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Motörhead: i 40 anni di Overkill

I Motorhead sono morti. Purtroppo non è una figura retorica: del trio originale, Lemmy – Eddie- Phil, non rimane ormai più nessuno in vita. Rimane però Overkill, quarant’anni dopo, uno dei più grandi contributi al mondo della musica. Magari sarà un pelo sotto al più venduto Ace of Spades, ma la grandezza di un disco va cercata nel livello di influenza che riesce ad avere…e il secondo disco dei Motorhead ha ispirato almeno metà della musica pesante che ascoltate attualmente.

40 ANNI FA…
Contestualizziamo: è il 1979, i Judas Priest sono l’unico metal vivo e vegeto e di qualche rilievo, dato che i Black Sabbath sono alla frutta e stanno per sfanculare Ozzy. Gli Iron Maiden suonano nei pub, così come i soci della “new wave of british heavy metal” tipo Saxon, Def Leppard e Venom. I Led Zeppelin sono bolliti, i Rolling Stones sono in tour per Some Girls (quello di “uu-uu-uuuu uu-uu-uuuuu oh I miss you”, non proprio roba pesante), Sid Vicious è morto a inizio anno e i Sex Pistols scompaiono ne La Grande Truffa del Rock ‘n’ Roll, David Bowie sta per lasciare Berlino, i Queen sono quelli di Don’t Stop Me Now, Bicycle Race e Fat Bottomed Girls. In cima alla classifica ci vanno i Police, Blondie, i Pink Floyd di Another Brick in the Wall…ma anche i Village People, i Bee Gees e Gloria Gaynor.

I Motorhead non sono nessuno. Lavorano, più o meno. Chi fa il tappezziere, chi trasporta mobili, cose così. Eppure sono già in giro da un po’, fanno casino, fanno caciara e un po’ di seguito ce l’hanno. Ma niente di più, non si riesce. Lemmy, grande spirito vagabondo degli anni ’60, uno che dormiva sui divani degli amici e aveva fatto da galoppino per Jimi Hendrix, era l’unico ad aver avuto un qualche tipo di carriera musicale come bassista e cantante negli Hawkind, gruppo space-prog-vivaladroga-rock da cui era stato cacciato perché si calava stimolanti anziché tranquillanti (motorhead era appunto il gergo con cui venivano indicati i fan dell’anfetamina). Avevano già provato a fare un disco nel ’76 per la United Artists che fu però bloccato. Ci riprovarono l’anno seguente ma il debutto fu subito abbandonato dalla nuova etichetta.

Due anni sono un’eternità nel mondo della musica, e arrivati al ’79 con l’ennesima etichetta e le ennesime promesse, la band era pronta a mollare il colpo. Furono costretti a registrare una cover come singolo (Louie Louie di Chuck Berry, non ha prezzo sentire Lemmy sbraitare “LUI O LUEI, UUUUU BEIBE”), singolo che fu pubblicato senza che nessuno della casa discografica lo ascoltasse effettivamente prima. Come ricorderà in seguito il presidente dell’etichetta: “…quando l’ascoltai ne fui assolutamente terrorizzato. Pensai che fosse il peggior disco mai sentito, quindi fu un bello shock. Ma lo shock più grande fu, fatto uscire un disco che credevo terribile, vederlo andare dritto in classifica”.

IL DISCO
Una fetta di pubblico aveva evidentemente fame di Motorhead, e con a disposizione un altro album da incidere, la band decise di provare il tutto e per tutto, concentrando il meglio del materiale composto in due anni. Il risultato sono 35 minuti di sberle in faccia, sassate, grezzamma, 10 pezzi scassoni sulla media dei 3 minuti l’uno.

La title track, in apertura, da sola ha creato il thrash, il power e lo speed metal. La cavalcata disperata, come la ricordava il batterista Phil: “…da sempre volevo suonare la doppiacassa ma mi sono sempre detto. ‘no, non voglio essere come una di quelle mezze seghe che va sul palco con due grancasse per poi non suonarci un cazzo’. Non fino a quando sarò in grado di suonarle. Così mi sono preso un’altra grancassa e andavo alla prove un paio d’ore prima dei ragazzi giusto per impratichirmi, sai, tipo anche solo seduto a far andare i piedi come correndo o cose così…stavo giusto suonando quel giro, cercando di coordinarmi al meglio, quando sono arrivati Eddie e Lemmy, e stavo per fermarmi quando mi han detto ‘No, non fermarti! Continua!’…e così scrivemmo Overkill.”. Il pezzo più lungo del lotto, con i suoi falsi finali e le ripartenze: potrebbe essere un finale esplosivo, invece è un inizio incendiario; insomma sta bene in qualsiasi punto del disco da tanto è figo. Immancabile in ogni concerto, la cavalcata di doppiacassa, il riff di basso in apertura: tutto entrato nella leggenda.

Altri classici diventati pezzi fissi in scaletta includono anche Stay Clean: un gran fill di batteria apre un inaspettato monito contro le droghe (che cantato da Lemmy acquista un significato tutto suo), dove troverete il miglior assolo di basso di sempre. Poi c’è il rock and roll boogie sotto anfe di No Class, brano autoironico su come veniva percepita la band dalla gente perbene, con un riff quasi rapinato agli ZZ Top. Ai Metallica piaceranno tantissimo, tra le altre, Damage Case e Too Late Too Late (pubblicata originariamente come singolo extra album), di cui registreranno delle versioni cover negli anni ’90, per celebrare il compleanno di Lemmy.
Tra le altre fan-favorites Metropolis, curiosamente ispirata dal capolavoro in bianco e nero di Fritz Lang, e I’ll Be Your Sister, che Lemmy avrebbe voluto far cantare a Tina Turner.

L’ossatura della band è sempre il classico rock’n’roll, imbastardito e reso sguaiato dal basso distorto e dalla voce dilaniata di Lemmy. Il basso è sempre la ritmica portante, su cui “Fast” Eddie Clarke ci ricama sopra senza sbrodolare e Animal Taylor alla batteria regala schiaffi con entusiasmo e violenza. E’ punk con l’anfetamina al posto dell’eroina, è rock’n’roll inondato di jack daniels e sigarette, è la musica a massimo volume e massima velocità di chi non conosce altro modo di vivere.

…E OGGI
Il disco li proietterà nel periodo d’oro, ed erano così lanciati che a fine anno avranno già pronto un altro disco (Bomber) e l’anno dopo uscirà Ace of Spades, forse un album ancora più celebre. Sarà fonte di ispirazione per centinaia di band da ogni lato dell’oceano: il thrash USA di Metallica, Megadeth (eh, beh, ovviamente Overkill), tutto il power e lo speed europeo che vivrà di doppiacassa costante…E lo storie su di loro continuano, e sono così tante e belle che vi conviene:
1) Leggere la biografia di Lemmy, White Line Fever
2) Vedere il documentario The Guts and the Glory
3) Ovviamente ascoltare a nastro Overkill.

Marco Brambilla

Foto di Elena Di Vincenzo

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