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Priestess live in Santeria: il rap è un gioco da ragazze

Per Priestess (Alessandra Prete, classe 1996) questa era la prima vera e propria data in solitaria a Milano, la prima volta che calcava un palco di questa città tutto dedicato a lei e alla sua dj Arienne, in consolle. Fa il suo ingresso dopo un piccolo dj set, in cui non mancano pezzi di Princess Nokia e Lizzo, tra le urla di uno pubblico carico d’amore. “Nata a metà dei Novanta / Voce incanta” le parole di Brava sono perfette per presentarsi: “Caschetto nero come Mia Wallace”, camicia lunga di pelle e stivali alti. Priestess è ipnotica mentre si muove sul palco. Tra un pezzo e l’altro si gode gli applausi, e se all’inizio si mostra con un fare un po’ noncurante da diva, ma man mano che lunghissimi applausi del pubblico (equamente diviso tra uomini e donne, giovani e meno) si sommano, Priestess non riesce a continuare la parte e si scioglie in sorrisi increduli. “Vi voglio bene, grazie”, stringe il microfono sul petto con entrambe le mani e rimane ferma con gli occhi felici a guardare il parterre.

Brigitte, Crudelia e Amica pusher anticipano un piccolo discorso d’incoraggiamento: “Il significato di questo pezzo è che non bisogna arrendersi mai e non si deve tener conto dei commenti degli hater”. Le note di Andromeda suonano dalla postazione di dj Arienne e il teatro di Santeria viene inondato dall’inno alla libertà di Priestess: “Andromeda splendi sopra questo cielo / Di catene non ne voglio più”.

Il suo one woman show comprende diverse ospitate, il primo è MadMan annunciato da “Chi di voi ha un po’ di fame? Perchè ci sta per raggiungere uno chef”. I due fanno la canzone da cazzeggio per eccellenza Chef e la più romantica Extraterrestri. L’accoppiata è vincente, entrambi rappano toccando note alte e velocità supersoniche. Prima di lasciare la scena di nuovo in mano a Priestess, MadMan le stampa un bacio sulla testa e lei chiede al pubblico: “Fate un applauso per mio fratello MadMan perchè è stato veramente il primo a credere in me”. È già il turno del secondo fratellone della Tanta Roba Label, Gemitaiz, che arriva sul palco per Verde e Giuro che. Gemitaiz alla fine si rivolge ai ragazzi: “Siete veramente bellissimi e caldissimi. Mi raccomando continuate a fare casino ad ogni canzone di queste ragazze perché si fanno un culo così”, poi sottolinea la dimensione intima del teatro e l’atmosfera magica che si è creata. Come a conferma, un ragazzo del pubblico si porta le mani al viso e dice all’amica: “Ma quanto cazzo amo Priestess”.

Portano l’asta del microfono sul palco ed è il momento di Alice: “Qui vi voglio far piangere un po’. È un pezzo che ho scritto perché ho passato un periodo della mia vita in cui davvero non stavo bene con il mio corpo”. Priestess canta e la sua voce colpisce dritta al petto, precisa, sofferente, calda: “Tu non mi ascolti, guardi in superficie / Ho un temporale nelle mie pupille / E mi vuoi magra fino all’osso / Ho perso il gusto delle mie papille / Davvero faccio quel che posso”. Alla fine del brano, si china su una ragazza in prima fila e con una carezza veloce le asciuga qualche lacrima di commozione.

Priestess, attraverso i suoi brani, porta sul palco una serie di donne simbolo, che in qualche modo l’ hanno ispirata, da Cleopatra a Monna Lisa, alla sua dj Arienne alle, immancabili, Ragazze di Porta Venezia. La prima a fare il suo ingresso è Myss Keta con vestaglia da camera rossa, mascherina con paillettes argento e occhiali da sole. Seguono Joan Thiele e Roshelle. Le ragazze cantano il loro manifesto e il rap in Italia non è mai sembrato tanto un gioco da ragazze. Si prendono il palco tra gli applausi a scroscio e fanno fronte unito, una a sostegno dell’altra, questa sera tutte per Priestess.

Sul finale lei regala la “più vecchiotta, che viene da YouTube” Maria Antonietta e in chiusura canta Betty, salutando il pubblico con il suo “Ciao, io non sono più quella di ieri” perchè ormai è evidente: Priestess si sta facendo strada, pronta a prendersi tutto.

Anna Zucca

Foto di Starfooker

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