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Traumi e guarigioni: album indie e rap italiani che ci hanno segnato nel 2019

In Italia siamo avidissimi consumatori del repertorio locale, lo dice il Music Listening 2019 di IFPI, ma lo si capisce sentendo la musica sparata fuori dai finestrini delle auto, andando a una festa o facendo un giro tra le storie Instagram. In effetti, da qualche anno è in atto una riscoperta del patrimonio nostrano, grazie all’ascesa dell’indie e rap/trap italiani. Contrariamente a quanto può essere stato per le nostre vite, il 2019 non è stato un annus horribilis per il panorama musicale, è stato piuttosto un anno di assestamento, segnato da conferme come È sempre bello di Coez o Iodegradabile di Willie Peyote, qualche nuova promessa e una rinascita.

Quando si parla di rinascita il punto in cui si vuole andare a parare riguarda per forza Marracash che dai tempi di Santeria con Guè Pequeno (2016) ci aveva lasciati orfani e che quest’anno è tornato. Persona (ottobre 2019) è un lavoro magistrale, di chi si è preso del tempo per produrre un’opera veramente soddisfacente e rappresentativa. Marracash dimostra che il rap dei primi anni 2000 non è morto, anzi prende dalle sonorità trap unendole a una scrittura intensa e piena di significati. Persona è la resurrezione artistica ed è l’anello di congiunzione tra Fabio e Marracash, racconta ogni parte del corpo che i due condividono, dai denti fino all’immateriale Anima. Proprio su questa traccia lascia il segno Madame, che pur non essendo uscita con un album nel 2019, entra a pieno diritto nel novero di chi ha influenzato il corso della musica italiana ed è destinata a farlo anche nel 2020. Madame, con i suoi 17 anni, è la dimostrazione che c’è una nuova classe di talenti nel rap, che scalpita nei box e in cui c’è spazio anche per le donne.

Parlando di emergenti, 23 6451 di Tha Supreme è di sicuro ciò che di più innovativo hanno sentito le nostre orecchie nel 2019. I temi sono aderenti ai suoi 18 anni, ma le produzioni e la tipologia di metrica totalmente sballata sono qualcosa di innovativo, che sembra arrivare dall’America e che probabilmente darà il via a un filone tutto suo nel rap italiano.

Altra scoperta in rap del 2019 è Massimo Pericolo che con il suo Scialla Semper ci ha ricordato per cosa è nato il rap: essere l’espressione poetica di chi nasce e cresce in situazioni di difficoltà sociale. L’album è intriso di realismo, tanto artistico quanto, a volte, terra terra. Basti pensare che Scialla semper è il nome dell’operazione che ha condotto al suo arresto. Dall’aggressiva 7 Miliardi che è sostanzialmente un vaffanculo a tutti (catartico da ascoltare) alle più dolci e riflessive Sabbie d’oro e Amici, l’istantanea è quella di un mondo in cui immergersi per provare a mettersi nei panni di qualcun altro.

Il 2019 in rap è stato segnato anche da “la Civil War tra Thaurus e Machete” citando Body Parts di  Marracash che si sono affrontate rispettivamente con Mattoni (settembre 2019) e Machete Mixtape 4 (luglio 2019). Insomma entrambe hanno fatto sfoggio della scuderia, sfornando anche innegabili tormentoni come YOSHI (e qui torna Tha Supreme), per farci tener ben presente chi sono i pesi massimi del rap game e chi quelli da tenere d’occhio. Estranea alla battaglia, forse perché si colloca in quella zona ibrida tra rap/trap/indie, ma forte e radicatissima è la Lovegang 126. Tra di loro Ketama126, che qualcuno descrive come il Kurt Cobain romano, è stato sicuramente rappresentativo di un tipo di trap un po’ ombrosa con il suo Kety (ottobre 2019).

Dalla Lovegang si distingue anche Franco126, portando il discorso più su indie e cantautorato. Il suo Stanza Singola esce a gennaio e segna l’evoluzione definitiva da quel mood tutto romano a cui ci aveva abituati con Carl Brave e Polaroid. Suggestioni anni Settanta e una buona dose di intimità sono gli ingredienti per un esordio solista che amplia il discorso dell’indie italiano invece di farlo ripiegare su di sé. Rischio alto, data la grandissima quantità di artisti apparsi sulla scena, e il più grande scisma dai tempi delle due chiese: lo scioglimento dei Thegiornalisti.

In un anno di calma relativa per i papà dell’it-pop come Calcutta, Gazzelle o Cosmo si è fatta largo qualche nuova promessa. Fulminacci con La vita veramente (aprile 2019) e Psicologi con l’ep 2001 (maggio 2019). Il primo più profondamente cantautorale, i secondi più ibridi, ma entrambi simbolici di un indie che ha tanto da raccontare e nuovi modi per esprimersi. Manifestazione massima dell’indie di ricerca, soprattutto musicale, che prende dall’Europa e cresce diventando un prodotto raffinato è Smog di Giorgio Poi (marzo 2019). Al lato opposto del ring, non per qualità ma per approccio, c’è la dissacrante Myss Keta con Paprika (marzo 2019) che forse avrebbe più ragione di stare nella categoria rap, ma grazie alla sua fluidità spazia, diverte, provoca, insegna (a non giudicare) e rivoluziona.

Chi invece viene dal passato ma è stato in grado di rinnovarsi, facendosi conoscere anche dalle nuove generazioni, sono i Subsonica. Con Microchip Temporale (il rifacimento di Microchip Emozionale del 1999) sono riusciti nell’impresa non facile di andare a rielaborare un tassello storico della loro carriera e renderlo masticabile per un pubblico più abituato all’it-pop. Da segnalare la traccia Aurora Sogna, rifatta con i Coma_Cose, che a loro volta, sono usciti ad aprile con l’album di esordio Hype Aura e hanno portato i giochi di parole al livello successivo, così come l’idea di duo musicale.

Nella carrellata finale di chi, in qualche modo, ha cambiato le regole del gioco ci vanno a pieno diritto: Liberato, con l’album omonimo accompagnato dalla mini serie video by Francesco Lettieri; Achille Lauro, con il suo percorso tra le epoche musicali soffermatosi sul 1969; Venerus, che con l’ep Love Anthem ha reso la musica italiana la cosa più sensuale del mondo; l’album Ostensione della Sindrome “Ultima Cena” di Willie Peyote, esempio universale di come dovrebbe essere un album live; Pippo Sowlo con l’ep Ok computer però trap, controverso fino al midollo che porta il lol rap in un vortice di solipsismo; Neverland di Mecna e Sick Luke per l’impegno in una trap più intimista; Gioventù Bruciata di Mahmood che mostra come fare pop “facendolo” bene.

Anna Zucca

Foto di Roberto Panucci

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