Onstage
slash-myles-kennedy-milano-2019

Myles Kennedy compie 50 anni

Lo strano caso di Myles Kennedy, artista del quale domani, 27 novembre 2019; celebreremo i primi 50 anni. Quante emozioni ci ha regalato in questo mezzo secolo di vita, meraviglie incredibilmente concentrate quasi tutte negli ultimi 15 anni di carriera!

Cosa è successo prima? E’ successo che Myles ha quasi abbandonato il rock. Voleva tornare nella sua Spokane ad insegnare canto ai ragazzini, ma il destino ha in serbo cose importanti per chi ha talento. Così la giostra comincia a correre con le sue traiettorie incontrollabili e il caos assume forme inaspettate ma grandiose. Da escluso dal giro che conta a nome accostato a reunion roboanti. Reunion che solo al nominarle fanno tremare i pilastri del rock, come quelle dei Led Zeppelin, con quei rumor che dicevano che un Jimmy Page esasperato dai continui rifiuti di Plant avesse puntato proprio al Nostro come sostituto.

Anche dopo un infortunio di Steve Tyler qualche anno fa, e dopo qualche voce di scioglimento, Myles era spuntato come possibile futuro frontman degli Aerosmith. Come succede al personaggio del film Rockstar del 2001 dove il nostro fa un divertente cameo, le vicissitudini della vita lo innalzano dalla condizione di comparsa del rock all’esserne protagonista assoluto.

Il suo nome non è più un trafiletto nelle cronache locali. La sua voce è una delle più importanti nell’ambito dell’alternative metal grazie alla sua lunga militanza negli Alter Bridge. Ma questo non basta per disegnare la figura di un personaggio unico nel suo genere. Perché durante una delle poche pause che gli sono state concesse durante la sua ultima e trionfale parte di carrier,a si siede su uno sgabello. Indossa cappellino e camicia da boscaiolo al festival Bofest nell’ottobre del 2009 e canta una versione di Sweet Child o’ Mine molto vicina allo stile di un suo vecchio gruppo, i The Mayfield Four.

Il grande pubblico si accorge che con la voce può fare quello che vuole, e se ne accorgono anche i grandi musicisti. Già Mark Tremonti lo aveva preso per le orecchie dal fango dell’anonimato per metterlo davanti ai suoi ex Creed e farlo diventare la voce degli Alter Bridge, quando agli inizi proponevano proprio quel post grunge super rodato, ma con al servizio una voce che aveva la stessa grazia di Jeff Buckley con la profondità di Eddie Vedder. Come testimoniato egregiamente da questo rarissimo live acustico datato 2005 (quando, sconosciuti, me li andai a vedere al Tempo Rock di Gualtieri, Reggio Emilia, per il loro primissimo tour mondiale) e dove i componenti del gruppo appaiono in difficoltà nel contenere l’incredulità di avere al fianco una voce del genere e Tremonti ha l’aria di quello che ha vinto alla lotteria.

Se ne accorge anche Slash, uno dei guitar hero più famosi di sempre. Vista quella versione del classicone dei suoi vecchi Guns, decide di inserirlo con un paio di featuring nel suo omonimo disco solista del 2010 e come cantante fisso per il relativo tour. Dopo vengono istituiti i Myles Kennedy & The Cospirators, che seguiranno fedelmente gli album e i tour del capelluto chitarrista per i successivi dieci anni. Un’avventura che con il recente Living The Dream pare essere giunta a conclusione, con concomitante ricongiungimento di Slash e Axl nei Guns.

Però chissà, tutto può succedere nello strano caso di Myles Kennedy. A proposito. Slash, tra le altre cose, gli fa cantare, guarda caso, i Led Zeppelin

Questo introduce il filone di tutte le volte in cui Myles si è rapportato ai grandi del rock, uscendone sempre vincitore, forte di una professionalità estrema, di una serietà nei confronti del contesto rock nella sua totalità. Per lui valgono non solo i privilegi da rockstar ma anche (e soprattutto) i doveri. Lui è quello che non manca una prova o un impegno promozionale, è sempre disponibile e affabile con pubblico, colleghi e addetti ai lavori. Oltre ad essere un fenomeno. Per questo un po’tutti se lo contendono da quando è esploso. E lo piazzano al microfono per glorificare le proprie vesti, come fa spesso e volentieri Gov’t Mule, il pezzo grosso del blues che oltre ad un’ospitata nel suo album di studio Shout! Lo chiama sul palco per coverizzare di tutto, dai Rolling Stones agli AC/DC. In questo contesto mi piace ricordarlo immergersi in un glorioso affresco del grunge che fu, in uno dei suoi episodi migliori.

AC/DC dicevamo, che gli Steel Panther gli fanno cantare in un connubio artistico grottesco e dal grande contrasto. Myles così posato e timido, davanti a questa banda di scapestrati che paiono divertirsi un mondo a stuzzicarlo e a cercare di demolirne le ritrosie comportamentali. In un’intervista hanno detto che Myles nel backstage giace con tre, a volte quattro donne contemporaneamente, probabilmente intendendo l’esatto contrario, cioè una concentrazione pre concerto impossibile da sabotare in qualsiasi modo. E’ come vedere un gruppo di bulli alle prese con il secchione della classe al quale in fondo vogliono bene e a cui non farebbero mai del male, oltre alle innocue prese in giro.

Myles si è misurato anche con il Principe delle Tenebre Ozzy Osbourne in persona, esibendosi proprio di fronte a lui in una serata tributo organizzata da Mtv, accompagnato da Slash e da Simon Neil dei Biffy Clyro. Non vi anticipo quale sia stato il risultato ma lo avrete già capito.

Queste sono solo le più significative tra la miriade di sue collaborazioni, comparsate e featuring. Per chi non lo conoscesse o anche per chi, come me, ha il bisogno costante di godersi le sue performance nelle varie forme che lo hanno magnificato nella sua carriera, lascerò qui in fondo una playlist esaustiva.

Nel frattempo chiudo con il pezzo con cui l’ho conosciuto. Un giorno entrando nel mio negozio di dischi sento uscire dalle casse una voce incredibile, una voce che portava alla mia mente tre o quattro dei miei cantanti preferiti, tutti insieme. Corro ad informarmi e subito faccio partire l’ordine che avrebbe portato da qualche magazzino americano, da sopra l’Oceano, dentro la pancia di ferro di qualche aereo o qualche gigantesca nave fino a me qui in Italia, Fallout dei Mayfield Four, gruppo di Myles Kennedy prima degli Alter Bridge. Disco mai capito e ancora oggi un fallimento commerciale oggetto di uno dei più grandi misteri della musica.

Buon compleanno, Myles. Uno che il rock ha ignorato, dimenticato, ma che poi ha recuperato in corner. Buon per lui, e per noi.

Daniele Corradi

Foto di Francesco Prandoni

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI