un tastierista, un chitarrista, un bassista, un batterista e ben due coriste ad arricchire di numerose sfumature il repertorio passato, visto che del nuovo singolo dalle atmosfere dance della Motown non vi sarà traccia.

In Piazza Castello si è visto di fatto un concerto del tour di Love & Hate, il disco del 2016 che lo ha consacrato tra fan e stampa, con alcuni estratti dal debutto Home Again, come Rest proposta in versione duetto e anche un inedito, ovvero You Ain’t The Problem e che ripercorre più che con Money le coordinate del disco precedente.

Il concerto di Michael Kiwanuka non è solo una raccolta di brani per uno show della durata superiore all’ora e mezza, è soprattutto un viaggio di emozioni senza sosta dirette da uno che ha imparato per bene la lezione del soul portandola senza essere snaturata nel Terzo Millennio. Nessuna modernità, neanche nella strumentazione dall’aria vintage: con questo show si viene catapultati in un mondo fatto di black music, improvvisazioni e sfoggio di talento ma mai fine a sé stesso. Il concerto inizia in maniera diretta, con brani come One More Night o una Place I Belong dove si percepiscono le direzioni in cui virerà lo show.

E basta Black Man In A White World a mettere in chiaro le gerarchie, con un ritornello così trascinante da coinvolgere tutti i presenti. Il brano, forse il più conosciuto del suo repertorio, dà il la ad un’esibizione dove le voci sono degli strumenti al pari degli altri, con la loro potenza che emerge nei duetti di Rule The World, Father’s Child e nella conclusiva Love And Hate. Una band che condividerà buona parte del percorso dello show, escludendo il già citato duetto su Rest e una breve parentesi (Final Frame e Father’s Child) nel quale le coriste non saranno presenti sul palco.

Pur essendo di fatto la coda del tour di Love & Hate, tanto è lo spazio per i brani del debutto Home Again. E se Always Waiting affascina con il suo impatto soul blues, non sono da meno canzoni come Tell Me A Tale, dove più che in altre tracce emergono le tastiere, o una I’m Getting Ready dove la musica si mette al servizio della voce e delle parole.

Che quello di Kiwanuka fosse un evento era una cosa già nota prima dell’inizio dello show. Ma alla conta finale è stato un concerto maiuscolo, grazie ad un’alchimia tra contesto, repertorio ed esibizione. Un evento fantastico e partecipato, dove il brusio che invece si percepiva tangibile allo show di Billy Corgan non è pervenuto. È nata una stella? No, lo era già, solo che in Italia in molti devono ancora scovarla.

Nicola Lucchetta

Foto di Elena Di Vincenzo

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