Onstage
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L’ultimo capolavoro dei Motörhead

Usciva oggi 15 anni fa Inferno dei Motörhead, diciassettesimo album in studio su ventidue dischi di inediti pubblicati da Lemmy Kilmister e compagni. Posto che i lavori pubblicati tra il 1979 e il 1982 rimangono intoccabili nonché le migliori release di sempre della band, Inferno arrivò come un colpo di coda imprevisto e certamente inaspettato anche dai fan più accaniti di Ian Fraser e compagni.

I Motörhead hanno da sempre basato la propria popolarità sui loro incendiari concerti, sull’impatto frontale e sulla potenza incredibile sprigionata da uno dei power trio (ok ogni tanto son stati in quattro ma poco male) più importanti di sempre della storia del rock. Ma salvo rare eccezioni (Bastards del 1993) o pezzi isolati, i Nostri non erano esattamente in stato di grazia continuativo in studio.

Inferno ha il merito di invertire questa tendenza, presentando una tracklist senza punti deboli apparenti. Un platter dove hard & heavy volano altissimi e senza compromessi, velocità quasi sempre senza inibizioni (3 mid tempo e 1 lento su 12 pezzi è roba da record anche per loro) si dividono perfettamente e la conclusiva ballad Whorehouse Blues chiude tra country e blues un lavoro assolutamente memorabile. I solo di Steve Vai impreziosiscono le strepitose e velocissime Terminal Show e Down on Me. Killers e Life’s a Bitch sono le gemme assolute di un album che sferraglia senza vergogna dall’inizio alla fine.

Non che ai Motörhead servissero nuove hit per i concerti, ma sicuramente i pezzi di Inferno sono tra i migliori mai partoriti da Lemmy e compagni tra i 90 e i 2000. Un lavoro da recuperare per celebrare ancora una volta una grande band e un immenso artista come Kilmister.

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