Onstage

Chiamate il 113! Gli artisti (e gli album) che hanno definito il sound degli ultimi 20 anni

2000-2019: vent’anni di musica. A livello internazionale dal Millennium Bug in poi di cose ne sono successe moltissime. A partire dalla fruizione della musica stessa, passata dal cd al digitale, da iTunes a Spotify fino alle views su YouTube. Rap soprattutto ma anche cicli di EDM, twerk, revival ottantiano e influssi indie (e anche dominio di reggaeton e latin pop ma, perdonateci, qui eviteremo di parlarne, non ce ne vogliano Enrique Iglesias e Maluma). Il rock che tiene botta nei primi dieci anni ed è costretto ad aggrapparsi a seconde (o terze) giovinezze di mostri sacri degli Ottanta per sopravvivere. Un’evoluzione che continuerà e che, con ogni probabilità, guarderà al passato con nostalgia mentre proseguirà nello scartare senza sosta nuove tendenze che difficilmente sopravviveranno oltre un biennio.

Un ventennio in cui vogliamo provare a isolare artisti, band e quindi i dischi più importanti e rilevanti della musica internazionale. Ci sono ovviamente grandi esclusi e scelte discutibili, ma necessarie per inquadrare nel miglior modo possibile un sound che nel tempo ha subito mutamenti continui.

50 Cent – The Massacre – 2005 – Il discepolo di Eminem e Dr.Dre ha la sua occasione per rompere il mercato con l’esordio su Shady Records. Gangsta rap e R&B sono la ricetta vincente per un lavoro iconico che posiziona Carter insieme a Nelly, Jay-Z e Kanye West tra i migliori rapper del ventennio (Eminem fa sempre gara a sè).

A Perfect Circle – Mer De Noms – 2000 – Il punto di arrivo dell’alternative rock dei Novanta e un ponte ideale con il nuovo millennio. Nel tempo verrà considerato sempre di più una vera e propria pietra miliare del rock moderno.

Adele – 21 – 2011 – The Voice degli anni moderni è quella di Adele, capace di sfondare ogni pensabile record di vendite grazie a un pop/soul personale e iconico. L’ultimo caso di un disco che vende decine di milioni di copie “fisiche” in tutto il mondo.

Alice In Chains – Black Gives Way To Blue – 2009 – Nessuno avrebbe potuto immaginare che dopo la scomparsa di Layne, gli Alice in Chains sarebbero stati in grado di confezionare un album così onesto, diretto e toccante. Potentissimo e nostalgico allo stesso tempo, il ritorno vede in William DuVall l’elemento perfetto per la nuova fase di carriera della band.

Alicia Keys – The Diary of Alicia Keys – 2003 – Dopo un debutto esplosivo, Alicia bissa il successo e vende uno sproposito vincendo anche diversi Grammys. L’R&B moderno trova la sua interprete preferita.

Alter Bridge – Blackbird – 2007 – Per un periodo di tempo la nuova creatura degli ex Creed con un portentoso vocalist ha fatto credere a molti di aver trovato una nuova immensa rock band pronta a dominare il mondo. Non sarà così per mille motivi, ma questo album è (insieme a Sound Of Madness degli Shinedown) quanto di meglio il post-grunge e il rock moderno americano siano riusciti a produrre nei Duemila.

Amy Winehouse – Back To Black – 2006 – La tumultuosa esistenza di questa grandiosa vocalist ha in questa release il proprio punto più alto. L’album è clamoroso e la sua vena moderna R&B e soul fa sognare anche i nostalgici. Il lascito di Amy sarà ulteriormente valutato negli anni successivi alla sua scomparsa.

Anastacia – Anastacia – 2004 – Bellissima e bravissima, l’artista riesce a rompere le chart di tutto il mondo grazie a una serie di singoli di successo che coniugano pop, soul e rock in egual misura.

Arcade Fire – Funeral – 2004 – Una proposta prettamente indie che cresce a dismisura fino al 2011 (The Suburbs) portando un ensemble di baroque pop alla ribalta internazionale.

Arctic Monkeys – Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not – 2006 – Il revival di garage e post punk trova il proprio punto più alto. Il debutto di Turner e compagni li proietta da subito ai vertici di popolarità e preferenze del pubblico più giovane.

Ariana Grande – My Everything – 2014 – Una delle popstar più grosse dell’era moderna, arriva al successo partendo da Nickelodeon e sfruttando singoli e featuring di successo. La sua carriera, nel giro di pochi anni, dovrà passare tra lutti a lei vicinissimi e tragedie devastanti.

Audioslave – Audioslave – 2002 – Chris Cornell e 3/4 di Rage Against The Machine per l’ultimo grande disco di alternative rock propriamente inteso. Una fucilata che finisce sei mesi prima delle release in rete mentre Chris combatte i demoni della droga.

Avenged Sevenfold – The Stage – 2016 – Tra le realtà dell’ondata americana metal dei primi Duemila, i Sevenfold sono gli unici (insieme agli Slipknot) a essere riusciti a rimanere nel tempo e a occupare slot importantissimi nei festival mondiali. Questo è il loro disco più ambizioso, ma i loro successi commerciali sono iniziati quasi dieci anni prima.

