Onstage
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I Papa Roach non arretrano di un centimetro

I Papa Roach tornano a Milano con la consueta carica e il rock contaminato di rap metal e pop, in una serata all’Alcatraz che vede anche la partecipazione di Hollywood Undead e Ice Nine Kills.

La band di Jacoby Shaddix è uno di quei gruppi che nascono tra i banchi del liceo nel lontano 1993. Nascono come milioni di altri ma sfondano, perché oltre alle idee e al talento, si trovano nell’occhio di un ciclone: nel loro caso questo concentrato di possibilità è rappresentato dal nu metal, di cui diventano subito massimi esponenti con il loro secondo album Infest. Dentro questo grandissimo successo (3 volte disco di platino) si trovano alcuni tra i maggiori cavalli di battaglia del genere tra i più amati dai teenager di allora, e che questa sera tornano in vita. Le immortali Last Resort e Broken Home, ovviamente, ma anche Dead Cell e Between Angels And Insects.

La forza di una band (che l’anno scorso ha fatto uscire l’undicesimo album in) sta nella capacità di non mollare mai. I Papa Roach non sono mai usciti dal giro che conta, costantemente hanno dato alle classifiche album e singoli che questa sera rappresentano in toto il loro camaleontico incedere tra le mode e le correnti stilistiche, senza mai snaturare la loro essenza. Il loro rimanere riconoscibili è di certo aiutato dal fatto di avere un frontman carismatico come Shaddix, ma non solo. Sta nell’intelligenza con cui hanno mutato il loro stile negli anni, anni che cominciano ad essere parecchi da quel primo album Old Friends From Young Years del 1997, un titolo che rappresenta un po’ quello che per noi ex giovani rappresentano loro ancora oggi. Ma la salute di un gruppo si attesta anche in base a quanti delle nuove generazioni sono qui per le canzoni dell’ultimo Who Do You Trust, che oltre alla title track sono la buonissima Elevate, Renegade Music (che sembra un pezzo dei Bring Me The Horizon, cosa che la dice lunga sul loro adattamento agli stati contemporanei del genere) e The Ending, abbellita dal bellissimo messaggio di speranza e celebrazione sul traguardo degli otto anni di sobrietà del cantante, una nuova vita che abbraccia musica e tutto il suo giovane pubblico.

Ma come ho detto, il lavoro e la passione dei Papa Roach è stata costante negli anni, alternando album più rock e più commerciali, con il rap che ogni tanto viene abbandonato per poi tornare a fare capolino in qualche verso. Tra i lavori più recenti è impossibile non citare Crooked Teeth, da cui ascoltiamo Help, e anche Getting Away With Murder con la sua title track non fa sconti in termini di energia e bellezza, insieme al singolone Scars.

Menzione per chi ha preceduto i Papa Roach, gli Hollywood Undead. Apprezzatissimi dal giovane pubblico presente all’Alcatraz, il gruppo di Los Angeles fa un gran casino sia in termini sonori che visivi. I cinque componenti si alternano al basso e alla chitarra e pure al microfono, mescolando i generi che spaziano dal rock al rap fino al pop più spudorato. Tamarri, ma irresistibili.

Vedere un sacco di giovani urlare al cielo le canzoni, siano dei Papa Roach o degli Hollywood Undead, fa ben sperare per la continuità della passione per la musica, supportata da pubblico e gruppi che non mollano mai andando dritti per la loro strada.

Daniele Corradi

Foto di Elena Di Vincenzo

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