Onstage

Piero Pelù racconta Pugili Fragili: «In questo disco ho scavalcato tutti i muri»

È un Piero Pelù sempre più militante quello di Pugili Fragili, il nuovo disco solista, uscito il 21 febbraio 2020, a dodici anni dal suo ultimo album, Fenomeni, e a quattro da quello con i suoi Litfiba, Eutòpia. Un disco capace di pestare duro, come ai vecchi tempi, ma anche di accarezzare atmosfere morbide, introspettive e rimestare con soluzioni contemporanee la pozione rock de El Diablo, che quest’anno festeggia i quarant’anni di carriera.

«La ragione per cui vado a avanti è perché ho ancora qualche cosa da dire e ho bisogno di dirlo. Per fortuna ho un vissuto che non mi allontana dalla realtà, un po’ per scelta e un po’ per necessità, perché è la realtà stessa che mi piove addosso a volte e quelli sono i momenti che mi mettono alla prova, ma sono anche i mostri che cavalco, se riesco ad elaborarli in maniera positiva – ha raccontato -. È un rodeo continuo, un ring dove l’avversario cambia in continuazione: la musica che cambia, il mercato discografico completamente diverso, il sentirti dire da quarant’anni che il rock è morto, poi vai a Sanremo e scippi le borse… era una Chanel da cinquemila euro e la agitavo come fosse la borsetta delle mie figliole! Vedi, questa è la mia quota d’incoscienza, che io devo continuare a coltivare assolutamente, guai se non lo facessi».

Si festeggia, quindi, una storia di resilienza, rock’n’roll, trasformazione e Pelù, come ci ha raccontato in conferenza stampa a Milano, ha voluto iniziare a farlo dal palco dell’Ariston: «Sanremo è stata una bella scommessa per me, ma Gigante è un pezzo in cui credo molto, perché contiene un tema importante, anche per tutto il disco, quello della rinascita, che mi è stato ispirato dai ragazzi del carcere minorile di Nisida a Napoli e che ho fatto mio».

Pugili Fragili, come testimonia anche la cover del disco, in cui troneggia un Pelù dalle braccia di serpente, è un disco di rinascita, perché, sì, contiene tutte le anime del leader dei Litfiba, ma, come si diceva, è anche un album capace di aprire nuovi spiragli e future strade percorribili. «Non smetto mai di scrivere, ma quando ho iniziato a raccogliere le idee per questo disco, alla fine del tour di Eutòpia, nel settembre del 2017, non pensavo al quarantennale, perché vivo molto alla giornata. Poi quando ho realizzato che nel 2020 scattava il quarantennale, ho pensato che fosse giusto che nel disco ci fossero un po’ tutti i generi che ho suonato in questi anni e mi auguro che quest’album sia una porta, che si è aperta verso il futuro, perché mi piacerebbe continuare ad andare in questa direzione di apertura totale verso tutti i generi, naturalmente sempre con la mia impronta, il mio stile».

Ad aiutare Pelù nell’ordinare il marasma di idee collezionate e a spolverarle di «quello che speravo di aggiungere alla mia musica e cioè tutta l’anima elettronica, che solamente un maestro come lui poteva riuscire a infilarci dentro», Luca Chiaravalli, che lo ha affiancato alla produzione. «Si è instaurata una collaborazione umana e artistica molto buona, litighiamo dalla mattina alla sera ed è stato un calvario, perché naturalmente io mi portavo dietro tutto il mio retaggio da trio rock alla Stooges e lui invece andava in direzione opposta, contraria e ostinata. Una cosa per cui sono allenatissimo, figurati, quarant’anni di Litfiba, ci siamo massacrati! Ho due spalle così, potrei fare un disco con Ramazzotti! Non lo dico in senso dispregiativo. Insomma, Pugili Fragili è il compromesso tra queste due forze, che, alla fine, sono andate nella stessa direzione».

Quella con Chiaravalli non è la sola collaborazione presente nel disco, alla firma di Davide Simonetta in Picnic all’inferno, si aggiunge quella di Francesco Sarcina de le Vibrazioni in Luna Nuda e quella di Andrea Appino degli Zen Circus in Fossi Foco, pezzo evidentemente ispirato al celebre sonetto di Cecco Angiolieri: «Nonostante abbiamo circa diciotto anni di differenza, ho scoperto che tramite sua madre, già quando era bambino, lui frequentava gli stessi centri sociali dove io andavo, come il Macchia Nera di Pisa. Ecco, lui ha avuto questo gran culo di crescere in un ambiente punk e rock’n’roll, io invece me lo son dovuto un po’ ritagliare. Su questa canzone abbiamo trovato un punto di contatto meraviglioso e io ho detto: ma perché non partire da Cecco Angiolieri, che è il più punk di tutti i poeti toscani del Medioevo, il pre-punk. Ci siamo trovati, ci siamo veramente divertiti come dei matti e da lì ho capito quest’album poteva nascere e crescere con questo spirito».