Avicii – True – 2013 – La sua scomparsa ha aumentato la percezione del suo seppur indiscutibile lascito: il dj ha cambiato insieme a David Guetta la fruizione di musica elettronica e il concetto di eventi live nell’era moderna con la sua attività e la sua abilità compositiva. Il diffondersi dell’EDM e l’affermazione di festival come il Tomorrowland passano anche da lui.

Avril Lavigne – Let Go – 2002 – La piccola canadese ha saputo vendere 16 milioni di copie con il suo album di debutto: un lavoro che ha definitivamente sdoganato il pop-punk al grande pubblico e impattato sui giovani grazie anche a uno studio legato all’immagine e al fashion dettagliato e particolare per quei tempi.

Beyoncé – Dangerously In Love – 2003 – La donna più potente del biz (Taylor Swift a oggi non è sposata con un Re Mida come Jay-Z) è anche una straordinaria performer. I suoi tour negli anni Dieci sono diventati il metro con cui confrontarsi anche per star attive da ben più tempo di lei. L’esordio, trainato dai precedenti successi delle Destiny’s Child, è solo il primo di una serie di album che venderanno tantissimo. Negli anni a seguire Bey produrrà anche due visual album e un lavoro insieme al noto marito.

Biffy Clyro – Puzzle – 2007 – Tra le uniche novità capaci di raggiungere grande pubblico e posizioni in cima al bill di festival globali (Reading e Leeds) suonando alternative rock, gli scozzesi sono riusciti nell’impresa facendo concerti senza sosta e incidendo dischi di qualità come il qui presente Puzzle.

Billie Eilish – When We All Fall Asleep, Where Do We Go? – 2019 – E’ la promessa del momento. Il suo elettropop con drop letali è iper moderno e contagia inesorabilmente la generazione Instagram. Non ha ancora 18 anni e da qui ai prossimi cinque anni in molti scommettono su di lei come next big thing del biz.

Bon Iver – For Emma, Foverer Ago – 2007 – Justin Vernon sdogana l’indie folk moderno al grande pubblico (oltre 1 milione di copie vendute) con l’esordio del suo progetto Bon Iver.

Bring Me the Horizon – That’s the Spirit – 2015 – Partiti come mediocre deathcore band, i BMTH capiscono per tempo il potenziale dell’elettronica e abbinata all’alternative metal e diventano la forza trainante in questo campo, raccogliendo un pubblico vastissimo e generalista.

Bruno Mars – Doo-Wops & Hooligans – 2010 – Per molti è l’erede di Michael Jackson, per molti altri invece è “solo” uno dei migliori artisti e performer pop a 360 gradi dei giorni nostri. Mars in realtà è molto di più e, con solo 3 album in studio in un decennio, è una stella luminosissima dei tempi moderni con ancora molto da dire.

Bullet For My Valentine – The Poison – 2005 – Il botto che fecero i Bullet con questo debutto si era sentito in passato solo per le superstar del genere. Il metalcore diventa emo e lo shredding arriva alla portata di una generazione col ciuffo. Le promesse non saranno mantenute ma questo rimane uno dei dischi pesanti più rappresentativi del periodo.

Childish Gambino – Awaken, My Love! – 2016 – Geniale è un termine riduttivo per descrivere il lavoro di Donald Glover Jr, attore, scrittore, produttore e rapper all’occorrenza. Un personaggio che ridefinisce le coordinate dell’R&B impegnato grazie a singoli di rottura (vedi alla voce This Is America del 2018).

Christina Aguilera – Stripped – 2002 – C’era una discreta lotta nei primi anni del Duemila nel stabilire chi fosse la reginetta del Pop. La Aguilera di sicuro gioca pesantissimo con Stripped, successo commerciale stellare e denso di video “interessanti”. Al di là delle gare, dal vivo tuttavia lei cantava, eccome.

Coldplay – A Rush of Blood to the Head – 2002 – Impossibile scegliere un titolo tra almeno i 3 album fondamentali che Chris Martin e compagni hanno consegnato ai propri fan nei primi dieci anni dei Duemila. Una band leader di un genere e capace di trasformarsi progressivamente in un autentico fenomeno pop mondiale.

Daft Punk – Random Access Memories – 2013 – Trionfare con un album di revival disco anni ottanta, funk ed elettronica pura non è da tutti. I Daft Punk non solo ci riescono ma preparano anche il terreno per il successo dell’anno successivo di Pharrell Williams (G I R L).

D’Angelo – Voodoo – 2000 – Un manifesto del neo-soul e del funk mischiato all’R&B. Michael Archer ha spesso dovuto confrontarsi con problematiche ben più grandi di un video dove appariva poco vestito, ma il suo talento è tornato a colpire anche con l’album del 2014 Black Messiah.

David Guetta – One Love – 2009 – Il pezzo con Kelly Rowland è forse la canzone più iconica di un decennio di dance music contemporanea. Guetta, meme sulle chiavette USB a parte, è il dj che più di tutti è riuscito a portare la house music sui palchi di tutto il mondo e davanti a platee oceaniche. Il suo successo ancora oggi è ampio e consolidato.

Deftones – White Pony – 2000 – In quello che è stato uno degli ultimi anni in cui la musica pesante dominava le chart, i Deftones confezionano il loro capolavoro. Il disco incorpora elementi sparsi (post-rock, new wave, …) dentro il classico trademark alternative metal dei Nostri.

