Onstage
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Mumford & Sons a Milano, dalle radici del folk alla conquista del mondo

Sono partiti da Londra circa una decina di anni fa, con una chitarra un banjo e poco altro, con in comune uno smisurato amore per il folk e i suoi derivati, ed un affetto senza fine verso la genesi della musica popolare. Il segreto del successo dei Mumford & Sons sta tutto nel rieditare con personalità, sonorità e songwriting antichi, rendendoli attuali, freschi, appetibili anche ad un pubblico giovane.

La tappa di Milano del loro infinito tour mondiale a supporto dell’ ultimo lavoro Delta è sold out da tempo, a conferma dell’enorme seguito della band anche nel nostro paese. La produzione è pazzesca: un enorme palco centrale, quattro mega schermi, un ragno di luci che detta le atmosfere on stage, un suono perfetto che avvolge, coinvolge e trascina. Violini, fiati ed un armonioso pianoforte a coda si amalgamo con efficacia nella musicalità d’insieme. La scaletta come annunciato è una sorta di percorso di un decennio di successi con un’attenzione particolare al coinvolgimento del pubblico.

Marcus Mumford è un leader assoluto: carisma, temperamento, grande fisicità sul palco, una voce perfetta sia nelle infinite sonorità acustiche che in quelle elettriche. Ed è proprio qui che si evidenzia la grande crescita della band: quando la canzoni più rock spingono, la resa non diminuisce, anzi aumenta il coinvolgimento emotivo e lo spettacolo visivo. La band si stringe intorno a Marcus che detta i tempi, suona la batteria, qualsiasi tipo di chitarra, trova pure il coraggio di fare un giro festoso sugli spalti, cantando in mezzo alla folla.

Quello che colpisce è l’irresistibile attitudine live del gruppo, che confeziona uno spettacolo sincero, credibile ed appassionato con un ritmo ed un’intesità esemplari, coinvolgendo nei bis anche il gruppo di supporto, i bravissimi Gang Of Youths. Fra i molteplici momenti suggestivi scegliamo Guiding Light che ci accoglie dolcemente, Litte Lion Man cantata quasi interamente con il pubblico e naturalmente I Will Wait, che trasforma il Mediolanum Forum in un’entusiasmante dance hall.

Nel finale la band chiede al pubblico il silenzio, si mette in cerchio davanti ad un microfono ed esegue Forever in perfetto stile traditional: il palazzetto diventa per pochi attimi il Grand Ole Opry di Nashville, le voci dei quattro londinesi si diffondono perfette nel vuoto sonoro in un rispettoso e devoto ringraziamento. Un incantevole show quindi che allontana definitivamente la band dai piccoli sobborghi londinesi di inizio carriera, proiettandola con merito nel mondo dei “grandi”. Siamo sicuri che l’emozionante personalità dimostrata ieri possa rendere longevo il loro cammino.

Claudio Morsenchio

Foto di Francesco Prandoni

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