Il risultato è un album libero, che abbatte i muri tra i generi in nome di una comunicazione diretta, necessaria e in cui, senza paranoie Piero Pelù, nello spazio di dieci pezzi, appoggia la sua voce su melodie e atmosfere rock, blues, cantautorati, punk, grunge, metal, gospel ed elettronica. «C’è un grande lavoro dietro a tutto questo, ma che è anche un piacere, il piacere di ascoltare musica, che per fortuna non ho ancora perso. Diciamo che ho scavalcato tutti i muri, ma i muri sono fatti apposta e io sono uno cavalcatore di muri già da quando ero ragazzino e si andava a rubare i cachi nei giardini dei vicini – ha spiegato -. Oggi, volente o nolente, viviamo in una sorta di piccola Babele sociale, ma anche musicale e questo è un album che ha abbattuto tante barriere. Non è un caso che ci siano così tanti generi musicali all’interno e spero che, anche grazie a Luca, ci sia un’omogeneità al suo interno».

Di sicuro i pezzi di Pugili Fragili sono legati da un impegno sociale sempre più centrale per Piero Pelù che qui tocca temi come l’infanzia negata, la paura della diversità e la violenza sulle donne nella bellissima e oscura Nata Libera: «È la storia di un amore finito male, dove il protagonista si trova davanti a questo pozzo profondo e probabilmente vorrebbe tirare dentro anche la sua ex. Non avevo mai scritto una canzone del genere e ho cercato di immedesimarmi nella testa di un uomo che è stato abbandonato in modo violento, a sua volta violento. Senza dubbio è il pezzo più oscuro del disco, perché ragazzi, è terribile, bisogna inventare qualcosa subito. Gli spazi per aiutare le donne violate ci sono, ma credo che sia fondamentale che partano delle politiche di sostegno a questi uomini fuori controllo, per acciuffarli prima che combinino il disastro».

E poi c’è il tema ambientale sempre più caro a Pelù, che ha spiegato: «Ora più che mai ho cercato di coniugare la musica con il mio impegno ambientale, non è un caso che il disco cominci con Picnic all’inferno e finisca con Canicola, due canzoni con due stili completamente diversi e che, in maniera diversa, affrontano il tema dell’emergenza ambientale». Un’emergenza, che Pelù sta cercando di affrontare concretamente, anche con il suo Clean Beach Tour, un serie di appuntamenti per ripulire le spiagge italiane, che viaggeranno in concomitanza con le tappe del Pugili Fragili Tour, una serie di date (in aggiornamento), che quest’estate lo porteranno con i suoi Bandidos in giro per i maggiori festival della Penisola, a partire, il 3 luglio 2020, dal Rugby Sound di Legnano.

«Sto incominciando ora a costruire il sound del live, naturalmente il problema sarà non suonare più di tre ore, perché a questo punto ho un repertorio talmente devastante, che non so nemmeno da dove cominciare. Dipenderà anche dalla risposta a Pugili Fragili, per capire quante canzoni dell’album suonerò, oltre a Picnic all’inferno, Gigante e Cuore Matto, che ho già suonato nel Benvenuto al Mondo Tour. Ma poi vuoi che non faccia a title track? Vuoi che non faccia Fossi Fuoco, Canicola e Nata Libera? Bisognerà anche adattare il repertorio fino a ieri al nuovo sound, quindi sto pensando anche di ingrandire la band, allargare i Bandidos, ma ne parleremo a tempo debito».

Prima, infatti, Piero sarà alle prese con una lunga serie di tappe instore, al via domenica 23 febbraio da Firenze.

Pugili Fragili Tour 2020:
Venerdì 3 luglio – Rugby Sound Festival – Legnano (MI);
Venerdì 10 luglio – Marostica Summer Festival – Marostica;
Giovedì 16 luglio – Anima Festival – Fossano (Cuneo);
Domenica 19 luglio – Oversound Festival – San Domenico di Molfetta (BA);
Giovedì 23 luglio – Summer Festival – Valmontone (Roma);
Sabato 1 agosto – Festival delle Crociere – Laguna di Orbetello (Grosseto);
Mercoledì 19 agosto – Festival I colori dell’Olio – Presicce (Lecce);
Giovedì 3 settembre – Verona Folk Festival – Verona.

Credito foto: Riccardo Bagnoli

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