Die Antwoord – Ten$Ion – 2012 – Se i Prodigy (e in seguito anche i Pendulum) mantenevano alta l’attenzione del pubblico sulla drum n bass, i Die Antwoord riescono a prendersi uno spazio imprevisto grazie a una follia compositiva e visuale senza pari (in cui l’influenza di Aphex Twin rimane preponderante), in cui il loro hip hop elettronico ai confini col rave diventa irresistibile.

Disturbed – The Sickness – 2000 – Se i Linkin Park portavano l’alt metal verso territori melodici e commerciali, i Disturbed volevano essere quelli maggiormente legati alla scena classica. I risultati alla fine daranno ragione a Mike Shinoda e compagni, ma il contributo dei Disturbed nel rendere la scena “nu” ancora più globale sarà comunque fondamentale.

Drake – If You’re Reading This It’s Too Late – 2015 – Superstar assoluta dell’hip hop contemporaneo, Drake ha infranto un record di streaming dopo l’altro pubblicando album, EP e mixtape senza preavviso come il lavoro che qui citiamo. L’artista è stato tra i primi a comprendere quanto le nuove modalità di calcolo online potessero determinare la popolarità di un’artista. Tra rap, trap e r&b, la star canadese non ha praticamente avuto rivali nel genere negli ultimi anni.

Dua Lipa – Dua Lipa – 2017 – 1 album, 18 video promo e 14 singoli. Già da questi numeri è evidente comprendere come la discografia si sia letteralmente cappottata in pochissimi anni. Dua Lipa è tra le star maggiormente giovani e quotate del biz, capace nel giro di un paio d’anni di diventare capo del mondo. L’omonimo in questione è il disco che le ha definitivamente fatto spiccare il volo.

Ed Sheeran – : – 2017 – Nel giro di cinque anni è diventato il fenomeno pop più richiesto al mondo. Da solo ha già suonato praticamente in ogni stadio davanti a 50mila persone di media. Chitarra, voce, loop station e un mix irresistibile di generi moderni e contemporanei. Il futuro è suo.

Eddie Vedder – Ukulele Songs – 2011 – Se coi Pearl Jam oramai vive di rendita, da solista Eddie ha regalato ai propri fan alcune perle notevoli. Molte sono contenute in questo lavoro che testimonia come la creatività dei grandi del Rock anni Novanta sia tutt’altro che scomparsa.

Editors – An End Has A Start – 2007 -In pieno revival dark-wave ed esplosione indie rock gli Editors piazzano il loro secondo album, quello che gli permetterà di porre le basi per una carriera interessantissima, fatta di lavori differenti l’uno dall’altro.

Eminem – The Eminem Show – 2002 – Un bianco cambia le regole del rap game. Ciò che è riuscito a fare Marshall Mathers nel corso dei Duemila è qualcosa che nessun altro artista è stato in grado di replicare. Un evento ogni sua pubblicazione, un delirio ogni suo concerto, un culto vero e proprio formatosi intorno a una figura capace come poche altri di portare il rap a un livello ancora più mainstream.

Evanescence – Fallen – 2003 – Bring Me To Life è ancora oggi uno dei pezzi più famosi della nostra epoca. Un successo disumano quello ottenuto dal nulla da Amy Lee e compagni, qualcosa che ancora oggi permette agli Evanescence di proseguire una carriera altalenante. Fallen rimane pietra miliare dell’alternative rock dei 2000 e a oggi ha venduto oltre 17 milioni di copie.

Fantastic Negrito – Please Don’t be Dead – 2018 – Tra funk, soul e blues rock, la voce (e la storia privata) di Xavier è una delle più emblematiche degli anni attuali. Una scalata al successo e alla popolarità che si basa su musica di qualità e su nessuno stratagemma commerciale che ha portato all’artista anche due Grammys.

Florence + The Machine – Lungs – 2009 – Con questo album Florence Welch si posiziona ai primi posti tra le perfomer contemporanee migliori dell’epoca, puntando su qualità e positività. Sarà in grado di migliorare ancora grazie a tour sempre più lunghi e importanti, imponendosi anche su un pubblico trasversale e giovane, andando a conquistare anche gli appassionati di indie pop.

Foo Fighters – Wasting Light – 2011 – Se la carriera del gruppo di Dave Grohl era in forte discussione nei primi anni dei Duemila, Wasting Light è in realtà la chiusura di un cerchio di successo e fama che si apre nel 2002 e permette ai Foos di diventare la più grande band di hard rock del nuovo millennio.

Franz Ferdinand – Franz Ferdinand – 2004 – Il revival del post punk e l’affermarsi della scena indie del Regno Unito è un fenomeno che ha portato alla ribalta molte band di alto livello. I FF con il loro esordio diventarono da subito tra i protagonisti della nuova ondata, vendendo tantissimo e imponendosi nelle chart.

Green Day – American Idiot – 2004 – Il momento in cui una famosissima band oramai in declino di popolarità, diventa un fenomeno rock di portata mondiale. Questo disco permette ai Green Day di sconfinare a ogni livello nel mainstream e di riempire gli stadi da questo momento in poi. Il tutto senza snaturarsi e svendersi al mercato incidendo un cd politicamente e socialmente impegnatissimo. Non male vero?

