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I Mondo Cane di Mike Patton a Prato, inno alla retromania intelligente

A Mike Patton dobbiamo dare atto di una cosa fondamentale: non si annoia mai. E non annoia nemmeno noi che da trent’anni abbondanti ne seguiamo la carriera. Che sia con i Faith No More che gli hanno dato fama imperitura (e una categorizzazione troppo stretta) o con i numerosi progetti paralleli quali Mr. Bungle, Fantomas, Peeping Tom, Dead Cross e via nominando, il 51enne cantante e musicista si diverte tantissimo ad esplorare i vari campi musicali, senza mai perdere di vista la qualità del suo tocco personale. Nel riportare sul palco di Settembre Prato 2019 i Mondo Cane, il suo progetto più nostalgico e di (teoricamente) minor sforzo creativo, Mike Patton compie il miglior capolavoro di retromania della sua carriera.

Parentesi doverosa: se è vero che la narrazione della nostalgia o “retrostorytelling” sta soffocando l’ossigeno della creatività musicale (ed è vero, purtroppo, basta guardare le tendenze a festeggiare anniversari lontani invece di lasciarsi andare e scoprire nuove vibrazioni), allora questa saudade va indirizzata verso un’espressività diversa. Deve avere un impatto dolce per non far cadere nella classica trappola del “canzoni così non ne scriveranno più”. La celebrazione che Mike Patton e i Mondo Cane fanno della musica italiana del passato, rispolverando e riarrangiando le orchestrazioni che hanno reso grandissimo il pop armonico degli anni Sessanta, ha il pregio di avere il giusto equilibrio: una coccola piacevole, leggera, affascinante. Dove la chiave di tutto è l’unione tra lo spettro delle emozioni più dolci e il divertimento, suo e del pubblico. Può permettersi di aprire con Il cielo in una stanza, cover di Gino Paoli e probabilmente nella top 10 delle più belle canzoni italiane di sempre, giocare con credibilità al Buscaglione di Che notte ed essere credibilissimo, alleggerire di tocchi reggae Pinne, fucile ed occhiali, straziare con Canzone di Don Backy, togliere ogni respiro con Dio come ti amo di Modugno (“se non vi siete mai emozionati con questa canzone, non siete dei c*zzo di umani” sibila in inglese prima di iniziarla).

Mike Patton è la stella polare della vocalità, passa serenamente dal velluto da crooner alla pienezza delle note alte, senza mettere da parte l’indole da perfetto parac*lo (si può dire, sì?) che gli consente di mangiarsi il palco nel modo più navigato. Il concerto scivola via nella migliore delle maniere, nonostante la lunghissima attesa iniziale che non è stata motivata in alcun modo e ha prodotto diversi fischi. Ma nell’ora e mezza in cui i Mike Patton e i Mondo Cane (tra i quali figurano il mitico Enrico Gabrielli ai fiati e i violini della Camerata strumentale di Prato a comporre l’orchestra) stanno sul palco, ogni pensiero viene dimenticato. Ci si gode il concerto, si cantano canzoni che sono seppellite nella memoria, si balla nella malinconia gentile di Lontano Lontano di Luigi Tenco e ci si emoziona con la chiusura affidata a Retrovertigo dei Mr Bungle. Non c’è nulla di quell’hype da fanatismo spinto che grava su tante performance da aspettative altissime. E Mike Patton non ha bisogno di dimostrare nulla a nessuno: che sia il migliore, la più grande voce di sempre, il performer con una tecnica vocale impeccabile e la capacità di spaziare ovunque, non lo mette in discussione. Riportando in giro i Mondo Cane Mike Patton sottolinea un concetto che a molte rock e popstar di oggi manca di default: per fare questo mestiere, bisogna studiare il passato per poi dimenticarselo. E divertirsi davvero.

Scaletta Mike Patton Mondo Cane Prato 2019
Il cielo in una stanza (Gino Paoli cover)
Che notte! (Fred Buscaglione cover)
Ore d’amore (Fred Bongusto cover)
20 km. al giorno (Nicola Arigliano cover)
Quello che conta (Luigi Tenco cover)
L’urlo negro (The Blackmen cover)
Doce doce (Fred Bongusto cover)
Deep Down (Christy cover)
Pinne, fucile ed occhiali (Edoardo Vianello cover)
Scalinatella (Roberto Murolo cover)
L’uomo che non sapeva amare (Nico Fidenco cover)
Canzone (Don Backy cover)
Ti offro da bere (Gianni Morandi cover)
Storia d’amore (Adriano Celentano cover)
Lontano, lontano (Luigi Tenco cover)
Yeeeeeeh! (The Primitives cover)
Senza fine (Gino Paoli cover)

Sole malato (Domenico Modugno cover)
Dio, come ti amo (Domenico Modugno cover)
Una sigaretta (Fred Buscaglione cover)
Retrovertigo (Mr. Bungle cover)

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