Onstage

Presentato a Milano Rockin’1000 That’s Live: No Borders, On Board

Dopo il successo degli eventi allo Stade De France di Parigi e alla Commerzbank Arena di Fracoforte – dove è stato ufficializzato il record di rock band più grande del mondo – Rockin’1000 That’s Live è pronto per la pista di atterraggio dell’Aeroporto di Linate, temporaneamente chiuso per restyling. L’appuntamento è per sabato 12 ottobre nell’ambito del Milano Linate Show, una due giorni dedicata al tema del volo con in programma l’Air Show delle Frecce Tricolore, l’esposizione di aerei storici, mongolfiere, aquiloni e tante attività per vivere lo spazio aeroportuale in maniera insolita sin dalle 10 del mattino.

E poi, spazio al rock, quello suonato, come piace a noi e ai 1200 musicisti, provenienti da tutto il mondo, del Rockin’1000, che per questo evento, intitolato No Borders, On Board, ha voluto puntare l’attenzione sull’aspetto inclusivo e comunitario del progetto, che conta anche due partnership importanti: quella con Rock for Brain – il gruppo diretto dal ricercatore e musicista Fabio Moda, che coinvolge ricercatori, medici, biologi, infermieri, tecnici e personale di supporto dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, tutti uniti dalla passione per la musica – e quella con Emergency.

«La musica già di per sé non conosce limiti o confini, ci spinge ad aprirci verso il mondo e ad avere un linguaggio comune, mette insieme persone che magari hanno estrazioni e provenienze diverse e permette di superare i gap sociali, culturali, generazionali. Non ce ne frega niente di orientamenti sessuali, politici o religiosi differenti, parliamo una lingua unica quella della musica e in questo caso della musica rock. In questi anni siamo riusciti a mettere a terra questo concetto e a far si che lo si riesca a toccare con mano. Ce ne siamo accorti strada facendo e questa è parte della magia che Rockin’1000 ha creato, ecco perché queste partnership erano ideali per noi», ha spiegato Fabio Zaffagnini, ideatore, insieme a Anita Rivaroli, Cisko Ridolfi, Claudia Spadoni, Mariagrazia Canu e Matrina Pieri dell’evento, nato, nel 2015, «come una goliardata» per invitare i Foo Fighters a suonare a Cesena, un sogno diventato realtà, e diventato in pochi anni richiestissimo a livello europeo.

Diretti dal Maestro Alex Dechamps e ripresi dal regista nominato ai Grammy Giorgio Testi (già al lavoro con Blur, Rolling Stones, The Killers, Amy Winehouse, Oasis, Gorillaz, Pixies, Adele e Elton John), che produrrà i video ufficiali dell’evento, i 350 chitarristi, 150 bassisti, 250 batteristi, 250 cantanti, 100 fiati e 100 tastiere, daranno vita a uno show di due ore circa per una scaletta di diciotto brani rock duri e puri.

Un live ricco di novità rispetto al passato. Per la prima volta, infatti, dopo l’esibizione con Courtney Love al That’s Live Firenze del 2018, Rockin’1000 porterà sul palco due realtà musicali italiane in veste di special guests: Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours, che suoneranno insieme ai 1200 Ballata per la mia piccola iena, Male di Miele e I Wanna be Your Dog dei The Stooges e i Subsonica al gran completo con Nuova Ossessione, Tutti i miei sbagli e la cover di Up Patriots To Arms di Franco Battiato.

«Ho accettato perché è una cosa che no ho mai fatto ed è raro poterlo dire, soprattutto a cinquantatré anni e nel mondo della musica. E poi ho trovato in loro un entusiasmo, una leggerezza che da tanto tempo non vedevo e non sentivo in manifestazioni di questa portata. Mi ha catturato questo tipo di energia, questo spirito da club portato in uno stadio è veramente una cosa che mi incuriosisce e che mi rinfresca», ha raccontato Agnelli presente in conferenza stampa, tenutasi oggi a Milano, all’interno del suo locale, Germi.

«Vedendo il filmato mi sono un po’ innervosito, perché mi ha fatto capire che questa cosa anche musicalmente ha un valore e una valenza molto grande, non è solo un evento, un salto mortale, una cosa strana, particolare – ha continuato a proposito della scelta dei pezzi da suonare -. La tentazione di fare dei pezzi da stadio ti viene, ma è un’occasione persa, perché, invece, sentire dei pezzi di rock’n’roll piuttosto spinto suonati da mille e passa persone secondo me è un’occasione unica, perché possono esprimere una potenza e una violenza sonora che non si raggiunge altrimenti. È un reattore nucleare a livello sonoro, è un esercito e tu ti senti il generale di questo esercito. Insomma, sono i mille che avrò dietro la vera novità, credo che mi girerò spesso, se riesco, per vedere quella mole musicale, quel Molok che avrò alle spalle».

«Negli ultimi anni – ha concluso Manuel –, ho cercato di liberarmi delle gabbie del suonare professionalmente, quindi andare in giro con delle strutture molto grandi, duecento persone al seguito, una scaletta programmata, tutte cose che mi hanno ossessionato e ho voluto eliminare proprio a livello di missione e adesso torno a fare una cosa, dove è necessario avere il clock in cuffia, perché non puoi improvvisare. Tuttavia devo dire che tornare a questo tipo di organizzazione è stato stimolante e forse sono io la variabile impazzita, perché non sono più abituato a seguire questo tipo di paletti».

Nel corso dello spettacolo, presentato da Carlo Pastore, ci sarà spazio anche per tre brani tributo ad altrettanti eventi storici che, su paralleli e i momenti diversi, hanno permesso al mondo di abbattere barriere sociali, culturali e geo-politiche: Woodstock con Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival; lo sbarco sulla Luna con Space Oddity di David Bowie e la caduta del Muro di Berlino con Another Brick In The Wall dei Pink Floyd.

«I brani che facciamo di solito sono dei super classici, poi però è anche accaduto che ci siamo spinti verso cose un po’ più complicate, come Won’t Get Fooled Again dei The Who che nella parte introduttiva è suonata alla tastiera. Ora viene bene, ma l’abbiamo provata un milione di volte. Oppure Fortunate Son, che ha un cantato complicato. Ogni canzone nasconde qualche insidia per un gruppo di musicisti, piuttosto che un altro, ma alla fine salta fuori – ha concluso Fabio Zaffagnini -. La cosa interessante è che i musicisti non sono precisi al millesimo di secondo, tutti sono un po’ in anticipo o un po’ in ritardo naturalmente e quello che salta fuori è una sorta di effetto di riverbero naturale, che in genere viene costruito dal fonico in studio, mentre qui è diverso, particolare, proprio perché è naturale».

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