Imagine Dragons – Night Visions – 2012 – La musica pop rock moderna passa inevitabilmente da Dan Reynolds e compagni, capaci di modificare sia il sound di una generazione (fondendo insieme indie, elettronica e pop rock appunto), sia di diventare un fenomeno live in grado di radunare decine di migliaia di persone a ogni concerto. Il loro debutto e i successivi LP hanno portato il gruppo al successo globale. I nuovi Coldplay? Forse molto di più…

Incubus – Morning View – 2001 – Nei primi anni Duemila, lo spazio per l’alternative rock era ancora massiccio. Sebbene l’evoluzione imposta al genere dal crossover avesse drasticamente modificato le forze in gioco, gli Incubus col quarto disco si garantirono una seconda parte di carriera di alto livello: Morning View infatti è il loro album più venduto di sempre.

Iron Maiden – Brave New World – 2000 – Con un inaspettato colpo di coda, il vecchio heavy metal mette a segno un punto importante all’inizio dell’era 2.0. Il ritorno di Bruce Dickinson e Adrian Smith negli Iron Maiden, permette alla band di inaugurare una nuova fase di carriera, che li renderà negli anni successivi ancora più popolari in tutto il mondo rispetto agli anni Ottanta.

Jamiroquai – A Funk Odissey – 2001 – Jay Kay e compagni consolidano la loro leadership in campo funk con il quinto album, che conferma la capacità della band di fondere elementi funzionali al proprio sound e di essere in grado di determinare quelli che faranno ballare milioni di fan sparsi in tutto il mondo.

Jay-Z – The Blueprint – 2001 – Uscito il giorno dell’attacco alle Torri Gemelle, il sesto album di Jay-Z non è solo uno dei migliori dischi di hip hop di ogni tempo, ma è anche la release che sdogana Kanye West come produttore di successo. Per il resto è “solo” l’ennesima fase di una inimitabile carriera da business man che Shawn Carter ha iniziato a mettere insieme sin dagli anni Novanta.

Joss Stone – Mind Body & Soul – 2004 – Il primo disco di inediti di Joss conferma il successo ottenuto dal suo debutto in cui coverizzava pezzi soul storici. L’abilità (e la bellezza) della Stone le consentirono di diventare la più giovane artista femminile a conquistare il primo posto in classifica in UK.

Justin Bieber – My World 2.0 – 2010 – Un teen idol senza pari dell’epoca, tutt’ora impegnato nel provare a sdoganarsi dall’immagine di mito delle giovanissime e di essere credibile per un’audience più adulta. Una scena vista più volte in passato (e decisamente non priva di incidenti di percorso e problemi personali), ma indubbiamente il successo ottenuto da Justin con il suo debutto non può essere non considerato in una retrospettiva attendibile.

Justin Timberlake – FutureSex/LoveSounds – 2006 – Chi invece è riuscito nell’impresa di sdoganarsi da una boy band per diventare una pop star clamorosa è Timberlake che con il disco in questione venderà oltre 10 milioni di copie nel mondo, si aggiudicherà svariati Grammys e terrà un tour mondiale gigantesco, stabilizzando definitivamente il proprio status come artista fondamentale dei Duemila.

Kaiser Chiefs – Employment – 2005 – Il debutto dei KC fece molto rumore all’epoca, diventando tra i lavori più importanti del revival post-punk/new wave che consentirono al mondo indie del Regno Unito di esplodere nelle chart e sfornare band che avrebbero dominato le scene almeno per il lustro successivo.

Kanye West – The College Dropout – 2004 – Personalità globale e rapper di livello, Kanye già con l’esordio ha conquistato le scene senza troppa fatica, esibendo una creatività seconda a nessun altro rapper contemporaneo. L’album è solo il primo di una lunga serie di lavori che, almeno fino al 2010 incluso, lo hanno visto protagonista incontrastato della scena hip hop.

Katy Perry – Teenage Dream – 2010 – Dopo una lunga gavetta, Katy esplode letteralmente nel mondo del pop contemporaneo grazie a doti vocali (e “fisiche”) tutt’altro che indifferenti. Il successo dei singoli contenuti nel suo terzo album, fanno di Katy una popstar assoluta e la proiettano in cima alle classifiche di tutto il mondo (il disco venderà oltre 6 milioni di copie).

Kendrick Lamar – Good Kid, M.A.A.D City – 2012 – Considerato IL rapper contemporaneo, Kendrick trova il successo globale con il suo secondo album e diventa sempre più enorme con i successivi To Pimp a Butterfly (2015) e Damn (2017). La sua capacità è seconda a nessuno e in molti credono che Lamar abbia ancora moltissimo da dare alla scena.

Killswitch Engage – Alive Or Just Breathing – 2002 – Il metalcore ha subito una drastica svolta melodica grazie ai KSE, capaci di portare il genere verso un pubblico molto più ampio mantenendo intatta la matrice impattante fatta dalla commistione di generi come thrash, swedish death e hardcore. L’album è il predecessore del successivo (e ben più venduto) The End of Heartache, benché Alive sia quello che ha realmente cambiato le carte in tavola in una scena intera mostrandone le ampie potenzialità commerciali.

Kings Of Leon – Only By The Night – 2008 – Uno degli ultimi veri sussulti dell’alt rock è racchiuso nel quarto album in studio dei KoL. La band vende oltre 6 milioni di copie grazie a singoli iconici come Sex On Fire e Use Somebody, veri e propri tormentoni di fine anni Dieci. Il gruppo rimarrà sulla cresta dell’onda ancora per qualche anno ma, alla lunga, non riuscirà a mantenere gli stessi standard.

