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30 anni fa Obituary e Morbid Angel instauravano la dittatura del Death Metal

Avevo già scritto su queste pagine da quali band, negli anni Ottanta, si originarono i primi rigurgiti death metal. Tra il 1985 e il 1987, sotto l’influenza di Venom, Slayer e Celtic Frost, Possessed e Death diedero il via alla corrente death metal, incidendo album come Seven Churches (Possessed, 1985, da molti indicato come il primo vero disco death metal) e Scream Bloody Gore (debutto dei Death del 1987). Nello stesso periodo gruppi come Napalm Death, Carcass e Bolt Thrower diffusero il grindcore nell’underground ma fu solamente nel 1989 che avvenne la definitiva affermazione del death metal come sottogenere dominante nel mondo degli amanti del metal estremo.

Obituary e Morbid Angel diedero alle stampe rispettivamente Slowly We Rot e Altars Of Madness nel maggio 1989, due pietre miliari di infinito valore per gli anni a venire.
Insieme a loro Deicide e Cannibal Corpse (oltre ai già citati Death e Napalm Death) contribuiranno subito dopo a solidificare e cementare il filone estremo che diede frutti velenosissimi sia in Norvegia e Svezia nel periodo successivo, per poi contaminare progressive, techno thrash e molto altro nel corso dei Novanta.

Se il disco dei Morbid Angel arriva al termine di un lunghissimo periodo in cui la band registrò un album per poi non pubblicarlo (per lo meno fino al 1991, anno in cui uscì Abominations of Desolation), gli Obituary avevano inciso delle demo e soprattutto suonato senza sosta creandosi una solida reputazione in Florida. Tampa era il centro nevralgico in cui proliferavano musicisti incazzati col mondo, impegnati nel tentativo di spostare sempre più in alto l’asticella, sempre alla ricerca di proporre partiture più tecniche e difficili e atmosfere soffocanti.

La voce di John Tardy degli Obituary marchia un genere intero, con un growl assolutamente inconfondibile e devastante. Le composizioni di Slowly We Rot si muovono tra cambi di tempo e un mood opprimente, in cui rallentamenti claustrofobici e pazzesche ripartenze sono il trademark dei Nostri, assieme ai riff “zanzarosi” che caratterizzavano la scena grindcore dell’epoca.

I Morbid Angel invece vanno giù piatti con lyric blasfeme e spietate. La band non ha mezze misure e il suo obiettivo è decisamente quello di annichilire tutti i “competitor” dell’epoca. Trey Azagthoth (chitarrista e leader dei MA) sostiene di voler distruggere chiunque, dimostrando a tutti che il loro livello è insostenibile per ogni altro gruppo contemporaneo. Oltre al chitarrista Richard Brunelle e ai growl di David Vincent, Pete Sandoval alla batteria demolisce doppia cassa, rullante (grazie a blast beat e dintorni) e tom con partiture che definire intricate è poco. Basta ascoltare Immortal Rites, opener di Altars Of Madness, per capire come, dopo questo album, il gioco sarebbe cambiato per sempre. La successiva Suffocation invece scinde definitivamente il death metal dal thrash. Inutile dilungarsi tra le pieghe di un platter esagerato che ha avuto meriti innegabili per favorire la diffusione e lo sviluppo di filoni musicali estremi.

Nei due bellissimi album successivi (Cause Of Death degli Obituary e Blessed Are The Sick dei Morbid Angel), le band portarono ancora più in là lo sviluppo della propria musica e del genere, ma la furia iconoclasta e malata dei rispettivi esordi sarà difficilmente superabile non solo per loro, ma per tutte le death metal band che verranno.

Jacopo Casati

Foto di Francesco Prandoni

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