Onstage

Michele Merlo: «Faccio musica per giustificare il mio vivere»

Si intitola Cuori Stupidi ed è il nuovo disco di Michele Merlo. Disponibile su tutte le piattaforme digitali, l’album, il suo primo in italiano, raccoglie nove canzoni composte dal cantautore vicentino, classe ’93, insieme ai produttori Federico Nardelli e Giordano Colombo. Anticipato dai singoli Non mi manchi più, Mare, Tutto per me – il primo estratto da questo progetto, che lo ha catapultato in testa alla classifica Viral di Spotify ItaliaAquiloni e Tivù, usciti nel corso del 2019, il lavoro si completa con la title track, Credici sempre, Andrà tutto bene e Vorrei proteggerti dal mondo, brano con cui Michele Merlo ha tentato la strada di Sanremo Giovani, arrivando tra i finalisti, ma senza riuscire a conquistare un posto sul palco dell’Ariston.

Si rifarà, perché con questo disco l’ex Mike Bird, nome con cui, nel 2017, ha partecipato ad Amici, divenuto poi Cinemaboy, come il suo disco d’esordio in inglese, sembra proprio aver trovato la quadra tra la scrittura in italiano, votata al pop d’autore, e la passione per le sonorità britanniche, che appena dopo la maturità lo hanno postato a Londra, dove ha vissuto per un anno, dividendosi tra il lavoretto da magazziniere in un negozio di camicie e la musica. Un’esperienza, che lo ha formato anche a livello live, portandolo su svariati palchi dal 2016 in poi, fino ad aprire per band del calibro di Foals e The Neighbourhood, come ci ha raccontato, in attesa di annunciare le sue prime due date live a supporto del nuovo Cuori Stupidi.

Da Mike Bird a Cinemaboy a Michele Merlo, si può dire che con questa ennesima metamorfosi sei tornato a casa?
Sì, questo è il mio primo vero disco in italiano, il mio esordio, quindi sono totalmente a nudo e nuovo nella scena. Vediamo che vita avrà questo progetto.

Perché il passaggio all’italiano?
Nel momento in cui scrivevo in inglese era perché era la lingua con cui riuscivo a comunicare meglio, anche con me stesso. Poi ho iniziato a scrivere in italiano e ho capito quanto fosse più nutriente scrivere nella mia lingua madre, così è nato questo progetto totalmente in italiano.

Cosa c’è dentro Cuori Stupidi?
Ci ho messo anche gli anni in cui ho scritto in inglese, perché sono veramente quattro anni di storie, di sensazioni e visioni che ho accumulato e deciso di trasformare in canzoni. Quindi ogni canzone mi ricorda delle persone, dei luoghi, dei profumi, è molto visivo per me come disco.

Ascoltandolo ho percepito un senso di fragilità, che però sembra aprire le porte alla voglia di vivere fino in fondo. Nella title track, per esempio, canti: Siamo ancora qua a stare bene, a stare male, tanto siamo solo quattro stronzi con la paura di dover morire.
Sì, anche in Andrà tutto bene dico: Solo le foglie che cadono, alla fine, poi, volano. La fragilità, in realtà, è quasi una prerogativa delle persone che vogliono vivere. E poi è nelle persone fragili che ho trovato sempre quel quid in più, non nelle persone sicure di sé.

Tu che genere persona ti ritieni?
Terribile! Sono una persona con tante difficoltà, sono molto fragile, molto introverso, con un carattere duro, a tratti arrogante, ma in realtà è una corazza, che un po’ mi sono imposto, perché alla fine, anche un topolino, se lo metti con le spalle al muro, tira fuori un coltello, quindi non è mai stato per atteggiarmi da prepotente. Sono pesci, quindi siamo in due, sono un po’ bipolare, un po’ difficile da gestire, però, dai, sono un bravo ragazzo, pago le multe, parcheggio nelle righe blu, insomma, tutto nella norma.

Non sei un tipo trasgressivo quindi?
No, no, ho già dato!

Qualche follia, però, la fai ancora, visto che in Credici Sempre canti: Fossi stato un po’ più sano di mente avrei scritto le canzoni per piacere alla gente.
È la mia verità, se avessi voluto approfittare di meccanismi, che sono palesi ormai, per poter piacere ai circuiti convenzionali, avrei potuto scrivere delle canzoni a tavolino tre anni fa, uscito da Amici. Avrei fatto molti più soldi, più giri e avrei avuto anche molta più tranquillità. Io invece ho aspettato tre anni e ho fatto un disco che mi soddisfa per quello che ho scritto io. Mi rendo conto che solo uno un po’ matto aspetta tre anni dopo un talent per fare un disco in italiano, però non mi sarei creduto al tempo, sarebbe uscita una cosa, che poteva anche non uscire.