Korn – Untouchables – 2002 – Si tratta della chiusura di un cerchio iniziato in realtà nel 1994. Il titolo rappresenta perfettamente lo status raggiunto da Jon Davis e compagni, capaci di creare un genere (il nu-metal) che ha monopolizzato le chart mondiali a cavallo tra la fine e l’inizio del nuovo millennio. I Korn incideranno altri dischi, flirtando con l’edm e tornando alle origini, ma nulla sarà paragonabile alla serie di cinque album con i quali gli americani hanno cambiato la musica pesante.

Lady Gaga – The Fame – 2011 – Personalità straripante e artista a 360 gradi, Lady Gaga ha imposto la propria visione del pop e dance a ogni latitudine, portando all’attenzione del pubblico anche tematiche delicate come la parità di diritti e le rivendicazioni della comunità LGBT. Grandiosa dal vivo e prolifica in studio, Gaga virerà verso il country e il pop più tradizionale sul finire degli anni Venti, confermando il proprio talento innato.

Lana Del Rey – Born To Die – 2012 – Tra art pop, indie e alternative, Lana rompe gli schemi e raccoglie intorno a sé un pubblico variegato e affascinato dalla sua conturbante immagine. Il successo commerciale è travolgente e venderà oltre sette milioni di copie in tutto il mondo.

Lil Wayne – Tha Carter III – 2008 – Lil Wayne ribadisce il proprio ruolo all’interno dell’hip hop americano incidendo un lunghissimo album, che rimarrà tra i migliori dischi rap dei Duemila anche a diversi anni di distanza (farà il paio con Tha Carter IV pubblicato nel 2011).

Limp Bizkit – Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water – 2000 – Fred Durst e soci bissano il travolgente successo del precedente Significant Other, piazzando un’altra raccolta di singoli che garantirà alla band di vivere di rendita a vita. Se la parabola del gruppo sta già esaurendosi, il successo eterno di cui godranno brani come My Generation, Rollin’, Livin’ It Up e Take a Look Around è ancora oggi indiscutibile.

Linkin Park – Hybrid Theory – 2000 – L’album che cambiò le carte in tavola in campo alternative metal. I Linkin riescono dove nessuno fino a quel momento era riuscito: risultare pop gridando, inserendo melodie perfette ed elettronica vicino a riff e a un wall of sound mastodontico. La sublimazione assoluta del nu-metal come crossover perfetto tra rap e metal. La band diventa da subito famosissima e, negli anni successivi suona ovunque e vende oltre 70 milioni di copie delle proprie release. Fino al tragico suicidio del cantante Chester Bennington, avvenuto nel 2017.

Lorde – Pure Heroin – 2013 – Tra le nuove sensazioni dell’elettronica, la giovanissima neo zelandese colpisce nel segno con il debut album, vendendo oltre 4 milioni di copie in tutto il mondo e alimentando un seguito in continua ascesa. Ancora oggi in molti puntano su di lei come artista di riferimento del nuovo art pop. Sarà così?

Lou Reed & Metallica – Lulu – 2011 – Una delle opere puramente artistiche più sottovalutate di sempre. La voglia di creare qualcosa di unico e di profondo, traspare nei solchi di un disco dal difficile impatto. Due colossi della musica del Novecento insieme in un lavoro (giustamente) non per tutti.

Machine Gun Kelly – Bloom – 2017 – Le nuove leve del rap crescono e vanno contro i monoliti del genere (il dissing con Eminem gioverà sicuramente alla popolarità di MGK), fanno record di streaming e conquistano audience giovani e affamate. La commistione di generi che Colson Baker porta in scena spaziano dall’hip hop all’alternative pop fino al rap rock. L’artista sembra oramai pronto al grande salto.

Maroon 5 – Songs About Jane – 2002 – Tra funk, soul e pop rock, i Maroon 5 trovano subito la propria collocazione nelle chart garantendo ad Adam Levine e compagni una carriera di alto livello. L’album di debutto dei Nostri venderà oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo.

Meshuggah – Nothing – 2002 – Tra gli alfieri della musica oscura, opprimente e dannatamente affascinante, non potevamo non citare gli svedesi: capaci di evolvere il concetto di extreme metal sin nei Novanta, i Meshuggah con Nothing pongono le basi per il djent, destrutturano la forma canzone ulteriormente e proseguono nella loro incontrollabile e violentissima evoluzione.

Metallica – Hardwired…To Self-Destruct – 2016 – Negli anni del rap, dello streaming e della musica di plastica, i Metallica incidono un solidissimo album, probabilmente il loro disco più apprezzato dai tempi del Black Album (1991). Soprattutto questo lavoro permetterà alla band di girare il mondo per 3 anni ininterrotti di tour in palazzetti, stadi, immensi spazi all’aperto. Chi diceva che il metal era morto con l’avvento Napster?

Mika – Life In Cartoon Motion – 2007 – Il coloratissimo debutto di Mika mette in mostra un artista creativo e incontenibile, capace di dare al pop una nuova linfa vitale. L’album venderà quasi otto milioni di copie e lui si imporrà nel tempo come eccellente performer.

