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35 anni fa usciva The Works dei Queen

The Works dei Queen compie 35 anni. E il successo di Bohemian Rhapsody, il biopic a tema musicale di maggior successo della storia del cinema nonché la pellicola che ha collezionato più premi Oscar nel 2019, non fa altro che gettare benzina sul fuoco che divampa intorno al nome della band. Ancora oggi, a più di 27 anni dalla scomparsa di Freddie Mercury, i Queen monopolizzano l’attenzione del mondo. Celebrare il disco che anticipò il Live Aid dell’85 è un onore, ma anche un dovere.

35 ANNI FA…
Il 1984 è un anno fondamentale nella storia dei Queen, perché è quello che ha restituito loro lo scettro, la corona e il trono che gli spettavano di diritto. La pubblicazione di The Works doveva dissipare quei controversi dubbi sul futuro della band, con insistenti voci su possibilità di fratture interne, alimentate dalla scelta dei vari componenti di intraprendere delle rispettive strade parallele tra carriere soliste e progetti vari.
Era anche evidente un certo malcontento generale diffusosi con le ultime release. Non è un mistero che Hot Space avesse fatto pensare a uno smarrimento, dopo un già traballante risultato di The Game e delle nuove influenze dance. Ma i Queen non potevano prescindere dal loro tempo e dall’evoluzione della musica, per questo non poterono tirarsi indietro di fronte alla sfida dei sintetizzatori. Allo stesso tempo, pur senza tornare agli esordi hard rock, dopo due incursioni così sprezzanti nei nuovi territori era necessario un ritorno alla propria dimensione, quella rock e pop, quella del successo planetario e delle braccia al cielo.
L’arrivo di un disco d’ampio respiro come The Works rassicurò i fan, compiacque la critica e ridiede ai Queen la linfa vitale necessaria per riprendersi in mano gli anni Ottanta e diventarne un inossidabile simbolo.

IL DISCO
The Works è un lavoro corale in cui ogni membro dei Queen ha dato il proprio prezioso contributo. La prova inconfutabile è data dal lotto di singoli che, non solo hanno portato l’undicesimo album al successo, ma hanno anche restituito alla band il ruolo di hit-maker che il precedente Hot Space (lasciando da parte Under Pressure) aveva messo in ombra.
Radio Ga Ga porta la firma di Roger Taylor, I Want to Break Free quella di John Deacon, It’s a Hard Life di Freddie e infine Hammer to Fall venne scritta da Brian May. Uno ciascuno, per un totale di quattro successi clamorosi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica.
The Works è anche il disco del ritorno al rock, quello ruvido, trainato dalla chitarra e dalla penna di Brian May, che nella sua Tear It Up arriva a chiarire già alla seconda traccia che i Queen non hanno cambiato genere. Il fatto di aver esplorato con audacia un dance-pop accolto con diffidenza da critica e pubblico, non significa che i Queen non possano essere ancora quelli di un tempo.
Inutile dire che nella testa dei quattro inglesi l’idea di rinnegare quanto fatto negli anni precedenti era fuori discussione, così come la leadership di Freddie. Ne è la prova il suo singolo, It’s a Hard Life, che è Freddie al 100%. Una rock opera malinconica e dalle elegantissime melodie, ma amabilmente glam e sfrontata nella sua controparte video.
Il divertente rock’n’roll di Man On The Prowl coesiste con la profondità della sublime ballata Is This The World We Created, in un perfetto connubio tra forma e contenuto, tra musica e parole.
The Works racchiude in un certo senso un po’ tutto quello che i Queen potevano essere in quel 1984, alla vigilia delle prove live più importanti della loro carriera.

…E OGGI
Il tempo è stato molto generoso con The Works, che annovera alcuni dei pezzi più amati del repertorio dei Queen. Oggi non si riesce a separare il successo di quell’undicesimo album in studio dal risultato sui palchi di tutto il mondo, soprattutto quello della prima edizione del Rock In Rio in Brasile e dello storico Live Aid. Soprattutto quell’evento lì, quello che probabilmente non verrà mai superato in cima alla classifica dei live più belli e maestosi della storia e che vede nei Queen la punta di diamante. Ancora oggi guardiamo i video di quella giornata (o le sue ricostruzioni cinematografiche) e ci emozioniamo. Ancora oggi Brian May e Roger Taylor, appropriandosi dei talenti di un giovane Adam Lambert e facendo affidamento sulla passione ancora smisurata del loro pubblico, posso far alzare e battere a tempo la mani delle platee di tutto il mondo. Il merito è di The Works, che di sicuro non verrà ricordato come l’album più bello o importante dei Queen, ma che in quella monumentale discografia occupa un posto d’onore.

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