Onstage
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Negrita, gioia infinita a Milano per La Teatrale: Reset Celebration

Per un musicista, una delle mosse migliori da fare è prendere le caselline dove sei posizionato e bruciarle, dando spazio alla creatività. Incasellarsi significa autolimitarsi. Con il tour La Teatrale: Reset Celebration abbiamo riscoperto questa cornice – già affrontata nel 2013 – dove denudi le tue canzoni e le rivesti di un abito nuovo. È una grandissima opportunità, oserei dire la scusa perfetta, per noi che, dopo venticinque anni di carriera, abbiamo la possibilità di rimescolare le carte con nuovi arrangiamenti, nuovi esperimenti, nuovi trucchi. C’è molto legno e molto ferro in questo live. E molta attenzione ai testi. Ne vedrete delle belle“. Sono queste le parole con cui Paolo Bruni, Pau, frontman dei Negrita, ha descritto il tour celebrativo nei teatri di tutta Italia, durante la nostra intervista in occasione della prima data al Teatro dal Verme di Milano di ieri, 10 febbraio 2020.

Sul palco ricoperto da tappeti variopinti, appare puntuale la band di Arezzo: Drigo e Mac alle chitarre, Giacomo Rossetti al basso, Guglielmo Gagliano alle tastiere e al violoncello, Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria. Con cappello e camicia a fantasia, alla voce sempre diretta e impeccabile, c’è Pau. Grandi fari dallo stile retrò, tutt’intorno, illuminano un percorso iniziato nel 1994 e spesso guidato da un motto – Ho imparato a sognare – sulla cui inconfondibile armonica si apre il set. Un viaggio attraverso le domande fondamentali – Che rumore fa la felicità? -, attraverso paesi lontani, come la tanto amata Argentina, rievocata nelle sonorità calde ed esotiche di Malavida en Bs.As. e, anche, nella tappa fondamentale di Reset, album che festeggia i venti anni dalla sua uscita: “Reset è stato il disco che ci ha fatto definitivamente conoscere, sdoganandoci dalla scena “underground”…che oggi chiamate “indie”. Erano anni durante i quali si respirava chiaramente un’aria di cambiamento: l’ingresso nel Duemila, il Millennium Bug, le nuove tecnologie. Quindi anche noi abbiamo deciso di far entrare una nuova componente in ambito di scrittura e registrazione: il computer. Il termine Reset deriva da lì, dal linguaggio informatico. Per noi che venivamo da uno stile “roots” legato alle chitarre elettriche è stata una bella rivoluzione. In questo senso e in tanti altri“.

Al lavoro in studio, pubblicato nel 1999, è riservata una sezione di sei brani. Provo a difendermi e Fragile rappresentano due sorprese per il pubblico – “Le dissotterriamo dopo undici anni, dato che ce le chiedete sempre” – confessa Pau. E proprio i due brani in questione erano stati oggetto della chiacchierata con il cantante. In entrambi mi aveva colpito l’immagine del vento, simbolo di bufera ma anche di soffio vitale. Quante tempeste hanno affrontato i Negrita in più di due decenni? “Beh, una band è un organismo vivo che affronta varie fasi, degli alti e dei bassi. È fisiologico. Il vento, però, lo senti anche quando scrivi una canzone che ti sta particolarmente a cuore e vedi che prende forma su un palco. Lì senti davvero una corrente che sospinge in avanti e ti fa dire: “Ok, ancora ho voglia di fare musica”. È qualcosa di magico, difficilmente spiegabile“.

Hollywood, su cui esplode l’applauso dei fan, non solo è uno dei capolavori legati al film campione di incassi di Aldo, Giovanni e Giacomo Così è la vita – “Uno dei ricordi più belli che ho di quella collaborazione è la giornata trascorsa con loro in una villa sull’Argentario durante le riprese. Di sera, mentre eravamo in relax sul divano, recitarono davanti a noi l’intero copione” – ma anche una dichiarazione a cuore aperto per la città di Arezzo: “L’Italia, più che di metropoli o grandi città, è composta da province. Noi veniamo da lì, da Arezzo. Soprattutto all’inizio, quando tornavamo da tour infiniti, la sensazione era quella di totale sradicamento. Ci sentivamo ogni volta diversi, strani. E anche gli aretini ce lo facevano notare. Non ce ne siamo mai andati, però. E nonostante il titolo altisonante, Hollywood, in realtà, è un atto d’amore verso il posto che chiamiamo casa“. Ogni parola è intonata a memoria dai presenti, ogni accordo è un brivido. Lo slide di Drigo in Transalcolico – terminata sui versi di Vita spericolata di Vasco Rossi – e l’effetto megafono di Mama Maè infiammano il Dal Verme, già tutto in piedi, chiudendo il capitolo di Reset.

È un’atmosfera, quella della Teatrale, che rimanda, per i più nostalgici, agli MTV Unplugged che avevano spopolato negli anni Novanta – “Fondamentalmente i Negrita fanno parte dei sopravvissuti a quegli anni. Mantieni la sincerità di intenti e l’urgenza di comunicare attraverso la musica che vedo ancora oggi negli Afterhours, nei Subsonica, nei Verdena…e che ho rintracciato in artisti come Brunori e Motta“. Si parla anche di influenze, di scrittori, di libri: “Quando componi devi ispirarti a qualcosa. E non bastano solo i riferimenti musicali. Allora inizi con gli autori. Cosa leggono i rockettari? Sapete Bukowski, Kerouac, tutti tossici insomma, ad un certo punto non bastano più. Io ho trovato lui, mi sono completamente immerso nelle sue pagine… Hemingway“. Una sentitissima Non torneranno più, scritta nel 2018 dopo la perdita di un amico, viene dedicata alla memoria di Tommaso Cavanna: “Stasera sono qui con noi la mamma e la moglie. Questa è per lui. È un brano dai contorni allegri in realtà. Conoscendolo, non avrebbe voluto alcun velo di tristezza“.

Il flashback continua, arrotolando il nastro, fino al primo singolo, Cambio che, rivista in chiave blues, anticipa la festa finale. Nel bis, la triade Gioco, Radio Conga e Rotolando verso Sud scatena la corsa dalla platea fino alla primissima fila che si trasforma nella transenna di un’arena danzante. Gioia infinita, suonata con i fan come in una rimpatriata di amici di lunga data, suggella un concerto denso di emozioni, ricordi, esperienze condivise e profonda professionalità, sempre confermata. E quel “fuoco sacro che ci unisce”, una volta spente le luci, brucia ancora così forte che no, non se ne stupisce più nessuno.

La scaletta del concerto
Ho imparato a sognare
Brucerò per te
Greta
Dannato vivere
Che rumore fa la felicità?
Il libro in una mano la bomba nell’altra
Malavida en Bs.As
Provo a difendermi
Fragile
Hollywood
Transalcolico
In ogni atomo
Mama maè
Il giorno delle verità (Drigo)
Magnolia
Hemingway
La tua canzone
Non torneranno più
Cambio
Il gioco
Radio Conga
Rotolando verso sud
Gioia infinita

Laura Faccenda

Foto di Roberto Panucci

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