Miley Cyrus – Bangerz – 2013 – L’ex Hannah Montana posa nuda sulle riviste e sul palco non smette un secondo di provocare. La musica? Un pop venato di R&B abbastanza inoffensivo, che non mette in mostra le buone doti vocali della Cyrus. Ma si sa, il pubblico apprezza gli accessi e anche parte della critica incensa la trasformazione e relativo cambiamento d’immagine della star. Billy Corgan all’epoca parlerà addirittura di porn-pop per descrivere la musica della Cyrus e di altre popstar come Rihanna, genere contro cui nessuno avrebbe potuto combattere con la musica di qualità.

Mumford & Sons – Sigh No More – 2009 – Il folk-rock e l’indie vanno in paradiso con l’esordio dei Mumford. Il disco venderà oltre 5 milioni di copie e imporrà la band all’attenzione del grande pubblico da questo momento in poi.

Muse – Black Holes And Revelations – 2006 – Sono senza dubbio la rock band mainstream del ventunesimo secolo. Bellamy e compagni hanno plasmato la materia partendo da durissimi esordi alternative, contaminando il proprio sound con l’elettronica e le melodie pop ideali per i propri brani, arrivando a richiamare i Queen in più occasioni vista la loro maniacale cura del dettaglio. Virtuosismi chitarristici, echi di hard rock, sperimentazioni e modernità assortite hanno portato con pieno merito i Muse in cima alla catena alimentare del music biz.

My Chemical Romance – The Black Parade – 2006 – Da molti venne definito il Nevermind dell’emo rock. I MCR riuscirono a sintetizzare in un solo disco tutta la filosofia emo appunto, fatta di pop-punk, alternative rock e post hardcore. Il risultato? Un disco ambizioso e bellissimo, che venderà nel mondo quasi 5 milioni di copie.

Nas – Stillmatic – 2001 – L’album del ritorno sulla “retta via” per Nas e la prosecuzione della contrapposizione con Jay-Z. Ad anni di distanza Stillmatic rimane un lavoro di livello, legato a un sound che oggigiorno latita sommerso da troppa forma e pochissima sostanza.

Nickelback – Silver Side Up – 2001 – Dopo aver fatto finta di essere troppo post grunge e derivativi, Chad Kroeger e compagni virano decisi sul pop rock orecchiabile, lasciandosi andare ogni tanto in direzione hard rock ma mantenendo salda la concentrazione sul singolo lento e perfetto per una fascia di popolazione immensa. Nasce così la seconda fase della carriera dei Nickelback, gruppo capace di imporsi tra i migliori interpreti del rock americano senza pretese, devoto a country e power chord rassicuranti. Faranno ancora meglio nel 2005, con All The Right Reasons.

Nicki Minaj – Pink Friday – 2010 – Se oggi si twerka e si inneggia alle grandi forme, il trend nasce da quest’artista di Trinidad e Tobago, abilissima rapper e assai attenta a coniugare provocazione e messaggi espliciti in ogni pezzo significativo della propria carriera.

Norah Jones – Come Away With Me – 2002 – Pop e jazz si incontrano e fanno diventare un best seller di razza il debutto della promettente Norah, capace di smerciare oltre 27 milioni di copie dell’album. Un successo colossale che le garantirà una popolarità gigantesca nel corso dei primi anni Dieci.

One Direction – Take Me Home – 2012 – L’ennesima boyband della storia della musica (messa insieme in seguito a un talent show televisivo, quindi con la massima esposizione immaginabile) infrange un record dopo l’altro nell’era moderna, consegnando alla storia milioni di album venduti (oltre 50) e un tour negli stadi. Il tradizionale scioglimento (2016) mirato a lanciare le carriere soliste dei cinque funziona poco e non è da escludere che la strada già battuta in passato dai Take That sia prossimamente ricalcata dai 1D…

Paolo Nutini – Sunny Side Up – 2009 – Lo scozzese si fa desiderare dai fan, infatti le sue pubblicazioni (e annessi tour) sono stati tutt’altro che numerosi. Ma, in questi casi, conta più la quantità della qualità. E nel caso di Sunny Side Up il pop folk dell’artista è decisamente di alto livello.

Papa Roach – Infest – 2000 – Un’autentica pietra miliare del nu-metal e del crossover rap-rock, permette ai Papa Roach di diventare grossissimi già alla seconda release. Saranno oltre 7 i milioni di copie smerciati dall’album, mentre la band proseguirà a pubblicare dischi e fare tour per molti altri anni ancora.

P!nk – Missundaztood – 2001 – Popstar dal talento indiscusso e dall’assoluta abilità dal vivo, Pink ha saputo nel corso del tempo valorizzare la propria musica e adattare la proposta al passare degli anni. Questo album vendette oltre 13 milioni di copie e lanciò la carriera di Alecia Moore nel music biz.

Post Malone – Stoney – 2016 – Tra le leve maggiormente attive del movimento hip hop/trap moderno, Austin Post ha saputo interpretare come pochissimi altri il momento di cambiamento dell’audience, puntando sui singoli piuttosto che sui full length. L’album del debutto in ogni caso gli garantì oltre 3 milioni di copie vendute nei soli States.

Queens Of The Stone Age – Songs For The Deaf – 2002 – Con la lezione stoner dei Kyuss nel bagagliaio, Josh Homme sfonda definitivamente con la sua band grazie all’aiuto di Dave Grohl (dietro alla batteria) e al timbro di Mark Lanegan. L’album è considerato una pietra miliare del rock duro dei Duemila e venderà quasi un milione e mezzo di copie.

