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Propaganda Festival è stato un viaggio A/R Milano-Roma

“Rappresento RM sopra la mappa” dice Noyz Narcos in Enemy, e davvero è difficile immaginare un artista più visceralmente legato al posto da cui viene. Celebrata in ogni singolo brano, odiata, amata, Roma è Noyz e Noyz è Roma. Per capirlo fino in fondo devi avere a che fare in qualche modo con la città eterna: riferimenti a luoghi, modi di dire, personaggi, ma anche un’atmosfera particolare, che può essere dolceamara, cupa, e sì pure truce. Probabilmente tutto questo, a chi a Roma si è limitato a scattare foto al Colosseo, sfuggirà sempre. Perciò quando il Circolo Magnolia di Milano si è riempito di ragazzi con magliette loggate Propaganda e Lovegang è stato sorprendente riconoscere nei milanesi tutto questo senso di appartenenza.

Il palco del Propaganda Festival, con l’enorme serpente che si contorce a formare il simbolo dell’infinito, ha accolto, nell’ordine, il rapper franco-casertano Speranza; la sfilza dei romanissimi Ketama126 con Drone126 in consolle; Gemello e Sine One; Noyz Narcos e Night Skinny (molisano e milanese d’adozione).

Per la scelta della line-up, il Propaganda è sembrato consacrare un’alleanza ufficiale tra due ere storiche del rap di Roma, l’attualissimo collettivo 126 e il fu Truceklan. A rappresentare il primo sul palco c’erano Ketama126, Franco126, Drone126 e la voce di Ugo Borghetti in Ansia, mandata poco prima dell’esibizione di Ketama. Per il Truceklan, Noyz Narcos, Gemello e Sine One. Oltre a esibirsi uno dopo l’altro, ringraziarsi e annunciarsi a vicenda con grande rispetto, a dimostrare nella pratica l’unione tra le crew è stato Franco126, salendo sul palco per i featuring con ognuno dei rapper: Misentomale assieme a Ketama126, Airone con Gemello, Borotalco con Noyz Narcos.

Un altro dettaglio importante, è stato il modo in cui i producer hanno partecipato al live. Presenze a volte silenziose a volte decisamente più massicce, sono stati applauditi e riconosciuti dal pubblico al pari degli artisti alle spalle di cui suonavano. Segno di come la figura del produttore in Italia sia sempre più riconosciuta dagli ascoltatori, vedi il successo dell’album di Drone 126 Cuore Sangue Sentimento, o quello di Mattoni di Night Skinny che già si preannuncia come pietra miliare. Uscito lo stesso giorno del festival, Mattoni vede la collaborazione con 26 rapper, tra cui Noyz Narcos e Ketama126. Qualche pezzo infatti è stato suonato live, in super anteprima.

A raccontare il senso di appartenenza, la strada (o meglio banlieue) e brindare insieme al parterre, sventolando poi la bandiera rom ci ha pensato Speranza, aprendo le danze accolto da un boato. Nella sua mezz’ora Speranza riesce a concentrare una dose di carica esplosiva, che dura poi per tutto il Festival. Al grido di “spall a sott”, con quella voce graffiata e un mix di casertano, francese e romanì, Speranza snocciola i suoi singoli uno dopo l’altro. In modo semplice, con l’unica ambizione di coinvolgere un pubblico che, per questioni linguistiche, non riesce a seguire il live in tutto e per tutto, ma salta e risponde con carica. Ospiti Barraccano, con cui si è esibito su Modalità, e Izi su Ok, il cui intervento, saltellante sul palco ma senza cantare, si può rendere bene con il meme di Sailor Moon e Marzio: “Il mio lavoro qui è finito” “Ma non hai fatto nulla”. Sul finale Speranza ci regala la zarrissima Chiavt a Mammt e il parterre batte il tempo con le mani, decisamente caldo.

Se Speranza ci ha portati a ebollizione, arriva Ketama126 a buttare la pasta, condita con autotune, guanciale e una grattata di cattive intenzioni. Il pubblico, con qualche inquietante sosia di Ketama sparso tra la folla (capello lungo e cappellino da pescatore) le canta tutte, anche Dolcevita, dal 2017. Eccola qui quell’atmosfera romana che inizia a spargersi su Milano, tra giri nei rioni, le immancabili Peroni e una sonorità trap leggermente cupa. La 126 riunita su Misentomale è uno spettacolo: occhiali da sole, felpe nere e jeans, Franco e Ketama fanno di autotune e basi trap un inno collettivo generazionale. “È da 14 anni che siamo una famiglia” dice Ketama, per poi dedicare un applauso a Franco e Drone. È il turno di Lucciole, Con Te e Rehab, intanto Ketama rimane in canotta e si muove tra luci viola e blu. Scacciacani è accolta da una fibrillazione generale (anche per un attimo in cui si è sperato di veder comparire Massimo Pericolo) e il pubblico la canta quasi più forte del rapper. Prima di andare via Ketama si fa sfuggire un’affermazione sibillina su nuova musica in arrivo, probabilmente riferendosi al brano Cos’è l’amore, con Franco126 e Franco Califano, in uscita il 20 settembre.

