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C’è anche Dardust tra i pianisti che hanno raccolto la “sfida” di Piano City Milano

Torna Piano City Milano, la rassegna che porta la musica in spazi che normalmente non accolgono concerti – case, cortili, parchi, musei, scuole, biblioteche, piscine – e che quest’anno riempirà Milano di pianoforti dal 19 al 21 maggio, per un totale di 450 concerti. Uno di questi sarà quello di Dario Faini, che il 20 maggio alle 16.00 porterà il suo progetto Dardust a Eataly Milano Smeraldo (in Piazza XXV Aprile).

«Io, come Dardust, non ho mai voluto fare i piani solo ma solo perché il nostro progetto dal vivo è carico di visual, c’è tanto lavoro di live designing, tanta gente sul palco, gli archi… Dardust non parte mai come scrittura piano solo. Però mi sono detto di lanciarmi in questa sfida e vedere che succede. Ascolterete i brani di Dardust, partendo dalla scintilla iniziale di come sono nati. Alcuni li ho riarrangiati e altri saranno più simili all’originale» ci ha raccontato. Una sfida che ha molto stimolato Dario, convinto che ci sia molta «gente attratta dall’atmosfera del piano solo».

Piano City, in questo, è capace di combinare l’esperienza di vivere la città con quella di ascoltare buona musica, il tutto in location decisamente suggestive. «Mi piace l’idea di decontestualizzare il rituale del concerto e di portarlo in altri luoghi e in altri spazi, che è poi la logica di Piano City» ha commentato. Condivideranno lo spirito della manifestazione anche i tanti altri che suoneranno a Milano in questa tre giorni di pianoforte: Chilly Gonzales, che aprirà gli appuntamenti, e poi ancora Orazio Sciortino, Antonio Faraò, Michael Nyman e tanti altri.

Cogliendo l’occasione, abbiamo però chiesto a Dardust anche qualcosa del suo ultimo lavoro, Slow Is, che – caso vuole – si ripropone proprio di riportare alle origini alcuni suoi brani, che è poi il lavoro che si cela dietro lo spettacolo che propone a Piano City. «Non è il terzo capitolo della mia trilogia. Slow Is è una parentesi, che si chiude forse proprio con lo show a Piano City. C’era un primo pensiero di ritornare all’ossatura dei brani, però con gli archi, persi nello spazio. Mi piaceva l’idea dell’atmosfera da camera, aumentando però gli spazi con i riverberi. In Birth c’era tanta elettronica, quindi ho fatto fatica a trovare un equilibrio. 7 era più d’atmosfera, con un flow molto dolce, è un album molto di sottofondo. Dopo tutto questo lavoro di produzione, volevo destrutturare tutto. Piano e archi in Slow Is e piano solo a Piano City. Poi ricostruirò tutto con il nuovo album, che sarà ambientato a Londra».

Il programma completo della manifestazione si può consultare sul sito pianocitymilano.it

Grazia Cicciotti

Foto di Alessio Panichi

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