Radiohead – Kid A – 2000 – Come i Radiohead probabilmente nessun altro è riuscito a imporsi all’attenzione collettiva proponendo musica tutt’altro che semplice (e parimenti catalogabile) album dopo album. Il loro successo di pubblico e critica prosegue anche nei Duemila, grazie a release come quella in oggetto e alle due successive Amnesiac e Hail To The Thief.

Rammstein – Mutter – 2001 – I rappresentanti massimi dell’industrial metal riescono con Mutter a confermare il successo del precedente Sehnsucht. La band da questo momento in poi verrà considerata già leggendaria e potrà centellinare le proprie uscite discografiche concentrandosi su tour mondiali sempre più elaborati e colossali.

Red Hot Chili Peppers – By The Way – 2002 – Una delle rock band più apprezzate dei Novanta, prosegue la propria carriera con successo anche nei primi Duemila. Il qui presente By The Way e il successivo Stadium Arcadium (2006) rappresentano due altri mattoni enormi che consolidano definitivamente l’eredità del gruppo, che ancora oggi raduna decine di migliaia di persone ai propri concerti in ogni parte del mondo.

Rihanna – Good Girl Gone Bad – 2007 – Tra le popstar femminili dominatrici degli ultimi vent’anni, non poteva certo mancare l’artista delle Barbados, capace di vendere decine e decine di milioni di dischi e di ridefinire il concetto di sensualità applicato alla musica di massa. Tra hip hop, R&B, dance e pop Rihanna dal 2007 in poi non ha praticamente mai sbagliato un’uscita.

Robbie Williams – Sing When You’re Winning – 2000 – Una delle popstar maschili più gigantesche di ogni tempo, ha segnato non solo gli ultimi anni del Novecento ma anche il primo decennio dei Duemila. I suoi album non hanno conosciuto crolli qualitativi (e tanto meno di vendite) almeno fino al 2009.

Shakira – Laundry Service – 2001 – Con oltre 70 milioni di dischi venduti e una presenza fisica clamorosa, Shakira è tra le popstar migliori dei Duemila, grazie anche al successo ottenuto dal suo primo disco registrato in lingua inglese, grazie anche al super singolo Whenever, Wherever.

Shawn Mendes – Illuminate – 2016 – Giovani popstar crescono. Mendes esplode definitivamente sulla scena grazie al suo secondo album, che contiene i singoli di successo Treat You Better, Mercy e There’s Nothing Holdin’ Me Back.

Sia – 1000 Forms of Fear – 2014 – La cantante australiana è dovuta arrivare al sesto album per ottenere un successo globale di pubblico. Il suo elettropop ha fatto breccia tra gli ascoltatori grazie al singolo Chandelier e ai video promozionali che hanno accompagnato la release.

Sigur Rós – () – 2002 – Tra ambient e art pop, gli islandesi hanno saputo ritagliarsi il proprio spazio nella scena internazionale, riuscendo a imporsi anche in mercati complicati come quello USA e UK.

Skrillex – Bangarang (EP) – 2012 – C’è stato un momento in cui tutti noi abbiamo pensato che saremmo morti ascoltando Dubstep ed EDM o partecipando al Tomorrowland. Ovviamente non sarà così (forse andrà peggio?), ma Skrillex ha rappresentato uno degli artisti chiave di un intero movimento che proliferava senza sosta e che ha, ci piaccia o meno, modificato per sempre il sound contemporaneo.

Slipknot – Iowa – 2001 – L’eccezione alla regola per le band nu-metal nate poco prima della fine dei Novanta. Se anche i più promettenti (vedi sotto) si sono dissolti come neve al sole in breve tempo (mantenendo comunque inalterato il proprio seguito), nessuno ha fatto il percorso degli Slipknot: partiti come furibondi interpreti dell’ondata nu-metal, i Nostri hanno progressivamente imbastardito il proprio sound a colpi di death e thrash metal, per poi inserire melodie e momenti prettamente elettronici nella propria proposta. Risultato? Nel 2019 fanno ancora dischi e sono tra i riferimenti assoluti di una scena intera.

System Of A Down – Toxicity – 2001 – Un successo epocale per una crossover band di origine armena. Oggi ha venduto oltre 12 milioni di copie e all’epoca fece faville tra ascoltatori immersi tra Limp Bizkit, Linkin Park e Slipknot, conquistando un ampio pubblico grazie ai suoi elementi etnici e melodici, calati alla perfezione in un devastante e potentissimo collage alternative metal.

Tash Sultana – Flow State – 2018 – In Australia il talento musicale viene fornito dalla mutua. Tash è un’altra ragazza fenomeno di quel paese che sta imponendosi all’attenzione del pubblico di tutto il mondo in questi ultimi anni. Tra alternative e lo-fi rock, con dosi enormi di psichedelia, la giovanissima è attesa da un futuro brillante.

Taylor Swift – 1989 – 2014 – La regina del country pop ha deciso a un certo punto di diventare regina del pop in senso assoluto. E allora stadi sold-out, record di streaming su Spotify, featuring azzeccati e una serie di album perfetti per il proprio pubblico (in aumento perenne). Sembra che nulla possa fermare Taylor, recentemente schieratasi anche politicamente e socialmente.

The Black Eyed Peas – Elephunk – 2003 – Tra hip hop e dance pura, il combo composto da will.i.am, apl.de.ap, Taboo e dalla bellissima Fergie vende oltre 9 milioni di dischi con il terzo studio album, imponendosi grazie a singoli pop dal clamoroso successo come Where Is The Love?