Sale sul palco Gemello, con maglietta bianca di Propaganda, che non gli dura addosso fino alla fine del live. Gemello alterna pezzi meno recenti, Muso di Lupa, Nostalgia, a quelli dell’ultimo album Untitled, uscito nel 2019, dosando così momenti carichi ad altri più romantici. Nel mezzo ci regala i quadri multicolori di Testa Uragano e Taciturnal, senza Coez. Qui forse si vede un po’ la distanza tra Milano e Roma, perché se per un romano questi due brani sono tra le dichiarazioni d’amore più belle, il pubblico milanese avrebbe potuto dimostrare più calore. Sicuramente tutti si scatenano su Stanotte, con Gemitaiz che arriva per il featuring. Insieme funzionano come una bomba ad orologeria, bilanciando testo amaro e note dolci, accolti dalle braccia al cielo del parterre. Dopo Vienimi a Prendere Gemello improvvisa un: “Se io dico Truce voi dite?” e la risposta arriva come una sola voce, urlata a pieni polmoni: “Klan!”.

È il momento di passare dal Purgatorio all’Inferno, dall’amore cantato da Gemello, alle viscere di Roma: Noyz Narcos arriva sul palco, maglietta nera, cappellino bianco calato sugli occhi. Parte con un mashup delle storiche M3, Alfa Alfa e Mosche Nere e le sonorità hardcore prendono il possesso del Magnolia. Mentre rappa Training Day, Noyz si mette al centro del palco e appoggia la gamba sinistra su un amplificatore, mimando il gesto di una pistola su “Tu-tu-tu-tu / La tua merda n’dura manco mezza stagione”. Alle sue spalle il serpente minaccioso, tutto intorno gettate di fumo bianco e luci intermittenti: è come assistere alla materializzazione di una leggenda.

Noyz attacca con Casa Mia, cantata a gran voce dal parterre che continua anche quando la base finisce, e gli fa esclamare: “Ammazza che pubblico, siete belli calienti”. Tra un “Secco” e l’altro il live procede, non senza ricordare l’uscita di Mattoni di Night Skinny. Il pubblico si anima con diversi cori scandendo “Tru-ce-klan”. Il passato è giustamente onorato e anche i pezzi di Enemy vanno fortissimo, sul ritornello di Sinnò Me Moro la voce di Gabriella Ferri è sostituita dal pubblico, creando un momento di campanilismo romano condiviso. Ospiti Rkomi per Matanza, che fa una performance veramente notevole, e Franco126 su Borotalco. Noyz gioca col pubblico e chiede a Night Skinny: “Fammi partire sta base, solo la prima nota. Di solito facciamo sto gioco e non la riconosce mai nessuno”, è l’inconfondibile Verano Zombie pt.2.

Poi Gemello torna in scena, senza preavviso, e il Magnolia entra in un tunnel spazio-temporale per ritrovarsi nel 2004, quando Noyz e gli In The Panchine registravano in uno studio di Roma Deadly Combination. Gemello attacca con la strofa di Cole: “Check-it esclusivo / Uno sparo nel culo di chi parla di quello che scrivo” e si genera il delirio, tutti cantano, urlano, saltano, nun ce se capisce più niente. The boys of Roma violenta dei primi anni duemila e i pischelli milanesi che se li ascoltavano fuori dalle scuole medie, nei parchetti, dalle casse del telefono, diventano una cosa sola. Alla fine, Gemello e Noyz si abbracciano.

Noyz richiama gli altri artisti sul palco “Daje famo sta pagliacciata” per prendersi gli applausi finali. Poi il pubblico, li lascia andare via, troppo in fretta, forse perché eravamo ancora tutti sotto shock per la performance gigantesca di Deadly Combination. Lasciamo in eredità ai nostri cugini romani (il Propaganda Festival ha replicato il 15 settembre al Teatro India di Roma) il compito di far crollare il locale a suon di applausi e richieste di bis. Perdonaci Noyz, perché a volte siamo dei milanesi freddini e quello che ci manca è un po’ di educazione montesacrina.

Anna Zucca

Foto di Enrico Dal Boni

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