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Nick Mason, il genio pacato dei Pink Floyd, compie oggi 75 anni

Quando si parla dei Pink Floyd è necessario fare una premessa, invitare tutti ad un piccolo sforzo di pensiero lucido e abbandonare i facili e noiosi scontri tra fazioni: watersiani o gilmouriani? Anche no. Che i due abbiano avuto i loro screzi e che non si sopportino è risaputo, che assieme ai loro compagni di avventura abbiano scritto la storia della musica moderna, anche. Godiamoci questo.

Viene invece molto più facile parlare dell’unico Floyd che può, numeri alla mano, definirsi a pieno titolo il solo depositario della storia della band, quel Nick Mason che appunto, è stato l’unico membro della band inglese a farne parte per l’intera vita discografica. Nick Mason, classe 1944 e quindi 75 anni oggi, è stato dietro alle pelli della band londinese dal loro esordio The Piper at the Gates of Dawn del 1967 all’ultima fatica pubblicata, quel The Endless River del 2014.

La memoria storica dei Pink Floyd
Fu lui a stringere amicizia con Waters al Politecnico di Regent Street. C’era nei Sigma 6 assieme a Wright e Waters. Nei Tea Set quando Syd Barrett entrò nella band e coniò il nome di Pink Floyd Sound.
Fu il primo ad approcciarsi a David Gilmour durante un concerto al Royal College of Art, e a chiedergli se fosse interessato ad entrare nella band come secondo chitarrista. Fu presente quando Wright passò velocemente dal ruolo di Produttore del nascente The Wall, tastierista e membro effettivo della band, a “semplice” turnista stipendiato per quel progetto.
C’era nel 1986 quando con David Gilmour decisero di provare ad andare avanti senza Waters, e quando con quest’ultimo si riconciliò nel 2002 su una sperduta isola caraibica. Infine fu lui alla base dell’inaspettata e ultima reunion per il Live 8 del 2 luglio 2005.

La tecnica umana oltre a quella musicale
Difficilmente si incontreranno scritti o trattati che analizzano approfonditamente lo stile e la tecnica di Mason alla batteria. Semplicemente non è stato un virtuoso dello strumento e, seppur nessuno sano di mente potrà mai dubitare del talento di Nick, quest’ultimo è stato costantemente schiacciato dalle pesantissime presenze dei suoi compagni d’avventura: prima Barrett, poi Waters ed infine Gilmour.
Lo stesso Wright è spesso posizionato davanti a lui a livello musicale, benché stiamo pur sempre parlando di gusti personali o impercettibili differenze. Ininfluenti.
Influente fu invece la tecnica umana di Mason, capace di dare alla sua band quella sicurezza senza la quale l’intero carrozzone si sarebbe schiantato più volte contro i muri della testardaggine talentuosa e potenzialmente autodistruttiva dei suoi tre comandanti.
Nei momenti più pericolosi, ha dato ai Pink Floyd quello di cui avevano bisogno: un professionista capace di suonare velocemente ed impeccabilmente le proprie parti, partecipare alla forma canzone immaginata e di non alzare mai la voce o cadere nel facile errore di farsi influenzare dalla corsa all’accrescimento dell’ego che negli anni settanta colpì (per molti versi fortunatamente) i suoi compagni di viaggio.
Era il primo a finire le parti musicali, il primo ad ascoltare le idee degli altri e nel suo pacato non decisionismo diplomatico, fu sicuramente anche il primo ad accogliere i drastici cambiamenti che hanno caratterizzato la vita della band negli anni.

Il ruolo da protagonista
Come Forrest Gump è nella finzione cinematografica protagonista apparentemente di secondo piano della Storia (quella con la S maiuscola), così con un paragone non troppo forzato, si può dire lo stesso di Mason.
Il suo libro Inside out, un’autobiografia dei Pink Floyd, racconta in maniera perfetta questo suo ruolo, fin da quando Waters gli rivolse per la prima volta la parola chiedendogli in prestito l’autovettura, alle scorribande in Francia a bordo della sua Ferrari Daytona per portare Roger in studio per le registrazioni di The Wall, passando per il banco dei pegni per impegnare la sua adorata GTO per finanziare il tour della band nei periodi di tensioni legali con Waters.
Le macchine sportive, la sua grande passione. Ci vuole sangue freddo per guidare a Le Mans oltre i 300km/h quando sei una rockstar che ha tutto da perdere, ma per chi si è trovato per una vita di fronte alla pazzia talentuosa di Barrett, alle sfuriate di Waters e alla testardaggine di Gilmour, cosa volete che sia?
Ci vuole talento, parecchio. Auguri Nick, genio pacato dei Pink Floyd.

Mathias Marchioni

Foto di Francesco Prandoni

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