The Darkness – Permission To Land – 2003 – Tra il 2003 e il 2005 i Darkness sono stati la promessa assoluta del rock. Il loro debutto ha riportato il glam e l’hard rock in cima alle classifiche. Oggi l’album ha venduto oltre 2 milioni di copie ma la promessa di allora non è stata del tutto mantenuta, soprattutto a causa dei problemi di alcol e droga che hanno disintegrato la band nel 2006 (fino alla reunion del 2011 e la successiva nuova vita del gruppo).

The Killers – Hot Fuss – 2004 – Il mostruoso esordio dei Killers, proiettò Brandon Flowers e compagni immediatamente in cima alle chart di UK e USA, grazie a una proposta che univa alternative, revival post-punk e new wave. I singoli Mr.Brightside e Somebody Told Me aiutarono la band a espandere la propria fan base in tutto il mondo. A oggi il loro debutto ha venduto oltre 7 milioni di copie.

The Mars Volta – De-Loused In The Comatorium – 2003 – Il prog-psych rock di Cedric Bixler-Zavala ed Omar Rodriguez-Lopez caratterizza i primi anni Duemila e affascina platee di ascoltatori di varia estrazione. Sebbene il successo globale non sia mai stato nei loro piani, la loro proposta merita spazio all’interno di una retrospettiva che si rispetti.

The National – High Violet – 2010 – Tra indie e art-rock i National hanno saputo crescere release dopo release. Il disco in questione è tra i loro più famosi e apprezzati ma anche il successivo Trouble Will Find Me (o anche il precedente Boxer) sono senza dubbio da segnalare.

The Strokes – Is This It – 2001 – Tra indie rock e post punk, gli Strokes fanno il botto già all’esordio, inserendosi nel filone revival garage che iniziava a prender corpo negli States. Il successivo Room On Fire contribuirà ad aumentare il successo di Casablancas e compagni.

The Weeknd – Beauty Behind The Madness – 2015 – L’esplosione nelle chart americane dell’artista avviene tra il 2014 e il 2015, grazie a una serie di singoli di successo. Il secondo album di The Weeknd certifica la capacità dell’autore nell’unire pop ed alternative R&B, il lavoro verrà anche premiato come miglior album urban ai Grammys del 2016.

The White Stripes – Elephant – 2003 – Il blues rock e il garage revival permettono ai White Stripes di Jack White di esplodere in tutto il mondo con un album di livello. La famosissima opener diventa un inno generazionale anche per molti sportivi, per gli appassionati di musica invece questa è la svolta per la carriera di Jack, futura rockstar contemporanea ancorata a un sound tutt’altro che moderno.

Them Crooked Vultures – Them Crooked Vultures – 2009 – Imprevisto e surreale, il progetto messo in piedi da Dave Grohl e Josh Homme vede nella presenza del leggendario John Paul Jones degli Zeppelin la garanzia di continuità con la tradizione del rock settantiano. Il (breve) tour a supporto dell’uscita che seguirà sarà ancora più leggendario del disco in sé.

Thirty Seconds To Mars – A Beautiful Lie – 2005 – Per quanto in molti concordino sul fatto che Jared Leto sia molto meglio come attore che come cantante dal vivo, questo album fu fondamentale nel stabilire il culto per lui e la sua stessa band. Un lavoro solidissimo di alternative rock che interpreta alla perfezione il sound del tempo.

Tool – Lateralus – 2001 – Band imperscrutabile e abilissima nell’eseguire le proprie intricate trame sonore progressive, i Tool rimangono degli outsider assoluti di qualsiasi epoca. Lateralus è il terzo disco, ulteriore dimostrazione delle loro capacità e creatività, totalmente alienata da logiche di mercato e rivolta esclusivamente al perseguimento dell’arte più pura.

Twenty One Pilots – Blurryface – 2015 – Già il precedente Vessel aveva innalzato il duo americano agli onori delle cronache. Con Blurryface però il fenomeno diventa mondiale, permettendo a Tyler Joseph e Josh Dun di raggiungere un pubblico immenso grazie al loro personalissimo mix di elettropop, hip hop e alternative.

U2 – Songs of Innocence – 2014 – Sebbene il meglio lo abbiano dato nei decenni precedenti ai Duemila, gli U2 sono stati pionieri anche nell’era digitale, rendendo disponibile il loro nuovo album (il tredicesimo) in modo gratuito nelle librerie di iTunes, raggiungendo in questo modo oltre mezzo miliardo di ascoltatori potenziali al momento della release date.

Wolfmother – Wolfmother – 2005 – L’esordio degli australiani fu l’ennesimo fumo negli occhi per chi credeva di aver trovato i nuovi eredi della tradizione hard & heavy. Il lavoro è ottimo ma la band non riuscì a replicarne il successo negli anni successivi. Questo debutto rimane comunque un buonissimo disco di rock suonato con i sacri crismi.

XXXTentacion – 17 – 2017 – Morto a soli 20 anni, l’artista è comunque riuscito a lasciare un’eredità musicale importante per comprendere le evoluzioni della musica contemporanea (tatuaggi in faccia inclusi), grazie alla proposta ibrida a metà strada tra una sorta di cantautorato R&B comprendente hip hop e lo-fi.

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