Qual è la prima ragione per cui scrivi la tua musica?
Per esorcizzare un po’ le mie difficoltà. Sono una persona molto ansiosa e ho bisogno di creare per giustificare il mio vivere, in qualsiasi campo. Ho sempre bisogno di scrivere, scarabocchiare, fare un disegno, cucinare qualcosa e nelle canzoni ho trovato un buon metodo per fare auto psicanalisi, mi aiuta molto.

Nel disco c’è anche la canzone che hai portato a Sanremo Giovani, Vorrei proteggerti dal mondo. Com’è nata e perché ti è sembrata quella giusta per proporti in quel contesto?
È nata in modo classico, nulla di particolare ed è una canzone che pensavo e penso ancora avrebbe potuto raccontare un pezzo di storia su quel palco, una storia che tante persone avrebbero potuto riconoscere anche un po’ come loro. Questo è il motivo per cui l’ho scelta per andare a Sanremo Giovani, mi sembrava la più vera e quella in cui più persone si sarebbero potute riconoscere.

A livello musicale mi sembra che sia la più italiana di un disco che, nonostante la lingua, non dimentica la tua passione per la musica britannica o, meglio, anglofona.
È una matrice che mi dispiacerebbe abbandonare. Sì, anche Cuori Stupidi non si distacca molto dal genere, ma Vorrei proteggerti dal mondo ha il physique du rôle per andare su un palco importante come quello di Sanremo.

Parliamo di live, dal 2016 hai suonato tanto, sei anche salito sul palco come opening act dei Foals e The Neighborhood. Che esperienze sono state?
Ero agli esordi, praticamente sono arrivato sul palco con cinque canzoni e una chitarra acustica, ma nel backstage mi sono fatto dire più cose possibili dalle band per cui aprivo, per quanto spesso i fumi dell’alcol li avessero già annebbiati quando arrivavo a parlare con loro. Ho raccolto un po’ di storie e di informazioni, ma le occasioni in cui sono cresciuto di più interiormente sono stati i concerti di Emma, perché ho veramente visto e toccato con mano cosa vuol dire trovare il posto pieno e di gente che si fa la strada per andare a vedere un artista, e quando ho suonato all’Apollo qui a Milano. È stata una serata incredibile, perché non mi aspettavo assolutamente un pieno così importante e lì mi sono sentito veramente arricchito, perché ho capito lo sforzo della gente.

L’Apollo, tra l’altro, è un posto, in cui si respira ancora l’atmosfera caratteristica del club. È una dimensione che ami?
Sì, molto, infatti vorrei riuscire a farne ancora in posti simili, non vorrei, per ora, allungare le mani su posti azzardati, ma vorrei fare delle cose molto raccolte, per poter godere il calore di quelle situazioni.

È un lascito del tuo periodo londinese?
Beh, Londra sotto quel profilo è pazzesca. Io abitavo a Covent, che non è neanche un quartiere artistico, ma spesso prendevo, andavo a East London e stavo lì tutta la notte a far baldoria, cercando di portare dentro più immagini possibili, così che una volta arrivato a casa avrei avuto un immaginario a cui ispirarmi. Il bello di Londra è che i live sono tutti in posti piccolissimi, quindi Pete Doherty e i suoi Babyshambles, Arctic Monkeys, The Strokes, tutta roba che avevo nell’iPod, quando sono andato a Londra me la sono vista da qui a lì. Mi ricordo anche la prima volta che vidi The 1975, non erano ancora famosissimi, ma avevano chiaramente qualcosa di speciale, infatti poi hanno fatto il disastro.

Quando partiranno i live a supporto di Cuori Stupidi e cosa ci possiamo aspettare?
Stiamo preparando un ipotetico mini tour, in cui suonerò con la band e stiamo cercando di andare incontro ai fan, capendo quali città sono più comode per loro, perché vorrei evitare di farli muovere da un capo all’altro della Penisola. Quando ho suonato all’Apollo c’erano persone arrivate addirittura da Palermo! Ecco, diciamo che vorrei fargli prendere un treno, invece che un aereo.

Credito foto: Ufficio stampa

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